Un contenuto per i giovani che hanno votato per il NO – di Antonio Troisi
Premessa
Il voto dei giovani al referendum è stato una splendida sorpresa perché nella fascia 18/28 ha votato il 67% e di questi il 58% ha detto No, mentre ben 10.000 hanno aggirato il divieto del Governo Meloni di votare fuori sede votando nei seggi nei quali erano scrutatori.
Tuttavia, come ha affermato Romano Prodi, deve essere ben chiaro che, trattandosi di una maggioranza che non risponde ai partiti, è necessario dare contenuti a questa mobilitazione, altrimenti l’alternativa non si può costruire. Come fare ?
Il vantaggio competitivo dell’art.2 della Costituzione
I giovani, votando NO, hanno rifiutato l’orizzonte politico individualistico che, accomunando tutti i partiti politici ne ha caratterizzato con una duplice perversità, la gestione del passaggio alla europeizzazione della finanza locale, imposta dalla UE. Infatti, hanno trascurato l’evoluzione normativa e gli effetti delle trasformazioni delle politiche pubbliche sulle strutture amministrative che ne hanno evidenziato la fragilità, impedendo di disporre di un sistema istituzionale funzionante.
Invece i giovani con il NO hanno difeso l’orizzonte politico comunitariodell’art.2 della Costituzione, basato sul rifiuto delle motivazioni egocentriche, non chiuso in sé stesso, ma evolvibile per potersi adeguare agli sviluppi della società italiana, per di più letti nel contesto europeo. Di qui una gestione dell’europeizzazione della finanza locale che, ricorrendo alla evoluzione normativa, consente di governare dette fragilità assicurando un sistema istituzionale funzionante.
Il modello di governo delle fragilità istituzionali scelto dagli 8000 sindaci
Il Modello di governo di detta fragilità è rappresentato dalle Assemblee Nazionali Anci di Parma (2021) e Bergamo (2022) nelle quali gli 8000 sindaci all’unanimità sono riusciti a comporre ad unità le diverse valutazioni antagoniste per origine politica e territoriale, impegnandosi a realizzare la nuova P.A. “per Risultati” trattasi di una profonda innovazione della P.A. voluta dalla riforma costituzionale del 2012, per adeguare il nostro sistema al processo di europeizzazione voluto dalla UE.
Per merito della coraggiosa iniziativa dell’allora Presidente Nazionale ANCI, Antonio De Caro, Sindaco di Bari, che volle le due citate assemblee nazionali ANCI, da esse è derivato un modello di finanza locale corretto nel metodo (sostituzione dal 1 /01/2016 del Patto di Stabilita con l’equilibrio di Bilancio) e nel merito (conciliazione del profilo giuridico con quello economico).
Inoltre, detto modello è riuscito a fare del rispetto dell’evoluzione normativa il riferimento per coinvolgere l’intera società dotando la difficilissima mediazione compositiva degli apprezzamenti antagonistici degli 8000 sindaci di un’effettiva operatività che ha eliminato le disfunzioni del diverso peso demografico dei comuni e della tradizionale modestia decisionale in ambito territoriale. Invece, la sostituzione della composizione dei contrasti d’interesse, coessenziali alla società, con il rifugiarsi nella illusione finanziaria o nello “sventolio di principi, però carente di contenuti “, ha determinato la fragilità istituzionale del sistema delle autonomie locali.
Ed allora, se i 257 sindaci pugliesi, rispettando l’evoluzione normativa, hanno accettato con gli altri 7742 il Modello di Finanza locale di Antonio De Caro, non si vede perché non debbano impegnarsi insieme a realizzarne la declinazione territoriale in Puglia, ricorrendo allo stesso riferimento normativo per comporre ad unità gli inevitabili contrasti che emergeranno dalla società pugliese.
Potranno così, dopo 10 anni, assicurare una effettiva operatività alla conferenza Regione /Città Metropolitana (art.4 legge regionale n.9/2016) ricorrendo ad un oggettivo criterio di virtuosità finanziaria per regolamentare la collaborazione tra i due enti locali. Inoltre, la Conferenza potrà consentire alle 5 province di beneficiare dei risultati ottenuti nell’area metropolitana barese, nella quale si concentrano le maggiori opportunità in termini di crescita economica ed attrazione di investimenti. Verrà cosi saldata la Puglia non metropolitana alla Puglia metropolitana, condizione per lo sviluppo sostenibile della intera regione.
Con lo stesso modello, i sindaci delle altre regioni potranno gestire la fragilità istituzionale delle rispettive norme regionali relative al riassetto dei poteri locali.
Tagliati i due “colli di bottiglia” che ostacolano la declinazione territoriale dello sviluppo sostenibile
Da questo risultato deriva la possibilità di eliminare i due “colli di bottiglia” che ostacolano la declinazione territoriale dello sviluppo sostenibile.
In particolare,
1) Citta Metropolitane non ancora motori dello sviluppo sostenibile :
questo insuccesso è da imputare alla vecchia P.A. “per Procedure” che, attenta solo alla conformità a vincoli giuridico/burocratici, ha consentito la massima discrezionalità nell’individuare i criteri di erogazione all’interno dell’area metropolitana, impedendo ai comuni esterni, di beneficiare dei risultati ottenuti nel territorio metropolitano.
Il problema è stato risolto dal citato modello di finanza locale di Antonio De Caro che, consente di individuare nel criterio di oggettiva virtuosità finanziaria l’unità di analisi e d’intervento che governa la logica d’interdipendenza e di mutuo vantaggio, valida all’interno dell’area metropolitana atta ad estendere anche alle aree esterne i risultati ottenuti.
2)Deragliamento del Servizio Sanitario Nazionale
Il crescente disallineamento tra le risorse finanziarie (limitate) ed i bisogni sanitari (illimitati) può essere rimediato ricorrendo al citato modello di Antonio De Caro che consente di ricorrere alla stabilità finanziaria per comporre gli apprezzamenti antagonisti tra la Regione gli utenti del servizio sanitario. La verifica è rappresentata dal comma 546 della legge n.208/2015 che ha risolto la duplice perversità gestionale delle strutture ospedaliere a conduzione universitaria, informando alla sostenibilità i Protocolli d’intesa Università/REGIONE.
Conclusioni
Per accogliere l’appello di Romano Prodi bisogna tener presente che i giovani votando NO hanno rifiutato l’orizzonte politico individualistico che ha costretto i partiti a trascurare l’evoluzione normativa imposta dallaUE, impedendo di disporre di un sistema istituzionale funzionante
Invece, un contenuto a questa mobilitazione giovanile in difesa della Costituzione puo essere dato riferendosi all’ar.2 che ha ha imposto all’Italia un orizzonte politico comunitario, atto a realizzare l’europeizzazione della finanza locale che assicura un sistema istituzionale funzionante. Trattasi di una proposta realistica, praticabile e fattibile perché è non solo a costo zero, finanziamenti a carico dei Fondi di Coesione, ma anche evita il ricorso a provvedimenti legislativi dai tempi lunghissimo ed ingovernabili….
Non si tratta di un’utopia essendo confermata dalla decisione unanime degli 8000 sindaci di respingere l’orizzonte politico individualista realizzando la più difficile composizione di contrasti d’interessi. Inoltre, con l’eliminazione dei due “colli di bottiglia” che impediscono la declinazione territoriale dello sviluppo sostenibile, viene rimediata la bocciatura dell’Italia da parte dell’Agenda 2030.
In conclusione, la mobilitazione dei giovani dimostra ai partiti che la Costituzione, proprio nei momenti di confusione come quello attuale, adempie alla sua funzione più vera: essere per tutti punto di riferimento e di chiarimento
Antonio Troisi









