Trump, Meloni, Tajani: Il gatto, la volpe e Pinocchio
Avevamo preconizzato l’alzata di ciglio di Donald Trump nel momento in cui Giorgia Meloni correva sotto “l’ombrello” degli europei (CLICCA QUI) per mettersi al riparo dalla grandine che il suo “amico speciale” sta facendo piovere su tutto e tutti. Anche il referendum in arrivo fa la sua parte. Perché potrebbe venirne la prima clamorosa sconfitta che avrebbe una risonanza mondiale. Anche se non in grado di far sganciare le viti al titanio con cui Giorgia Meloni s’è avvinghiata a Palazzo Chigi. Accise docet!
Donald Trump ha approfittato – ma guarda il caso – della prima telefonata concessa ad un giornale italiano per lanciare un avvertimento alla nostra Presidente del Consiglio. Con un po’ di amichevole velenoso complimento, da vecchio volpone che conosce i suoi polli e sa come richiamare all’ordine tutti. Soprattutto i cortigiani. Ha piazzato la bombetta: “ci aiuta sempre, è brava”.
Inevitabili le alzate di scudo in Italia e le richieste di chiarimenti nel vivo della polemica sui possibili sostegni che stiamo eventualmente dando ai bombardamenti in Iran. Sigonella docet!
La Meloni sceglie di far sapere che lei “non approva e non condanna” i massacri e le distruzioni in corso in Iran. Così scontenta “Iddio e li nemici sui”, ma sfugge sul ruolo italiano in questa guerra. Pilotato o meno, interviene, però, Antonio Tajani sostenendo che non c’è niente da chiarire. Nel senso che stiamo aiutando a bombardare? O perché Trump ha detto solo una delle sue? Non riceveremo alcuna risposta credibile e seria.
Il povero Tajani ha appena ricevuto l’ennesimo buon servito da Marina Berlusconi e non vuole lasciare il “giardino dei balocchi”. Prova a fare la volpe? O il gatto? Il timore è che gli lascino il ruolo del Pinocchio.









