Trump e Meloni l’equivoco – di Giancarlo Infante
Una buona parte del mondo melonista è impegnata a scaricare su Trump tutte le colpe dei guai della Premier. Ovviamente, mantenendo in piedi un equivoco e una politica da doppio binario: la “vox populi” distinta, molto a malincuore, dalle posizioni ufficiali che, al momento, sanno più di una messa in sordina delle affermazioni più compromettenti del passato. Quelle del riconoscersi pienamente, all’italiana, nella ideologia MAGA (Make America Great Again), cioè nazionalismo e sovranismo spinti all’estremo. Ed anche le dichiarazioni sui dazi che ci “avrebbero fatto bene”; che Trump meritava il Premio Nobel; che l’intervento in Venezuela fosse sacrosanto.
Tanto ancora potrebbe essere aggiunto. Comprese le successive posizioni equivoche, quale quella sulla guerra illegittima all’Iran (in disaccordo, ma senza condanna) e la negazioni dell’uso delle basi pur sapendo come da Sigonella, e forse anche da Aviano, sono continuati a partire mezzi aerei impegnati ad assicurare il supporto ai bombardamenti.
Giorgia Meloni c’ha messo del tempo, ma le folle in strada per la questione palestinese e una componente del voto referendario – dal sapore di contrarietà a Trump e al sostegno che lei assicura al Presidente americano – l’hanno costretta a misurarsi con quei No non ancora del tutto appannaggio di una opposizione certa di sconfiggerla, ma che la possono aiutare contro di lei.
E così, molti suoi portavoce, in tv e sui giornali, provano a fare sì che venga negata una evidenza: lei non è che semplicemente sta con Trump, lei è un’altra faccia del trumpismo. Per quanto in salsa italiana. E, quindi, abbastanza per rallentare il processo europeo, in particolare, frenando sul superamento del diritto di veto e sulla creazione di una autentica difesa comune.
Il sovranismo le viene dal precordio. Poco cambia se un tempo era caratterizzato da anti americanismo E adesso dal suo contrario. Oggi, deve solo essere mediato con la nostra forte dipendenza dall’Unione europea. E è indispensabile l’equilibrismo oltre che l’ignorare quanto danno si riceve dal sovranismo degli altri, in questo caso da quello del suo amico e alleato Donald Trump.
Un tale equilibrismo, però, la tiene sulla corda e la fa guardare con diffidenza anche da alcuni di quei MAGA niente affatto felice di vederla, almeno formalmente, in aggiunta a quella famosa E3 – Francia, Germania e Regno Unito – che ha partorito i “volenterosi” in sostegno fermo all’Ucraina e mostra qualche segno di critica verso Netanyahu.
Giorgia Meloni, allora, è costretta a sfogliare la margherita del “elezioni anticipate sì, elezione anticipate no”. Ed anche ad esplorare più di prima delle vie traverse. Come quella che sembra ricercare, e in parte le giungono dei segnali di sprono, guardando ad una parte del popolarismo europeo. Quello, però, più funzionale agli interessi della Germania. Gente di bocca buona che nel passato non ha avuto remore ad imbarcare i “liberali” alla Berlusconi ed i post neofascisti alla Fini. Per Giorgia Meloni un modo di passare da una “sudditanza” ad un’altra pur di non rivedere nel profondo tutta se stessa e la sua politica?
Giancarlo Infante









