Trafitti da un raggio di sole – di Giuseppe Careri
E’ con il clamoroso successo ottenuto dalla squadra italiana alle Olimpiadi di Milano Cortina che siamo stati trafitti dal raggio di sole per la conquista di ben 30 medaglie, tra oro, argento e bronzo. Un raggio di sole che ha illuminato tutti gli atleti italiani e gli organizzatori per il grande successo internazionale della manifestazione sportiva. Ma il raggio di sole si spegne poi all’imbrunire lasciando il posto alla precarietà umana con la rapida caduta della vita verso la morte. Sono i due temi principali della poesia di Salvatore Quasimodo, “Ed è subito sera” che ci ricorda la precarietà della vita.
Proprio in questi giorni, infatti, si è spento il piccolo Domenico, il “guerriero” che ha fatto piangere tutto il paese per il cuore lesionato che gli è stato impiantato, inutilmente, all’Ospedale Monaldi di Napoli. Per questa tragedia e per la morte di questo bambino sono ora indagati6 tra medici e infermieri dell’ospedale Monaldi di Napoli per omicidio colposo ed è in arrivo un settimo indagato, un altro medico, per lo stesso motivo.
Una tragedia, una delle tante tragedie che avvengono in vari campi della nostra società, dove recentemente avvengono, ormai con una frequenza, coinvolgendo ragazzi giovanissimi. L’ultimo episodio è avvenuto in un quartiere popolare di Roma dove la vita quotidiana si specchia con la realtà violenta di una parte non solo giovanile. L’ultimo si è verificato nei giorni scorsi in un quartiere romano. Un ventiduenne egiziano, con precedenti di spaccio, è stato ucciso con una coltellata al cuore nel corso di una lite tra pusher. Ad ucciderlo sono stati due egiziani di 23 anni e un algerino di 19 anni che sono stati rintracciati e fermati dai carabinieri. Tutto questo è avvenuto in un quartiere frequentato spesso da bande di spacciatori che rendono la vita dei cittadini sempre più difficile. Molte persone del quartiere Aurelio intervistate, hanno dichiarato che in questa zona di Roma è sempre più difficile avere la sicurezza di rientrare a casa la sera senza essere“aggrediti” da qualche sbandato o da spacciatori. Sono ormai anni che viviamo con l’incubo di essere accerchiati o rapinati da queste gang che imperversano nel nostro quartiere attraverso furti, aggressioni, rapine ai negozi.
C’è di peggio. Il poliziotto che ha ucciso il pusher marocchino di 28 anni con un colpo di pistola alla testa al parco di Rogoredo, aveva dichiarato di aver sparato perché minacciato da una pistola che gli puntava il pusher. In realtà, il poliziotto ha inventato tutto ed è stato arrestato per l’omicidio e perché è risultato che taglieggiava i pusher del parco di Rogoredo. Una vicenda amara e disonorevole per un poliziotto che dovrebbe stare dalla parte della legalità, come lo sono la maggior parte degli agenti in divisa.
Ma sono tante le notizie che continuano a sorprenderci per la loro dinamicità, la loro sorpresa, spesso per la loro drammaticità. Per questo ognuno di noi cerca di avere notizie di prima mano, o attraverso i quotidiani o, i social, meglio ancora, ascoltando i programmi giornalistici, i telegiornali, i dibattiti televisivi che ormai vanno in onda tutte le sere in Tv pubblica e privata. Ma qui inizia la sorpresa. Troppe trasmissioni spesso non aiutano lo spettatore a capire esattamente quale è la vera notizia. Infatti, in questi dibatti infuocati dove ognuno manifesta il proprio pensiero con urla e sberleffi, rendono spesso difficile capire di cosa si sta discutendo. Rimane, in questi casi, un via d’uscita; spegnere la Tv quando il dibattito degenera in urla e schiamazzi davvero umilianti anche per i conduttori televisivi.
“Dopotutto, domani è un altro giorno”, diceva una grande attrice in un film davvero famoso. E’ vero! Dopo aver ammirato la grande Olimpiade Milano Cortina, sofferto e pianto lacrime amare per la morte del Guerriero, avremo in definitiva la consolazione di assistere alla grande kermesse del Festival di Sanremo. Ai problemi dei maranza, dei coltelli in classe, del poliziotto infame, e ai delitti quotidiani ci penseremo nei prossimi giorni.
Giuseppe Careri









