Tajani: che imbarazzo
Ieri pomeriggio abbiamo avuto la ventura di ascoltare il Ministro degli esteri, Antonio Tajani, ospite della 7. Ha fatto solo una cosa giusta. Quella di precisare il significato dell’annuncio britannico del Primo Ministro Starmer secondo cui alcuni paesi, tra cui l’Italia, sarebbero pronti ad intervenire per assicurare la libera navigazione lungo lo Stretto di Hormuz. Ma non alla Trump, bensì precisando che si tratterebbe di intervenire sotto l’egida delle Nazioni Unite. Cosa che presupporrebbe la disponibilità anche iraniana e, soprattutto, almeno un cessate il fuoco perché le Nazioni Unite agiscono con l’accordo dei contendenti impegnati a non spararsi più l’uno addosso all’altro. Dichiarazione importante che potrebbe, possibilmente, essere interpretata in modo positivo anche dell’Iran, intervenuto immediatamente dopo l’annuncio di Starmer, sostenendo che si sarebbe trattato di un atto di ostilità da parte degli europei.
Ciò premesso, c’è da dire che il resto dell’intervento di Tajani ha fatto davvero cadere le braccia. Proprio imbarazzante. Un continuo ripetere di lavorare alla “de – escalation”. Senza precisare di più, in modo da trovarci di fronte ad una parola vuota. E, poi, come se fosse un’idea sua. In realtà, giunto su questa posizione con giorni e giorni di ritardo dopo Macron e Starmer, e con Giorgia Meloni che c’ha messo 12 giorni per passare da Palazzo Chigi a Montecitorio – 100 metri più in la – per fare delle vaghe affermazioni in Parlamento sul fatto che ci si troverebbe “oltre i confini del diritto internazionale”. Entrambi, Meloni e Tajani, senza mai denunciare – a differenza di quanto sempre fatto giustamente per la vicenda d’Ucraina – chi fosse l’aggredito e chi gli aggressori. E su questa falsa riga di sostanziale sudditanza verso Trump e Netanyahu, l’immarcescibile Tajani ha continuato a dire ciò che si dovrebbe – giustamente – dire all’Iran. Ma per ben quattro volte non ha risposto all’esplicita domanda che gli veniva fatta: “Ma a Trump e a Netanyahu non diciamo niente?”. Perché per lui, e per la Meloni, una cosa è dirla tutta a Putin, ma a Trump e Natanyahu … come si fa? E poi, da tanto sbilanciati e compromessi con una delle parti, continuiamo a candidarci come mediatori e a parlare di ponti che, come quelli di Salvini, si perdono tra le nuvole e le chiacchiere.









