Sparatoria a Washington – di Giuseppe Sacco

Sparatoria a Washington – di Giuseppe Sacco

L’incidente di ieri sera – avvenuto quando erano già più o meno le tre di notte a Roma – ha disturbato un evento dal significato particolare, che rientrava nel quadro dei tentativi di Donald Trump di rendere meno fredde, se non di riconquistare, le simpatie, del mondo dell’informazione. Con la personale partecipazione, per una rara volta, del Presidente alla annuale cena conviviale dei corrispondenti accreditati presso la Casa Bianca (WHCA). Un’occasione alla quale partecipano centinaia di giornalisti e dirigenti della stampa con i loro ospiti del mondo politico ed economico, e che si tiene ogni anno alla fine di aprile.

Per togliere carattere di ufficialità di e sacralità all’evento, e sottolineare l’indipendenza professionale dei partecipanti, la prassi prevede che un preminente ruolo sia affidato ad un esponente della stampa satirica, o comunque ad un umorista. Contrariamente alla tradizione però, stavolta era stato deciso di affidare questo ruolo ad una specie di stregone, Oz Pearlman. Il quale ha evidentemente portato fortuna a Trump.

Il miliardario, a differenza di tutti i presidenti, suoi predecessori dagli anni ’20 in poi – cioè da quando sono cominciati i giornali radio –  ha sempre snobbato la serata, quasi come una forma di protesta. «La stampa è stata straordinariamente cattiva con me», ha scritto su Truth Social per giustificare questo boicottaggio.

Sin dall’inizio del nuovo mandato, in realtà, l’attuale Presidente americano ha fatto molto di più. Ha senza sosta attaccato la stampa, sia verbalmente che in tribunale: cosicché in questo quadro la sua eccezionale partecipazione appariva come un tentativo di captatio benevolentiae.

Ma anche un tentativo di copertura della vera strategia che con cui egli cerca di capovolgere a proprio favore la crescente impopolarità presso l’opinione pubblica: l’estensione del controllo del panorama mediatico da parte dei suoi alleati. Come dimostra l’acquisizione della Warner Bros Discovery (WBD) da parte del suo concorrente Paramount Skydance, controllato dagli Ellison, stretti collaboratori di Donald Trump. Una famiglia che è anche proprietaria della rete CBS, due delle voci più radicali a suo favore.

Questo ballo dei “primi della classe”, come viene soprannominato, è stato perciò presentato dai suoi sostenitori come una celebrazione della libertà di stampa. Ma questa serata, preceduta e seguita da eventi mondani in tutta la città, è stata anche criticata perché rivelatrice di una cultura dell’esclusività e della connivenza. La cena dei corrispondenti è sempre stata definita “imbarazzante”, ma quest’anno è “particolarmente imbarazzante”, commenta la rivista The Atlantic. Il New York Times ha deciso diversi anni fa di continuare a riportare la cronaca dell’evento, ma senza farvi partecipare una rappresentanza del suo personale.

In questa occasione, questa forma di dissenso estremo viene da ambienti che sono riusciti ad arrivare molto vicino al vertice dello Stato. E questo è un cattivo segno per la stessa sicurezza di Donald Trump, che pure, mentre veniva portato via, ha cercato di minimizzare e persino di mostrare che, per lui, la conferenza stampa poteva anche continuare. Che ogni decisione fosse contraria dipendeva soltanto dalla prassi stabilita dai servizi di sicurezza. In caso di incidenti di questo genere.

Giuseppe Sacco