Roma – Berlino e l’Europa che verrà – di Domenico Galbiati
Il mio vecchio ed indimenticabile professore di storia al liceo, sosteneva – poco meno di dieci anni dopo il Trattato di Roma (1957) – che l’ unità politica dell’ Europa non si sarebbe mai raggiunta, se non dopo aver superato davvero, ed una volta per tutte, la plurisecolare rivalità franco-tedesca, fomite di guerre, nido di inquietudini e tensioni mai sopite. In quegli anni era ancora viva la memoria del fallimento della CED, bocciata dall’ Assemblea Nazionale francese – 30 agosto 1954, appena dieci giorni dopo la scomparsa di De Gasperi – che non voleva, in nessun modo, consentire che, attraverso quel progetto, potesse passare una politica di riarmo della Germania.
Quando la storia incespica in simili pietre di inciampo, apparentemente insuperabili poiché evocano tragedie recenti e, ad un tempo, diffidenze ancestrali, ci vorrebbero leader autentici, statisti illuminanti che abbiano il coraggio, anche in ragione di una affidabilità reciproca, di gettare il proprio cuore al di là dell’ ostacolo. Senonche’ oggi dobbiamo accontentarci di Merz e di Macron, non potendo più disporre né di Kohl né di Mitterand.
Cosa significa questo “asse Roma-Berlino”, che – in nome di un efficientismo che superi anche quell’ unanimità di voto che fin qui Giorgia Meloni ha gelosamente custodito – vorrebbe contenere i poteri della Commissione e dello stesso Parlamento di Strasburgo, a favore di un primato da attestare in capo al Consiglio Europeo, ambito riservato alla conciliazione tra Capi di Stato e di Governo dei 27 Paesi membri dell’ Unione ? Merz e Meloni pensano forse, anziche’ ad un’ Europa federale e “sovrana”, ad una pura e semplice “confederazione”, cioe’ a poco piu’ di un coordinamento tra Stati nazionali, ognuno dei quali si fregi della propria singolare “sovranita’“? Come si pone l’ intesa, in tal senso, tra Merz e Meloni, immediatamente a ridosso degli interventi – confermati per oggi da Antonio Costa – di Draghi in ordine alla competitività e di Letta a proposito di potenziamento del mercato unico, di fronte al plenum del Consiglio Europeo? Bastano due italiani assieme, da tutti riconosciuti autorevoli, che salgono in cattedra, dalle parti di Liegi, perche’ taluni, al di qua o al di la’ o dell’ arco alpino, temano un appannamento della propria immagine e soffrano l’ orticaria?
Vale, in ogni caso, la pena di osservare che cio’ che oggi – 12 febbraio – Draghi e Letta ribadiranno, per quanto si tratti di “lezioni” tecnicamente ricche e studiate, si inscrive nel registro politico – non tecnocratico – della questione e, quindi, suggerisce ed esige, per il suo fin qui disatteso successo, un incremento dell’
“Intenzione” unitaria e sovrana dell’ Europa e non il suo sostanziale allentamento che, a quanto pare, piace ai due Capi di governo a Berlino ed a Roma.
Domenico Galbiati









