Riforma della Giustizia, o fuga dalla Costituzione? (2) – di Umberto Baldocchi
La prima parte di questo articolo è stata pubblicata ieri (CLICCA QUI)
Legge penale, modello di ogni legge
In realtà le leggi penali, i nuovi reati, sono le nuove leggi figurative ( stile “ventennio”), le leggi di facciata che servono a rassicurare, ma la cui efficacia è in molti casi pari a zero. Dilagano i femminicidi? Pene più elevate ! Cresce la violenza nelle scuole? Pene più elevate e metal detector!
Una legge penale feroce che però non può funzionare per bloccare il crimine, non intervenendo alla fonte ma intervenendo solo su alcuni dei rivoli a valle, ma che funziona benissimo per raccogliere pubblico consenso, anche se allarga l’area della diffidenza e della paura civile ed anche se in questo modo sacrifica di fatto il ruolo garantista di tutela della libertà del sistema giudiziario.
Il sistema giudiziario finisce per mostrare solo un volto sanzionatorio, punitivo e repressivo, che intimidisce e fa deperire la funzione umanizzante e relazionale della legge. Non può fare molto di più un governo che si regge essenzialmente sulla convergenza attenta con le scelte della Commissione UE e con le valutazioni delle agenzie di rating- interessate solo alla tenuta dei conti pubblici- e sull’appoggio di una maggioranza elettorale “fabbricata” con uno di quei marchingegni ( il Rosatellum in questo caso) di dubbia costituzionalità e di scarsa capacità rappresentativa del corpo elettorale, che tanto hanno contribuito a promuovere l’astensionismo elettorale portandolo dal 90% degli anni 80 sotto il 50% ai livelli più bassi in Europa.
Ordine pubblico e rimozione della realtà
L’ordine pubblico e più in generale la sicurezza pubblica finiscono così per diventare il campo di confronto elettorale per la conquista del consenso elettorale, un terreno in cui pare più attrezzata la Destra, cui la Sinistra di solito sa contrapporre solo valori identitari, in genere diritti civili, ancor più dei primi, privi di legami diretti con le emergenze nuove e vere del Paese.
Disoccupazione, declino e delocalizzazione delle strutture economiche, fallimenti a ripetizione delle riforme della pubblica amministrazione, problemi nuovi aperti dall’ AI, questione abitativa, dissesto idrogeologico, fuga dalla partecipazione politica, degrado educativo e culturale ( principale fattore criminogeno alla base di molta criminalità giovanile ), inverno demografico e crollo delle basi del welfare, tutela disastrosa della salute, questione dei costi energetici ed assenza di basi per una vera concorrenza, inflazione di guerra e da ultimo questione della ricostruzione della pace e del diritto internazionale sono altrettanti argomenti completamente rimossi dal confronto politico elettorale.
Ragione calcolante ovvero bellicismo
Ciò che sta mutando il contesto è anche la cultura bellicista che si va diffondendo se non nei partiti o in tutti i partiti, nella cultura diffusa. Abbiamo divinizzato, non solo in USA, ma anche e forse più coerentemente, in UE, il mercato e la competizione; ed in una arena di competizione permanente e mondiale le persone diventano strumenti, o avversari o ostacoli, talvolta diventano armi.
Competizione, diffidenza e ricerca di gloria sono per Hobbes le componenti della guerra. E la competizione è divenuta guerra senza limiti e senza confini, senza necessità di dichiarazioni e senza trasparenza. Il termine weaponisation usato sempre più nei documenti UE ben descrive la universalizzazione della guerra che in forme diverse non sempre armate permea la vita pubblica e lo spazio mentale della comunità internazionale. Tutto può essere usato ed è in effetti usato come strumento di guerra: un drone, un pc, uno smartphone, una penna, un libro, un messaggio mail, un conto bancario, una riserva di cibo e via dicendo.
La guerra di Ucraina ci ha inoltre mostrato un modello di guerra che non conoscevamo più, quello delle due guerre mondiali, la guerra che ha come limite il totale esaurimento di una delle due parti e mostra l’incapacità assoluta di arrivare a pace negoziata. Una peculiarità che nessuna guerra ha avuto mai fino al 1914 e che solo le due guerre mondiali hanno avuto.
E’ la cultura bellica che sta mutando le basi della convivenza e distruggendo il diritto. La relazione di base tra le comunità statuali ed anche tra gli individui è potenzialmente guerra, competizione, spirito di sopraffazione, volontà di potenza. La relazione si chiama guerra, potenziale o reale, se guardiamo ai rapporti tra gli Stati. E diviene diffidenza , necessità della sanzione per far valere le regole, fame di legge penale se guardiamo alle comunità statuali e locali a volte addirittura familiari ( cosa altro è il femminicidio se non l’uccisione del prossimo e dell’ idea di prossimo, l’esplosione di una relazione malata?)
Il pericolo allora nasce di qui, dal contesto in cui si cala la riforma Nordio. La logica bellicista- per cui tutto diviene potenzialmente arma weaponisation– sostiene e rafforza la logica binaria alla base di un pensiero neo-sofistico che considera la differenza sempre come una opposizione, che legge la realtà secondo l’alternativa bianco/nero e che considera base della relazione umana unicamente la volontà di potenza del singolo o l’individualismo del singolo.
E’ la logica che finisce per considerare, in ambito giuridico, la sanzione, ed al limite la legge penale, come unica garanzia di una corretta relazione.
Logica binaria e avvocato dell’ accusa
Per questo c’è il pericolo che il linguaggio della logica binaria si imponga anche nel processo penale. Il pubblico ministero, che è parte e non può non esser parte, nelle vesti di un “avvocato dell’accusa” investito del compito di tutelare l’ordine e la sicurezza, come potrebbe non assumere automaticamente, in conseguenza degli strumenti di indagine e inchiesta che possiede e della scelta di difendere esclusivamente gli argomenti dell’accusa, non quello di ricercare la verità, un peso schiacciante rispetto alla controparte?
E quel che è peggio, come potrebbe non assumere tale peso, in sintonia con una mentalità diffusa di una magistratura tutrice dell’ordine, che è esattamente opposta alla visione costituzionale, per cui la magistratura non ha invece alcun compito nella tutela di ordine pubblico e sicurezza ? Lo Stato coi suoi strumenti diverrebbe la parte accusante, un gigante contro il nano della difesa giudiziale ! Una parte preponderante che finirebbe per squilibrare l’equilibrio che è necessario al giudice terzo e imparziale per essere tale.
Una “parte” che fuoriuscirebbe disastrosamente dalla cultura comune della giurisdizione, quella cui ci rinviano da tempo le autorità europee come fa l’art. 18 della Recommendation ( 2000) 19 of the Council of Europe, of the Committee of Ministers to member States on the role of public prosecution in the criminal justice system) che così recita:“permettendolo il sistema legale gli Stati dovrebbero prendere misure per consentire alla medesima persona di prestare servizio successivamente nel ruolo di pubblico ministero ed in quello di giudice e viceversa, su esplicita richiesta della persona interessata e nel rispetto delle garanzie”.
Se si rafforzassero nella direzione temuta i ruoli dei PM si realizzerebbe ciò che Giacomo Matteotti denunciava nel 1919 come possibile degrado del sistema giudiziario: l’ “ apparente assurdo di uno Stato che è giudice e parte nel tempo stesso”. Sarebbe l’inizio del tracollo di uno dei principi alla base della moderna democrazia rappresentativa e della nostra Costituzione. Sarebbe la fuga dalla Costituzione, non la sua modifica.
Noi crediamo che le Costituzioni siano le leggi fatte dagli uomini sobri per quando le persone saranno impazzite. Ma perché sia davvero così è necessario che le Costituzioni vivano nella cultura condivisa dei cittadini.
Umberto Baldocchi









