Referendum: la rissa non aiuta a decidere – di Lorenzo Dellai

Referendum: la rissa non aiuta a decidere – di Lorenzo Dellai
Confesso: per la prima volta sono molto incerto su come votare ad un Referendum Costituzionale.
Ho cercato, come dovere di ogni elettore, di farmi una idea con serietà e senza faziosità preconcetti. Ho molto apprezzato le analisi e le considerazioni – pur opposte nelle conclusioni di voto – di persone che stimo, che hanno esposto con pacatezza e chiarezza le ragioni del proprio orientamento, con i dubbi, i rischi e le opportunità delle due opzioni. Poi, però, come tutti, vengo sommerso dalla campagna referendaria che sta inondando i mezzi di informazione con parolone, espressioni ed immagini truculente e sopra le righe. Da una parte e dall’altra, ad opera di esponenti politici, sindacali, governativi e perfino dell’ordine giudiziario.
E mi succede una cosa strana. Quando sento i più gettonati sostenitori del SÌ mi viene spontaneo votare NO. E viceversa: quando ascolto i principali sostenitori del NO mi viene voglia di votare SI. Naturalmente, dovrò alla fine decidere cosa votare – posto che starsene a casa non può essere la soluzione – e dovrò bilanciare le ragioni di merito (finora piuttosto ai margini di questo impotabile bailamme) con quelle politiche generali, che stanno – impropriamente e non fisiologicamente – diventando soverchianti.
Resta il fatto che ormai la pessima e sempre più indigeribile condizione della politica italiana ha completamente svuotato di senso anche il dibattito attorno alla Costituzione ed alle sue modifiche. Lo ha fatto innanzitutto trasformando la discussione parlamentare sulle proposte di Riforma in una sorta di guerra di trincea tra maggioranza e minoranza. Neanche fossero Decreti urgenti da convertire con voto di fiducia. Lo sta facendo, poi, con una campagna referendaria tutta giocata sulle sparate ad effetto, che poco hanno a che vedere con il contenuto della Riforma (che sia condivisa oppure no).
A chi dice “votare SÌ vuol dire che il Governo potrá imporre poi alle Procure di non indagare sugli esponenti del Potere”, risponde chi dice “votare NO vuol dire darla vinta ai terroristi e ai violenti”, con annessa foto dei recenti scontri di Torino. A chi dice che la Riforma conduce ad un sorta di Regime, risponde il Ministro Nordio denunciando che le correnti della Magistratura hanno gestito l’attuale CSM con “logica mafiosa”. E via folleggiando, con una faziosità crescente sui due fronti che cancella le rispettive ragioni e rende difficile per il cittadino cogliere dove stia la prevalenza di quelle più apprezzabili per l’equilibrio e l’efficenza del sistema giustizia.
Qualche giorno fa, la visita a Trento del Presidente della Repubblica per l’intitolazione della Biblioteca Universitaria ad Alcide Degasperi ha portato al centro della nostra attenzione il valore dello “spirito costituente”. Ecco: nulla della convulsa fase parlamentare di questa Riforma Costituzionale e della conseguente battaglia referendaria è più lontano da quello spirito. Non a caso il Presidente Mattarella ha voluto ieri presiedere – cosa inusuale – una seduta ordinaria del Consiglio Superiore della Magistratura, per ribadire la necessità che tutti, pur nel diritto alla critica democratica, rispettino i diversi organi istituzionali, senza trascinarli  nel vortice di una guerra rusticana di tutti contro tutti.
Ed è infine stucchevole sentire ora che gli attori di questa indecente escalation di volgare polemica – ad iniziare dal Ministro della Giustizia – si dicano concordi con le parole di Mattarella. Il quale si conferma, per l’ennesima volta, l’ultimo “statista di cifra degasperiana” sul quale il Paese può contare. Che Dio ce lo conservi a lungo. Dopo di che, ognuno deciderà come votare al Referendum: ma è bene essere consapevoli che, quando si discute di Costituzione – comunque la si pensi – le opposte fazioni di Ayatollah non sono affatto un buon riferimento per la decisione migliore.
Lorenzo Dellai