Quella parte della sinistra che si è persa – di Domenico Galbiati
Una certa parte della sinistra si è persa. Ha abbandonato per strada la capacità di condurre un’analisi appropriata, chiara e convincente di un contesto politico che, peraltro, è già lì e parla da solo, in tutta evidenza. Senza questa attitudine non si capisce cosa ci stia a fare una sinistra.
Saper penetrare l’ordine sostanziale delle cose, al di là del ribollire in superficie di mille risvolti contingenti, è il compito che dovrebbe appartenerle. Una facoltà di autentico discernimento dei processi in corso. La capacità, si potrebbe dire, di una lettura meta-fattuale degli eventi che, al di là della cosiddetta “narrazione” che li descrive, sappia penetrare l’intenzionalità di fondo di chi li promuove. Del resto, questa riforma della giustizia – soprattutto come la vive Forza Italia – non è che l’epilogo e, nel contempo, l’omaggio ed il debito di riconoscenza postuma, a quella linea di pensiero, incardinata sulla rivendicazione di una postura espressamente antipolitica, da cui ha preso avvio l’avventura di Silvio Berlusconi.
La sinistra del “sì’” si dedica a dotte e sottili considerazioni di carattere tecnico e giuridico, con atteggiamenti che vorrebbero essere pensosi e severi. Eppure, talvolta scivola in pose intellettualistiche e salottiere, ma dimentica che la riforma di sette articoli della Costituzione, in ordine ad un tema delicato qual è l’autonomia e l’indipendenza dei poteri dello Stato, non può essere decontestualizzata dal momento politico in cui si pone.
Una campagna elettorale – in cui anche il fronte del “No” si è concesso qualche sbavatura e qualche eccesso che si doveva evitare – che, in effetti, è stata condotta all’ “arma bianca” da una destra evidentemente consapevole che la questione in gioco non si esaurisce nell’oggetto in se ‘della contesa. S’inserisce in quella strategia di ridefinizione dei confini tra Potere esecutivo e Potere giudiziario evocata, un paio di anni fa, nientemeno che dalla seconda carica dello Stato. E, nel contempo, consente di tastare il polso agli italiani, che, fin qui, hanno mostrato di amare e difendere la loro Costituzione, opponendosi ad ogni sventato tentativo di metterne in discussione i capisaldi.
Si tratta, insomma, di capire se ancora la pensano così o se, al contrario, si può osare, contro la Costituzione, l’affondo del Premierato. Non a caso, “madre di tutte le riforme” e cardine della tentazione egemonica di una destra che non intende fermarsi a vincere, legittimamente, le prossime elezioni, ma, fin d’ora, guarda oltre. Dove lo sguardo della “sinistra del si’” non è in grado di giungere.
Domenico Galbiati









