Per una nuova forza autonoma e popolare – di Domenico Galbiati

Per una nuova forza autonoma e popolare – di Domenico Galbiati

Sarebbe inutile arrovellarsi attorno al “centro” o meglio ad una forza autonoma, indipendente ed alternativa al “duopolio” rissoso ed asfissiante della destra e della sinistra, se questa presenza inedita non fosse in grado di costruire un pensiero nuovo e forte (CLICCA QUI).

Un indirizzo che sia, ad un tempo, pensato e vissuto, messo alla prova, sperimentato. Sia pure una dottrina o un metodo, purché la sua efficacia e la sua legittimazione storica la sappia conquistare sul campo. Purché la sua effettiva consistenza non sia posta in un “a priori” astratto, bensì maturi tramite processi di vita popolare e democratica, di partecipazione attiva e coinvolgente. Pure ricorrendo, come suggerisce anche Enzo Balboni (CLICCA QUI), a momenti di “democrazia deliberativa” che accompagnino e sostengano la democrazia rappresentativa, fondata sulla centralità del Parlamento. Un processo alternativo, appunto, alla rimasticatura di vecchie ed esauste categorie di giudizio. Cascami di storie superate. Un pensiero che sia capace di leggere, nella loro effettiva sostanza, i fenomeni sociali che più caratterizzano il nostro tempo. Di comprendere l’intensità di valore umano che mettono in gioco e che spetta a noi, alla nostra generazione, presidiare, difendere, promuovere e sviluppare per quelle future.

Il nostro è un tempo, nel senso proprio del termine, drammatico, cioè intriso di sofferenza e di conflitti, ma anche magico e straordinario. Un tempo aperto. Non una commedia, banalmente destinata ad un lieto fine. Ma neppure una tragedia, che presupponga, ineluttabilmente, un esito amaro. Abbiamo bisogno di quel po’ di profezia o di semplice intuito che consenta di capire l’evolversi delle cose con quell’ attimo d’anticipo che permetta di non essere colti di sorpresa e spiazzati, ma piuttosto, in qualche misura, consenta di governarle. Per attraversare la grande trasformazione che investe il nostro frangente storico, non basta un pensiero alato, né apparati istituzionali studiati, eleganti, raffinati. Tanto meno il classico “uomo forte”. Non basta nulla che sia estraneo alla coscienza interiore di ognuno.

E’ necessario uno straordinario percorso di maturazione civile, di responsabilizzazione prima personale e poi collettiva. Tutto questo configura un compito differente per le stesse forze politiche, chiamate a portare la politica fuori dal palazzo, ad alzare l’ asticella del discorso pubblico, a favorire l’ incremento della capacità critica e dell’autonomia di giudizio di ognuno, secondo la singolarità inimitabile del proprio impegno civile. Recuperando l’ “organicità” che la politica ha smarrito, l’attitudine a tenere le cose assieme, in un concerto di versanti che rinviano l’uno all’altro, si compongono in un disegno, anziché sparpagliarsi attorno in maniera inconcludente.

Insomma, come chiede Papa Leone, è urgente ricreare coesione sociale, colmare il solco delle diseguaglianze. Detto altrimenti, occorre ricostruire un “popolo”, una coscienza morale ed una passione civile collettiva e diffusa. Un’empatia, si potrebbe dire, tra una generazione e le sfide del tempo che le tocca vivere.

Per parte nostra – lo abbiamo sostenuto in più occasioni, ci abbiamo lavorato e lo riproponiamo – crediamo che tutto ciò passi, in primo luogo, dalla priorità delle priorità: una politica rigorosa e severa che sostenga e promuova i “diritti sociali”: il lavoro, la casa, l’educazione, la salute, la tutela dei soggetti fragili. Tutto ciò, in altri termini, che dà respiro, speranza e prospettiva alla vita delle famiglie e, dunque, consente di riannodare le troppe smagliature di cui soffriamo.

Senza “popolo” verrebbe meno lo stesso soggetto morale, sociale e politico chiamato ad affrontare le sfide drammatiche dei giorni nostri.

Domenico Galbiati