Per Giorgia Meloni c’è solo una casta … ma non quella più squalificata per gli italiani
Casta. L’etimologia ci dice che il termine casta si sdoppiò dall’originario latino “castus” con cui si indica purezza, integrità ed onestà. E’ poi diventato, grazie alla derivazione portoghese e spagnola, “razza”. E, infatti, i portoghesi cominciarono in India ad utilizzare il termine per indicare le stratificazioni sociali dei popoli che l’abitavano. Ai tempi nostri, l’italiano ci ha aggiunto la versione per cui, con “casta”, indichiamo i privilegiati. Risale al 2008 la sua codificazione di massa con il libro di
Giorgia Meloni ha usato il termine “casta” nel corso di uno dei suoi tipici interventi popolan – populistici per affibbiarlo alle toghe dei magistrati. Un intervento pieno di mistificazioni e di impapocchiamenti di sentenze, provvedimenti e procedure giudiziarie le quali, ognuna, ha una storia a sé e, comunque, non c’entrano poi molto con le finalità di una riforma che ha altre mira. Un discorso da Bar sport irricevibile da un politico serio.
Scritto nel marmo – con scalpello e mazzuola da Giorgia Meloni – abbiamo definitivamente appurato che questa riforma non risolverà i problemi della Giustizia che interessano i cittadini né eviterà gli errori processuali. La Meloni, insomma, ha svelato nuovamente, dopo che lo hanno fatto abbondantemente anche il Ministro Nordio e la sua collega di maggioranza, la senatrice Bongiorno, i motivi della riforma sottoposta a referendum: prendere di mira le prerogative della Magistratura che disturba la casta della politica.
La Meloni non pensa ad altro, soprattutto ora che siamo ad un passo dal voto cui lei, ovviamente, tiene tanto. Con i centri per i migranti – per cui stiamo sperperando milioni e milioni in Albania – i giudici la tengono sveglia tutta la notte. E’ per questo se – tra un missile che colpisce le basi italiani in Medioriente, i guai che le combina Trump, tutto l’impegno che deve profondere per non dire niente sulle cose che contano e smaltire la bile che le provocano quotidianamente quei veri e propri “geni” che lei ha pensato bene di portarsi al Governo – l’indomani, sopraffatta dall’insonnia e dalla consapevolezza di quanto c’era del vero nell’amara riflessione del suo massimo ispiratore, Benito Mussolini, secondo il quale “governare gli italiani non è impossibile, ma inutile”, preferisce scegliere la via della capo popolo invece che quella della statista. E’ meno faticoso!
Ora, tornando al riferimento alla casta possiamo dire che qua nessuno è casto o casta nel senso che ci dice il latino. Se però la fustigazione dei non “casti” se la potevano permettere due giornalisti, non può certo essere certo concessa a chi ha fatto solo e sempre politica e non ha mai svolto un’attività lavorativa o una professione. Altro che casta … Difatti, Giorgia Meloni dimentica che, per eccellenza – come dimostra il libro di Stella e Rizzo – in Italia la vera e propria casta riconosciuta come tale è proprio quella dei politici. A maggior ragione oggi fatta da nominati da quattro o cinque capi partito che, messi tutti assieme, raccolgono appena il 50 per cento dei voti degli elettori. Se c’è una casta squalificata sappiamo bene tutti qual è.
Ora, è vero che, come accade in tutta l’amministrazione dello Stato, i magistrati possono essere dipinti come una casta. Ma né più né meno come quelle degli ambasciatori, dei vertici apicali delle Forze Armate, dei grandi burocrati dello Stato. Con una grande differenza, però. Che, chi tra i componenti di queste altre “caste”, compresa quella dei magistrati, se sbaglia paga. E anche quando qualcuno di loro riesce a farla franca – come ci ricordano tante cronache della nostra storia recente e passata – guarda caso, si scopre sempre che ci sono dei politici a proteggerli e a coprirli. E i politici coinvolti non pagano per le stesse malefatte: la vicenda di Palamara docet. I magistrati della sua congrega sono stati puniti, i politici complici no!
Sono tanti gli italiani che si sono fatti con le proprie mani, grazie a lunghi studi, all’ingegno e alla volontà di progredire. Non sono e non saranno mai in liste sicure di nominati a guadagnare decine di milioni al mese in Parlamento Quindi, le caste proprio non piacciono a nessuno. Vorrebbero, invece, delle o dei “castus” ad amministrare la cosa pubblica e al Governo.
E’ inutile che Giorgia Meloni provi a manomettere i concetti: lei è incardinata da sempre nella casta più screditata che ci sia in questo Paese. Si preoccupi, allora prima della sua di casta – magari prendendo provvedimenti nei confronti di propri ministri e delle proprie ministre poco “castus”. Poi delle caste degli altri. Sarebbe più credibile, anche come capopopolo, per quanto davvero dozzinale









