Paolo Casavola: un cattolico “adulto” – di Giancarlo Infante
Domani, 10 febbraio, si terra a Roma una Santa Messa in ricordo del professor Francesco Paolo Casavola, Presidente emerito della Corte Costituzionale e fondatore della Fondazione Ozanam. La funzione liturgica sarà officiata nella Chiesa di Sant’Ignazio, sita nella omonima piazza, alle ore 18:15
Francesco Paolo Casavola, un “cattolico adulto”. Ed “humanissimus”, come lo definì il suo allievo Giuseppe Giliberti, anch’egli, poi, storico e giurista.
Casavola, certamente, insigne e grande studioso del Diritto romano. Ma convinto al tempo stesso che l’evoluzione umana portasse inevitabilmente alla necessità di considerare l’altrettanto importante evoluzione del Diritto e del giurista contemporaneo. In, particolare per sancire, come ebbe modo di scrivere nel 2009 sulla rivista Diritto e Storia, la moderna distinzione tra potere e giustizia nata dalle rivoluzioni liberali americana e francese. Occasioni in cui, a suo dire, prendono origine “non i diritti dell’individuo umano, ma dell’uomo divenuto cittadino, transitato da un mitico stato di natura nella comunità politica, dove da suddito di un sovrano reclama lo statuto, appunto rivoluzionario, di cittadino di una Repubblica. Il nuovo sovrano non è più il monarca, ma la legge”.
“Cattolico adulto” perché impregnato di quella visione della vita – e della fede da incarnare nella realtà sempre più secolarizzata – proprie di quel mondo culturale che, con Don Sturzo e De Gasperi, e con il più ampio movimento del cristianesimo democratico europeo – aveva partecipato alla rinascita del Paese sulla base di quei contenuti del popolarismo il cui significato più profondo era intriso di solidarismo e di rispetto della dignità umana. Substrato
profondo della nostra Costituzione che, assieme all’apporto di altri patrimoni culturali e filosofici, assorbe l’insegnamento del Pensiero sociale della Chiesa. Da qui la sua vicinanza a Giuseppe Dossetti e il suo rispetto del detto evangelico del “date a Dio ciò che è di Dio e date a Cesare quel che è di Cesare”. E così alla sua stessa penna si deve il ribadire da parte della Corte Costituzionale della laicità dello Stato in occasione della storica sentenza
del 1989 sull’ora di religione che rischiava di aprire una oramai impossibile ed antistorica guerra di religione. Casavola, in quella stessa occasione, ricorda che la coscienza e la Legge devono esclusivamente preoccuparsi “della libertà costituzionale di religione”.
Nel suo famoso saggio “Perché contare per millenni” – saggio del 1997-, ancora rintracciabile sul sito web del Vaticano sostiene che “Il cattolicesimo è una religione attiva” e che “le opere dello Spirito non si compiono soltanto nella vita interiore” e sviluppando un profondo excursus storico sulla supplenza dopo la caduta dell’Impero romano. Egli ricorda pure le “funzioni civili assolte dalla Chiesa per essere poi consegnate alla società, dai registri
parrocchiali di nascite, morti, matrimoni, alle istituzioni di carità, agli orfanotrofi, gerontocomi, ospedali, alle scuole primarie e secondarie, alle Università, alle corporazioni di artigiani”. Ma, al tempo stesso, non gli sfugge come al di sotto di tutto esistano quelle che egli definisce “linee continue dei processi di secolarizzazione nell’ambito della cultura scientifica e filosofica” e, quindi, della “distinzione tra la fede e la ragione”.
Francesco Paolo Casavola guardava lontano, coglieva il senso profondo dei movimenti evidenti e quelli sotterranei dell’umanità e delle società che essa si dava. E, quindi, già da tempo aveva intravisto la possibilità che con il terzo millennio il mondo entrasse in “ una fase di civiltà caratterizzata dalla omologazione di tutti i popoli agli standard di cultura materiale e intellettuale degli occidentali, di qua e di là dell’Atlantico. Ma con il permanere di divisioni non
più culturali né ideologiche, bensì nazionalistiche, quando non addirittura etniche”. E, quindi, aveva ben chiaro ciò che oggi stiamo vivendo ai giorni nostri e cioè che “le divisioni possono rigenerare conflitti”. “Malgrado –precisava – la transnazionalità dell’economia, malgrado l’annullamento del tempo nella comunicazione e la riduzione delle distanze nei trasporti, gli uomini possono tornare a sentirsi tra loro lontani. È l’universalismo cristiano che è andato in crisi a mano a mano che sono andati progredendo i caratteri materiali e utilitaristici della civiltà occidentale nella sua espansione all’intero genere umano. Ecco perché il terzo millennio si presenta come un enigma, con esiti ambigui, o di pace e unità, o di guerre e divisione”.
Se da giovane – siamo negli anni in cui era appena finito il secondo conflitto mondiale, lui era nato nel 1931 – era stato attivo nella Fuci che raccoglieva il meglio dell’intelligenza dei giovani cattolici – com’era stato per Aldo Moro, Giorgio La Pira, Giulio Andreotti, e Vittorio Bachelet, ma anche per Pier Giorgio Frassati, appena santificato da Papa Leone XIV, non è mai stato lo studioso chiuso nel suo mondo fatto di un Diritto astratto. E così s’impegnò anche alla Presidenza del MEIC – Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale – fu anche Presidente del Comitato nazionale di bioetica e dell’Istituto dell’Enciclopedia Treccani, a conferma dell’interesse per sua visione unitaria e globale dell’essere umano e del cristiano, in pieno vivente le questioni e le criticità del proprio tempo.
Ecco perché l’ “humanissimus” con cui lo definì Giuseppe Giliberti, si dilata e ci consegna plasticamente il pensiero, il
giurista e l’uomo Francesco Paolo Casavola.
In questo contesto nessuno, e noi in particolare in questa occasione, può dimenticare il suo ruolo di Fondatore della Fondazione Ozanam. Cosa che celo rendeancora più prezioso ed indimenticabile.
Giancarlo Infante









