Ora, Vance fa pure il teologo

Ora, Vance fa pure il teologo

Il Vicepresidente americano JD Vance si vede che è fresco di conversione al cattolicesimo. Eppure ha avuto l’ardire di invitare Papa Leone XIV a stare attento quando parla di teologia. Il riferimento va, ovviamente, alla posizione del Pontefice sulla questione del richiamo alla visione evangelica sul tema di Dio e la guerra.

Si vede che Vance non ha avuto tempo di ripassare neppure le cose più elementari che definiscono la posizione del cattolicesimo in materia. Se non avendo lui tempo per occuparsene direttamente, avesse chiesto al suo amico e finanziatore – l’altro cattolico Thiel, quello del “transumanesimo”, di usare i suoi potenti mezzi tecnologici per fare una semplice domandina in materia ad una delle tante intelligenze artificiali disponibili, anche gratuite, avrebbe ricevuto la seguente risposta:

La posizione della Chiesa cattolica su Dio e la guerra, limitandoci a partire da Benedetto XV – il Papa della Prima guerra mondiale-  e dalla Pacem in terris di Giovanni XXIII, può essere riassunta così: “la guerra non è mai uno strumento legittimo per risolvere i conflitti, perché contraddice l’ordine voluto da Dio e la dignità umana”.

E avrebbe pure potuto ricevere delle  indicazioni sui relativi documenti.

Pacem in terris (Giovanni XXIII, 1963): Dio, pace e rifiuto della guerra

La pace come ordine voluto da Dio

Giovanni XXIII afferma che la pace è possibile solo se fondata sull’ordine stabilito da Dio, radicato nella verità, giustizia, amore e libertà. Questo è il punto di partenza dell’enciclica: la pace non è solo un accordo politico, ma un ordine morale e divino.

Condanna della guerra moderna

La guerra, soprattutto nel mondo contemporaneo, è definita “mostruosa” e non più controllabile, soprattutto a causa degli armamenti nucleari. Secondo l’analisi storica e teologica, Pacem in terris supera la dottrina della “guerra giusta”, affermando che la guerra non può più essere considerata uno strumento moralmente accettabile.

Rifiuto dell’uso della forza

Al punto 62, l’enciclica afferma che i rapporti tra Stati devono essere regolati “non facendo ricorso alla forza delle armi, ma nella luce della ragione; e cioè nella verità, nella giustizia, nella solidarietà operante”. È una delle frasi più forti dell’intero documento.

Superamento della “guerra giusta”

Studi storici confermano che Pacem in terris segna una svolta: la Chiesa non considera più la guerra uno strumento legittimo per ristabilire diritti o giustizia. La guerra crea solo nuove vittime e nuovi torti.

Benedetto XV (1914–1922): il “Papa della pace”

Molto prima di Pacem in terris, Benedetto XV aveva già espresso una posizione radicale contro la guerra.

La Prima Guerra Mondiale come “inutile strage”

Nel 1917, Benedetto XV definì la Grande Guerra “un’inutile strage”, una delle condanne più dure mai pronunciate da un Papa contro un conflitto armato. Questa espressione è diventata un punto di riferimento nella storia del magistero sulla pace.

Neutralità attiva

Benedetto XV non si limitò a condannare la guerra:

  • tentò mediazioni
  • propose piani di pace
  • denunciò la logica delle alleanze e delle rappresaglie

La sua posizione anticipa molti temi che saranno poi sviluppati da Pacem in terris.

La guerra come negazione del Vangelo

Per Benedetto XV, la guerra è incompatibile con il messaggio cristiano: non è uno strumento di giustizia, ma un fallimento morale e politico.

Sintesi finale: la posizione della Chiesa su Dio e la guerra

Tema Insegnamento
Dio e la pace La pace è l’ordine voluto da Dio, fondato su verità, giustizia, amore e libertà.
Guerra moderna È moralmente inaccettabile: distrugge più di quanto possa “riparare”.
Uso della forza Non può essere criterio per regolare i rapporti tra Stati.
Dottrina della guerra giusta Superata nella pratica: la guerra non può più essere considerata “giusta”.
Benedetto XV Condanna radicale della guerra come “inutile strage”.

Una chiarezza sconcertante che ci solleva dall’approfondire con tutta la catechesi sulla Chiesa in materia ampiamente ricordata e ribadita in tutti gli interventi di altri Papi, come Paolo VI, Benedetto XVI, pernon parlare poi di Francesco. Come si vede, la tirata d’orecchie per asineria teologica non la si dovrebbe dare solo al Vicepresidente americano, ma anche a chi ha stabilito che fosse pronto per dirsi cattolico.