Nazionale: crisi sportiva o politica ? – di MicheleMarino

Marco Verratti of Italy celebrates with team mates and coach Roberto Mancini after scoring the goal of 2-1 
Torino 11-06-2019 Juventus Stadium 
European Qualifiers Qualifying round 
Italy - Bosnia 
Photo Image sport/Insidefoto

L’avviso pubblico di vendita dello stadio Meazza conteneva tali e tante anomalie giuridiche da indurre la Procura della Repubblica di Milano ad istruire una serie di fascicoli a carico di funzionari comunali e manager delle società calcistiche Inter e Milan: ecco la conferma che il calcio è dominato dal “dio danaro” ed è soprattutto (o soltanto per molti) un business.

Questa premessa è utile ad inquadrare un fenomeno grave, ma non serio, per dirla alla Flaviano, e a riflettere su un dubbio amletico: crisi politico-istituzionale o sportiva? – O di entrambe?

Nel primo caso, a mio avviso, si dovrebbe iniziare a mettere in discussione tutti i responsabili a partire dal Ministro dello Sport, competente ratione materiae, se si sia mai interessato in qualche modo durante i tre anni e mezzo di governo del sistema calcio, delle strutture ancora carenti nel Sud e nelle isole d’Italia, della attività degli organi federali del CONI, trattandosi di uno dei settori più produttivi a livello nazionale e, quindi, riferisca in Parlamento sulla scorta delle relazioni che gli verranno fornite dai vertici di Via Po. Questi ultimi non si sa il motivo per cui non si dimettono, ma evidentemente emulano i nostri politici, ma devono essere messi sotto accusa, non escludendo il team diretto da Gattuso con Buffon, Bonucci e tanti altri, affinché possano spiegare in modo comprensibile, sebbene non giustificabile, quanto segue:

a) chi sceglie e con quale criterio i commissari tecnici, mentre ricordiamo tristemente Vialli, Conte e Spalletti, oltre a Rino Gattuso;

b) il “contingente” dei calciatori stranieri deve ancora crescere, a favore di guadagni miliardari dei procuratori e dei giocatori;

c) non è eccessivo il numero delle squadre partecipanti alla serie A?

d) perché non si riesce ad evitare, eliminare la pessima usanza di gettare la maglia per terra quando si segna un “golletto” (non decisivo per lo scudetto), perché si deve continuare a protestare  anche per un semplice fallo laterale e, soprattutto, perché mai non viene adeguatamente sanzionato chi commette una simulazione di fallo subìto?

e) chi e come si occupa nel sistema calcio dell’educazione ai valori della lealtà, dell’umiltà e del rispetto dell’avversario (non nemico, si badi), o della psicologia nello sport che esiste scientificamente da 60 anni, oppure di allontanare i tifosi violenti, ingiuriosi o razzisti? ( ricordo 25 anni fa, circa, assistendo ad alcune partite di mio figlio, che alcuni genitori incitavano i figli a colpire l’avversario!)

Se, invece, la crisi è sostanzialmente tecnica e sportiva dobbiamo porci queste, altre domande:

1. Se eravamo i primi della classe nel controllo del pallone, nelle parate o nel segnare e da 12 anni non siamo neanche tra le nazioni ammesse alle eliminatorie mondiali, dipende da un’organizzazione troppo articolata e complessa o gli allenatori insieme ai calciatori non sono più all’altezza del compito ? Eppure il C.T. Montella è arrivato alla fase finale in America;

2. I calciatori sono abbastanza motivati, fieri o orgogliosi di esser chiamati a rappresentare la nazione a Coverciano e poi nel mondo, oppure l’episodio Acerbi – si rifiutò di essere convocato – ha lasciato il segno? Sono essi disponibili a rimettersi in gioco, a modernizzarsi, emulando il metodo spagnolo o inglese, più corretto e nel contempo atletico e duro;

3. Coverciano può tornare a fare scuola seriamente, ad essere ambita e fare rete con i club più affermati  giacché si rendano aperti e pronti a qualche rinuncia, compartecipando fattivamente alla rinascita dell’Italia calcistica?

Attendiamo, poco fiduciosamente … risposte chiare, in equivoche ed urgenti per il bene di tutti ed in particolare per l’onore della Patria.

Michele Marino