Vogliamo dire qualcosa in più sui cristiani sotto le bombe di Netanyahu?

Vogliamo dire qualcosa in più sui cristiani sotto le bombe di Netanyahu?

Oggi Giorgia Meloni si presenta in Parlamento per parlare della guerra – delle guerre – in Medioriente. Dirà qualcosa in più anche sui crimini di cui si sta rendendo responsabile il suo amico ed alleato Netanyahu in Libano? O, come nel caso dei bombardamenti sulla popolazione civile in Iran, dirà che non è d’accordo, ma che non condanna?

Non basta la lamentela per i colpi ancora una volta sparati sui soldati italiani impegnati con l’Unifil. Già fortunati a non restare uccisi come accaduto a tre loro commilitoni indonesiani. Dobbiamo per questa “gentilezza” ringraziare Netanyahu?

Dopo l’incendio della discoteca di Cran Montana, abbiamo ritirato il nostro Ambasciatore dalla Svizzera contestando le prerogative della Magistratura elvetica, ma oggi tolleriamo la violenza contro i militari italiani in Libano. Bene fece il Ministro Crosetto a minacciare la risposta al fuoco dopo le prime cannonate contro i nostri nel giugno scorso. Si devono essere inceppato le cartucce… Ma almeno, senza arrivare a tanto, vogliamo ritirare il nostro Ambasciatore da Israele? Sta povera Nazione… In che mani è finita… Ridateci Andreotti e Craxi…

Riuscirà finalmente Giorgia Meloni a dire una parola chiara, netta e definitiva sui crimini di guerra di svariato genere in corso nel Paese dei cedri? Due parole che possano persino essere prodromiche di provvedimenti concreti da adottare contro Israele? Quello in cui il suo amico ed alleato, il Ministro della Difesa d’Israele, Israel Katz – anch’egli del partito Likud di Netanyahu, parte della rete mondiale in cui c’è, a livello europeo, il Partito dei Conservatori e Riformisti Europei con la componente  dei Fratelli d’Italia – ha promesso di usare lo stesso metodo di Gaza: cioè spianarlo.

Premesso che già in sé, il solo esprimere questa intenzione si configura come un crimine di guerra, e un delitto contro l’umanità, a Giorgia Meloni non dovrebbe sfuggire che sotto le bombe di questi criminali ci sono migliaia di madri ” e cristiane” ed assieme a loro donne sunnite, e quelle sciite e che, quasi tutte, in molti casi, non hanno niente a fare con gli Hezbollah.

Ne va davvero della dignità umana e politica di un leader dell’Occidente  e dei suoi “valori”, tanto richiamati ad ogni piè sospinto. Ma dimenticati quando sono calpestati da amici ed alleati.

Insomma, non può  mancare di dire una parola definitiva almeno sul Libano, perché sperare di poterle sentire dire qualcosa sulle funeste minacce di Trump sull’uso della bomba atomica in Iran sarebbe davvero da illusi. E, magari – continuando con le illusioni – sentirle dire che, almeno, si sta riflettendo sul fatto che, fino a quando persistono questi crimini e tali gravi violazioni delle norme più elementari internazionali, si possa riconsiderare il sostegno politico assicurato finora in bianco ad Israele.

Oggi ci attendiamo che, almeno una volta, Giorgia Meloni si ricordi di cosa significhi considerare “vostra semenza” e l’invito a non “viver come bruti”. Purtroppo, c’ha pensato il Vicepresidente Usa J. D. Vance, nel corso del discorso di Budapest a sostegno di Orban, a celebrarla come uno dei capi dei paesi, molto pochi in realtà, che stanno aiutando la Presidenza Trump.

Ci sono momenti nella vita che bisogna avere il coraggio della verità. Cosa che richiede anche di dire agli “amici” che si comportano ne più né meno come i criminali che dicono di combattere. Il resto è tutto un inutile di più.