L’ultima battaglia del guerriero – di Giuseppe Careri
Domenico, il bambino cardiopatico di 2 anni e tre mesi operato al cuore nel dicembre dell’anno scorso all’ospedale Monaldi di Napoli, ha perso la sua ultima battaglia di ricevere un secondo cuore. Infatti, dopo il consulto di ieri, il Comitato di Esperti formato dalle eccellenze cardiochirurgiche infantili di alcuni ospedali d’Italia, ha deciso all’unanimità che Domenico non è di nuovo operabile, né trapiantabile, per le sue condizioni generali peggiorate dopo l’intervento del 23 dicembre scorso in cui gli fu trapiantato il cuore lesionato.
Il Comitato di esperti ha preso questa importante decisione basandola soprattutto sul quadro clinico osservato, senza dimenticare che il cuore è compatibile anche per altri tre bambini cardiopatici in attesa di trapianto. Del resto, come ha dichiarato uno dei medici dell’ospedale Monaldi, le possibilità di riuscita per il nuovo trapianto a Domenico erano ormai ridotte solo al 10%. Troppo rischioso perdere un secondo cuore da poter trapiantare eventualmente a uno degli altri tre bambini in attesa di un cuore nuovo.
Una vicenda amara e dolorosa che in futuro avrà un seguito anche per le indagini partite dalla Procura di Napoli per verificare se ci sono responsabilità per il trasporto del cuoricino da Bolzano a Roma effettuato con un contenitore al cui interno era stato inserito del ghiaccio secco. Al momento ci sono sei indagati tra medici e infermieri.
L’indagine della Procura di Napoli e dell’ospedale Monaldi di Napoli cercherà di stabilire le vere cause del cuore lesionato impiantato nel cuoricino di Domenico. Al momento ci sono sei indagati tra medici e infermieri.
Rimane lo sconforto, oltre il dolore e la rabbia dei genitori, per un errore così grave che ha impedito al loro figlio di usufruire di una nuova possibilità, di un nuovo trapianto, che probabilmente lo avrebbe salvato. Invece il bambino, anche a causa del cuore lesionato che gli è stato trapiantato il 23 dicembre, sta peggiorando perché l’Ecmo, il dispositivo extra corporeo che sostituisce cuore e polmoni; dopo 2 o 3 settimane, spiega in una intervista al Corriere della Sera Carlo Pace Napoleone, Direttore dell’Ospedale Margherita di Torino, “potrebbe far subire al paziente danni al fegato, reni e polmoni, fatali per la sua vita”.
Per il Comitato di esperti chiamati a decidere la sorte di Domenico, si pone ora un altro motivo di sofferenza: accompagnare il piccolo “guerriero” verso i suoi ultimi istanti.
Si aggiunge, così, ulteriore dolore dei genitori, dei medici accorsi all’ospedale Monaldi per dare il loro contributo di conoscenza, di prendere infine una decisione che sicuramente non avrebbero mai voluto prendere.
Ora il dolore per la sorte di Domenico lascia lo spazio alla riflessione, alla complessità della vita, a volte presa con leggerezza, spesso con noncuranza, superficialità, se non di menefreghismo.
Siamo presi tutti dalle polemiche quotidiane, dagli scontri politici, dalle difficoltà della vita, dalla concorrenza, arrivare primi, a tutti i costi.
La sera di martedì, quando stava per arrivare la risposta del Comitato sul cuore da assegnare a uno dei bambini in attesa, tre testate televisive hanno fatto a gara per dare primi la notizia, trascurando la drammaticità del momento.
Questo modo di fare televisione, informazione spettacolare e altro, mi ricorda il caso di Vermicino, con il bambino caduto in una in una buca profonda attorniato da curiosi e da diverse televisioni per documentare il momento del salvataggio da dare in diretta. Ma, Alfredino alla fine non fu salvato. Ecco, per Domenico, il bambino ignaro della sua sorte, ha diritto alle ultime cure, ha diritto al silenzio, a una preghiera, ha diritto di ricevere gli ultimi baci della mamma, di essere da lei, dal padre e dai fratelli abbracciato con amore. Noi ci ritiriamo in silenzio a piangere per lui e per la sua famiglia. Piange soprattutto chi, a suo tempo, ebbe un’esperienza simile, dolorosa, devastante, un’esperienza unica che gli ricorda tutte le lacrime versate in passato e quelle che piangiamo oggi per un altro nostro figlio. Ciao Domenico.
Giuseppe Careri









