Lo fece già il fascismo: togliamola cittadinanza!!

Questa destra non riesce ad inventare nulla che già il fascismo non abbia fatto. È una cosa che risale dal profondo. Anche in chi non ha l’abitudine di presentarsi talora vestito da ufficiale delle Ss, come era solito fare il Capogruppo alla Camera di Fratelli d’Italia, Galeazzo Bignami. Uno di quelli che ha speculato contro i migranti in occasione del fatto di Modena dove un italiano, nato in Italia – però, da madre e padre marocchini – ha investito dei passanti nel centro cittadino della città emiliana.

E quel gesto, di cui gli inquirenti escludono ogni motivazione terroristica, religiosa o razziale, è diventato il pretesto per lanciare l’idea di togliere la cittadinanza a chi non garba a qualcuno, come se l’identità nazionale fosse una concessione sempre revocabile, anche per chi è nato italiano. Ma magari ha la pelle scura e manca delle italiche caratteristiche somatiche, come dice l’ex generale Vannacci.

Una cosa che nella nostra storia è capitata solo una volta. Appunto, ai tempi del tanto loro amato Duce che nel 1926 decise che non sarebbero più stati italiani tutti gli emigrati antifascisti costretti a fuggire all’estero. Giuseppe Donati, Gaetano Salvemini furono tra i tanti colpiti da un tale vergognoso provvedimento deciso dal regime fascista. Contemporaneamente, il regime promosse la concessione da parte di tantissimi comuni della cittadinanza onoraria a Benito Mussolini. Cosa che, giustamente, molte di quelle amministrazioni vogliono adesso cancellare. Il minimo da fare proprio nel momento in cui i suoi nipotini, più o meno inconsapevolmente, attingono alle sue nefandezze per trovare soluzioni ai problemi dell’oggi. Animati come sono dall’idea che i problemi si risolvano con l’esclusione. Credono nella punizione, non nella responsabilità. E così la cittadinanza è utilizzata come arma in modo che l’appartenenza resti circondata dalla paura.

E così, mentre si parla di sicurezza, ordine e di identità, si finisce per riproporre gli stessi strumenti di una cultura e di una visione antropologica del passato. Perché, purtroppo, non si riesce a immaginare nulla di diverso. E questo, giacché riguarda  dei governanti,  è ancora più inquietante.