Le scommesse sull’orrore delle guerre
Migliaia di persone stiano scommettendo milioni di dollari su eventi tragici: l’uccisione di leader politici, la data di un possibile cessate il fuoco in Iran o l’inizio di una nuova offensiva in Ucraina. Queste piattaforme, basate su blockchain, trasformano le crisi umanitarie in una sorta di “gioco” d’azzardo globale.
Alla questione ha dedicato un’inchiesta The Guardian realizzata da Julia Carrie Wong che analizza il fenomeno controverso dei mercati di previsione (come Polymarket) durante le crisi globali, in particolare con il conflitto in Iran e la situazione in Ucraina.
I sostenitori di questi mercati (tra cui esponenti del settore tech e libertari) sostengono che i mercati di previsione siano più affidabili dei media tradizionali o della diplomazia. L’idea è che, siccome ci sono soldi veri in palio, le persone siano incentivate a cercare la “verità” oggettiva piuttosto che seguire la propaganda. Se le scommesse indicano che il regime iraniano resisterà, per i trader quella è l’unica verità che conta.
Il problema etico e l’impatto sulla realtà
The Guardian solleva gravi dubbi morali sotto il profilo di quelli che chiama incentivi perversi e cioè per il rischio che le scommesse possano incentivare azioni nel mondo reale (ad esempio, qualcuno potrebbe tentare di influenzare un evento per vincere una scommessa) e la disumanizzazione: la sofferenza dei civili in Iran o Ucraina viene ridotta a semplici “punti di dati” o probabilità percentuali su uno schermo.
La sfida alle Istituzioni
Mentre i governi (come quello degli Stati Uniti) cercano di regolamentare o vietare questi mercati, piattaforme come Polymarket continuano a crescere, operando in zone grigie della legge e diventando, per molti, la fonte primaria di informazione su quanto sta accadendo nei negoziati in Pakistan o sul campo di battaglia.









