L’attacco al Papa e la Provvidenza – di Domenico Galbiati
L’attacco frontale e ripetuto di Trump a Papa Leone mostra, in un certo senso, come la Provvidenza sappia scrivere diritto anche su righe storte.
Il nostro invincibile bisogno di cogliere il senso delle cose o di attribuirgliene uno anche quando, almeno a prima vista, ne siano prive, porta taluni a ritenere che Trump, su suggerimento di qualche “guru” esperto di tecniche del consenso, stia cercando di dividere in due il campo cattolico americano, fidelizzando a sé i conservatori ed abbandonando al loro destino gli altri che considera irrevocabilmente persi dal punto di vista elettorale. In realtà, Trump, all’inizio del mandato, aveva un disegno e ritagliava per sé uno spicchio di mondo che, protetto – o assediato? – da due oceani, correva dall’Artico all’Antartide, dalla Groenlandia al Canada, fino al ribattezzato Golfo del Messico ed a Panama, per giungere, senza dimenticare Cuba, al Venezuela e più giù, attraverso Milei – della cui amicizia gode con Giorgia Meloni – fino alla Terra del Fuoco. Insomma, un ampio, ma pur circoscritto “cortile di casa”, in cui giocare ai soldatini.
Senonché, sedotto e tradito dal Premier israeliano, Trump si è ridotto alla misura di uno che spara nel mucchio. E, nel mucchio, c’è – anzi vi si staglia – anche il Pontefice, che diventa l’obiettivo simbolico ed, a suo modo, necessario per dar corpo alla mitomania del Presidente USA. Che non è “matto”, come, nel linguaggio corrente, taluni sostengono. I cosiddetti “matti” sono persone per bene che cercano faticosamente se stesse e, pur di farcela, si inoltrano in un mondo alternativo al nostro, che non collima più con la loro sensibilità, a costo di adottare una logica che differisce del tutto dalla nostra ed in ragione della quale, a loro avviso, siamo noi – i cosiddetti “normali” – gli “alieni”.
Ci sono poi soggetti – sia pure “age’” – che non si staccano dal narcisismo fisiologico della prima infanzia e finiscono per spingersi fin verso forme di pseudoligia fantastica. Raccontano, anzitutto a sé stessi, fandonie incredibili cui credono fermamente. Del resto è tipico di un’adolescenza difficile ed immatura costruire “castelli in aria”, immaginare gesta clamorose e ridondanti anzitutto su di sé, dirette a forgiare un’immagine del proprio “Io” che sia apprezzata dagli altri almeno quel tanto da risultare, in un gioco ininterrotto di specchi, accettabile e credibile a sé stessi.
Ad ogni modo le vie del Signore sono infinite e l’attacco sconclusionato di Trump concorre a proporre la figura limpida e schietta di Papa Leone, esalta l’universalismo dei valori del Vangelo e li propone come guida necessaria per un mondo che ha bisogno della pace. Di una pace che, al di là del superamento del conflitto armato, come afferma – fin dal lontano 1963 – Papa Giovanni, nel primo capoverso della “Pacem in Terris”, è piena ed effettiva solo quando si pone “nell’ordine stabilito da Dio”.
Domenico Galbiati









