La speranza di un trapianto – di Giuseppe  Careri

La speranza di un trapianto – di Giuseppe  Careri

E’ cronaca di questi giorni: a un bambino di due anni e tre mesi ricoverato all’ospedale Monaldi di Napoli, viene trapiantato un cuore fatto arrivare da Bolzano dentro un contenitore con ghiaccio freddo. Dopo l’intervento al bambino risulta che il cuore nuovo impiantato sul bambino è lesionato. Scattano subito indagini dall’ospedale e poi dalla procura di Napoli per accertare eventuali responsabilità dei chirurghi che hanno effettuato le procedure di espianto dell’organo e del suo reimpianto risultato poi lesionato.

I genitori del bambino operato vogliono comunque che il loro figlio possa disporre di un nuovo cuore in sostituzione di quello lesionato per un nuovo intervento. Viene consultato per un parere il Bambin Gesù, ospedale eccellente nella cardiochirurgia infantile. Il Bambin Gesù ritiene che il bambino con il cuore lesionato non può essere rioperato per i grandi rischi a cui verrebbe sottoposto. L’ospedale Monaldi di Napoli decide, invece, che gli stessi chirurghi che hanno effettuato il primo trapianto sono disposti a rioperarlo sempre all’ospedale Monaldi di Napoli nel caso ricevano al più presto un cuore nuovo. Nel futuro il destino del bambino è appeso a un filo, considerando che attualmente le sue funzioni vitali dipendono da un macchinario in attesa che un nuovo cuore arriva dall’Italia o dall’Europa.

Per mia esperienza personale ho vissuto per tantissimi anni l’odissea di un bambino, mio figlio, che all’età di soli sei mesi si ammala per un difetto della valvola mitralica. Se ha potuto passare gran parte della sua vita fino all’età di 49 anni, lo deve alla grande professionalità di medici, infermieri, cardiochirurghi di tutti gli ospedali italiani e stranieri che io e mia moglie abbiamo dovuto rivolgerci per la cura di Riccardo. A sei mesi, dopo un consulto con il Bambin Gesù, viene deciso di ricoverarlo a Bergamo dal Professor Lucio Parenzan. Viene operato immediatamente dal Dr. Ferrazza, un giovane cardiochirurgo; fa una plastica a un filamento della valvola mitralica che con il tempo non regge.

Decidiamo, dietro consiglio dell’ospedale di rivolgerci all’ospedale Broussais di Parigi specializzato per le valvole. Viene operato dal Prof. Alain Carpentier

IL chirurgo decide di sostituire la valvola mitralica con una di suino. Mio figlio aveva allora solo un anno. Passano alcuni anni e il bambino sta bene. Poi la valvola di suino si restringe, si restringe sempre più e allora i medici ci consigliano di rivolgerci al Bambin Gesù dove c’è un bravissimo cardiochirurgo: è il Prof. Marcelletti che opera il bambino, 6 anni, sostituendogli la valvola mitralica con una valvola meccanica.

La valvola meccanica era perfetta ma non poteva crescere come gli altri organi del ragazzo. All’età di 11 e 19 anni viene di nuovo ricoverato al Bambin Gesù per la sostituzione della valvola meccanica.

Una telenovela: nella nuova sostituzione, all’età di 21 e 29, ci sono visite di continuo, cure quotidiane, controlli e nuovi ricoveri.

Negli ultimi anni torniamo di nuovo al Bambin Gesù per un nuovo intervento non a cuore aperto, ma effettuato con una tecnica sperimentale attraverso il costato. La stessa operazione viene ripetuta anni dopo al Niguarda di Milano dove, in attesa del trapianto i medici ci dicono che non lo possono effettuare perché ha una insufficienza polmonare grave e non sopporterebbe la durata dell’intervento.

Riccardo muore a 49 anni.

Ho raccontato tutto questa storia per dire che intorno a noi c’è stato un cordone della sanità pubblica che ha seguito questo ragazzo sfortunato tutta la vita, che è stata capace di aiutarlo nei momenti di sconforto e insieme a lui i suoi genitori e i suoi fratelli. Per questo al bambino di Napoli e ai suoi genitori diciamo di perseverare, non fosse altro per la propria coscienza e per aver fatto tutto il possibile per salvare il proprio figlio

Giuseppe Careri