La sinistra alla ricerca di un leader? – di Domenico Galbiati
La dice lunga la fretta con cui Conte si è buttato sulle primarie del “campo largo”, non appena si andava profilando la vittoria del “NO”. Ha giocato d’anticipo, lanciando la corsa alla leadership della sinistra secondo una logica nuda e cruda di potere, a prescindere da un programma che non c’è e a dispetto delle distanze che persistono sui temi decisivi della politica estera.
Non è esattamente, con ogni probabilità, quello che si attendevano gli elettori redivivi, tornati alle urne per difendere la Costituzione ed immediatamente rispediti nel girone infernale di una politica rissosa ed inconcludente, dalla quale avevano cercato di affrancarsi astenendosi. Senonché, la questione di chi debba guidare la sinistra allo scontro con Giorgia Meloni, torna a monte delle stesse “primarie” sognate da Conte, che spera ardentemente di tornare a Palazzo Chigi, esperienza che vanta come dato preferenziale a suo favore rispetto ad ogni altro possibile candidato.
Succede che alle trombe di Conte rispondano le campane di chi torna ad evocare il “federatore” e, per contro, la stessa Schlein che scende in campo contro il “Papa esterno” e, dunque, delimita rigorosamente il campo e riserva a sé stessa l’onere e l’onore di fare fuori la Meloni con Conte, a suon di voti.
Va aggiunta una ulteriore variabile, forse la meno cervellotica, che a sfidare la destra sia il “campione” per eccellenza della sinistra e cioè il segretario del maggior partito. Soluzione, con ogni probabilità da far tremare i polsi in molti ambienti del PD. Un dato importante da osservare, in ogni caso, è, in primo luogo, questo.
Si tratta tre indirizzi – di cui uno prevede due possibili varianti – ognuno dei quali contraddice gli altri due e rincorrendosi attestano come, anche a sinistra, tutti siano pacificamente convinti che, senza la fascinazione più o meno carismatica del “capo”, preordinato punto di riferimento inconcusso – di cui anche il Colle è pregato di prendere buona nota – non si va da nessuna parte. Insomma, la sinistra e la destra sono almeno accomunate dal ritenere, sia pure con diverse gradazioni della caratterizzazione “forte” del soggetto in causa, che gli italiani vadano, in prima istanza, presi di pancia, come si dice volgarmente, cioè coinvolti dal punto di vista istintivo ed emozionale. A seguire obiettivi e programmi. Insomma, l’immagine precede e sopravanza il concetto. Il che rappresenta, comunque, un passo all’indietro – con buona pace dei “social” – nella scala delle funzioni cognitive e, dunque, delle attitudini critiche e della reale capacità di giudizio personale ed autonoma di ognuno.
Si renderebbe, anzitutto, necessario, soprattutto in ordine al gran ballo delle “primarie”, approfondire, in primo luogo, lo stesso concetto di leader, le sue diverse tipologie e la nozione di leadership.
Domenico Galbiati









