La “rivoluzione” dell’unità europea – di Domenico Galbiati
In vista di un programma organico che, in attesa delle “politiche” del prossimo anno, consenta all’ Italia di affrontare un tempo scivoloso e difficile, a ranghi serrati, secondo un nuovo costume di solidarietà e di coesione sociale, in un rapporto dialettico e non pregiudizialmente ostile tra le parti, va affrontato, in primo luogo, il tema della nostra consolidata ed irreversibile vocazione europea.
L’ idea di unità politica – federale e sovrana – dell’ Europa è, in sé, rivoluzionaria. Ben più di quanto non siamo disposti ad ammettere. Comunemente per “rivoluzione” intendiamo un sommovimento popolare che – pur maturato nel decorso di un processo storico lento, continuo e progressivo – irrompe e d’ improvviso porta alla luce del sole, per lo più in modo crudo e violento, un nuovo soggetto della storia, una nuova condizione dello spirito del tempo.
Senonché, come disse Schuman, il 9 maggio di 76 anni fa: “L’Europa non potrà farsi in una sola volta, né sarà costruita tutta insieme: essa sorgerà da realizzazioni concrete che creino, anzitutto, una solidarietà di fatto”.
Si potrebbe dire, una rivoluzione “gentile”, pacifica e necessaria, cioè inscritta nell’ ordine naturale delle cose. Ineludibile, nella misura in cui esprime il “telos” della storia. Affidata – al di là delle più nobili aspirazioni e di ogni suggestione culturale – ai “fatti”, di cui la “Comunità Europea del Carbone e dell’ Acciaio”, che Schuman, in quell’ occasione propone, rappresenta la prima tappa. Un primo atto effettivamente “rivoluzionario”, cioè radicalmente capace di rovesciare il paradigma storico, rappresentato – sostiene Schuman – da quel conflitto tra Francia e Germania che, per secoli, ha tormentato l’ Europa.
I “fatti”, peraltro, attengono alla responsabilità della politica e, dunque, al compito di forze organizzate, non trascinate dalla naturale cadenza del tempo, bensì in grado di dettarne il passo e di anticiparne l’approdo. Di sintetizzare, cioè, in forme istituzionali il sentimento popolare e la sfida storica del momento. Peraltro, contro ogni tentazione “nazionalista” di ritorno, l’ altro tratto distintivo della rivoluzione europea è letteralmente rappresentato, ancora una volta, dal rovesciamento del modello storico tradizionale, fondato sul primato dello “Stato-nazione” – che, di per sé, implica una certa propensione oppositiva tra l’ uno e gli altri – in una logica, al contrario, di reciproca “complementarietà ’” tra storie, culture, popoli differenti.
Domenico Galbiati









