Premessa
Da tempo il Sindaco di Milano, Beppe Sala, ha posto l’interrogativo sulla necessita che i partiti si decidano ad affrontare in maniera organica la Questione settentrionale, senza avere una risposta che, oggi, è divenuta ineludibile. Infatti, l’Agenda 2030 ha bocciato le strategie di Lombardia, Piemonte e Veneto per realizzare lo Sviluppo sostenibile, essendo prive della relativa declinazione territoriale. Tuttavia, questa risposta deve essere anche in grado di riempire di contenuto la mobilitazione dei giovani che hanno votato NO per difendere la Costituzione. Pertanto, deve avere due caratteristiche: fedele allo spirito costituzionale e in grado di garantire risultati concreti perché i giovani si stancano di aspettare
La fragilità delle strategie di Sviluppo sostenibile di Lombardia, Piemonte e Veneto
La mancata ottimizzazione delle interrelazioni economiche e funzionali tra i diversi livelli di governo locali, lamentata dall’Agenda 2030, è dovuta dalle normative regionali di riassetto dei poteri locali, deliberate a seguito della legge n.56/2014, rimaste inattuate per mancata indicazione di un oggettivo criterio di virtuosità finanziaria col quale impostare la prevista concertazione tra Regione e Citta metropolitana.
A sua volta, questa carenza ha determinato altre due fragilità, quella delle città metropolitane che hanno basato su criteri discrezionali le mediazioni compositive all’interno ed all’esterno del territorio metropolitano. Inoltre, non e stato possibile rimediare all’asimmetria del PNRR che ha lasciato otto regioni senza Città metropolitana.
Possiamo allora dire che gli effetti della profonda ristrutturazione dei poteri locali, determinata con la sostituzione del Patto di stabilita con l’equilibrio di bilancio, sulle strutture amministrative ne hanno evidenziato la fragilità che ha impedito di disporre di quel sistema istituzionale funzionante necessario per dare continuità e profondità alle politiche strutturali di cui l’Italia ha bisogno.
Di qui la necessità di governare dette fragilità, non ricorrendo però ad interventi legislativi che richiedono tempi troppo lunghi
Dalle pagine del lombardo Carlo Cattaneo e del pugliese Donato Menichella l’integrazione dell’analisi giuridica dell’ente locale con quella economica
Per comprendere questa fragilità, tipicamente italiana, va tenuto presente che la citata evoluzione normativa ha incontrato notevoli difficoltà nel mondo politico ed in quello della burocrazia comunale. Entrambi legati all’ottica essenzialmente giuridica della vecchia P.A. per Procedure tramutatasi nel collo di bottiglia che ha impedito la coniugazione del profilo giuridico con quello economico imposto dalla nuova P.A. per Risultati.
Eppure, trattasi di un’esigenza espressa da tempoda Carlo Cattaneo che, mutuando dall’economista napoletano Antonio Genovesi, esalta il ruolo del Comune i cui profili giuridici vengono integrati con quelli economici, essendo l’Ente locale anche espressione della dimensione territorialmente disomogenea dello sviluppo economico (Michele Troisi 1939).
Questa esigenza scomparsa all’atto dell’Unita d’Italia è poi riemersa come un fiume carsico con l’inserimento nell’art.5 della Costituzione, consenti al pugliese Donato Menichella un risultato storico. Il reddito pro capite del Sud si avvicinò a quello del Nord, essendo stata garantita la conoscenza dei risultati dell’intervento straordinari sostituendo la struttura burocratica dei Ministeri con un’altra struttura pubblica ma agile e funzionale rappresentata dalla Cassa per il Mezzogiorno.
I comuni gestiscono la fragilità delle tre amministrazioni regionali
Questo nesso di logica continuità spiega non solo l’interrogativo del Sindaco di Milano Beppe Sala ma anche l’incapacità dello stesso PD di dare adeguata riposta con un progetto politico atto ad evitarne la condanna definitiva al ruolo di minoranza in Lombardia, Piemonte e Veneto.
A tal fine e necessario che il PD abbandoni il solito modello inconcludente “sventolio di principi ma carenza di contenuti “, per tener conto che, a differenza di Fontana e Salvini, il sano pragmatismo lombardo del Sindaco di Milano, Beppe Sala, trova fondamento nella attualità del modello Carlo Cattaneo /Donato Menichella tradotto nella normativa che, dal 1/01/2016 ha sostituito il Patto di Stabilità Interno, con l’equilibrio di bilancio. In particolare, con il suo Dividendo di Milano(Società: per azioni, Giulio Einaudi, Torino 2020) è riuscito a restituire competitività alle Città metropolitane.
Il problema, infatti é stato risolto dal Piano strategico dell’Area Metropolitana di Milano(2019/20121) che, superando le abituali impostazioni burocratico/giuridico/autorizzatorie, ha individuato nel principio di Sussidiarietà la declinazione operativa dell’atto d’indirizzo. Ne è derivata una produzione di “beni comuni territoriali” rafforzata in una logica d’interdipendenza e di mutuo vantaggio che consente al piano strategico di estendere anche alle aree esterne i risultati ottenuti nell’area metropolitana, contribuendo all’aumento della loro competitività e, quindi, dell’intera regione,
Questo risultato viene, tuttavia compromesso dalla giunta Fontana che, come la Giunta Cirio in Piemonte, ricorre al neocentralismo regionale della vecchia “’P.A. per Procedure “ che soffocare Citta metropolitane a gli altri livelli di governo locale , aggiungendo ai vincoli burocratici statali anche quelli regionali.
Questo ostacolo, superato dal modello Finanza locale dell’Anci ha, cosi, evitato la tradizionale carenza di “ messa a terra” che caratterizza troppo spesso le riforme strutturali in Italia Detto Modello, approvato all’unanimità dalle Assemblee ANCI di Parma(2021) e di Bergamo (2022), consiste nel proiettare sul territorio la “Qualità delle Istituzioni comunali “, non ricorrendo alla spesa storica ma alla capacità dei comuni di realizzare il buon andamento della Pubblica Amministrazione Locale: osservanza della legge, equilibrio di bilancio e concorso alla stabilità del Debito Pubblico, peraltro riconosciuta anche dalla Corte dei Conti.
Di qui l’importante conseguenza di individuare il criterio di oggettiva virtuosità finanziaria, la c.d. misurabilità empirica delle interdipendenze fiscali, cioè l’atto d’indirizzo necessario per elaborare correttamente (ex comma 44 art.1 legge n.56/2014) i piani strategici. delle Citta metropolitane consentendo loro di assumere il ruolo di Motori della sostenibilità assegnato dalla legge istitutiva e non ancora conseguito.
Inoltre vengono estesi anche alle province esterne i maggiori benefici realizzati nel territorio metropolitano e quindi saldato, in ogni regione il territorio metropolitano con il territorio non metropolitano, condizione per lo sviluppo sostenibile della intera nazione. Infine le otto regioni possono realizzare lo sviluppo sostenibile anche se prive di citta metropolitane poiché detto criterio di oggettiva virtuosità finanziaria realizza l’interrelazione funzionale ed economica all’interno dei diversi livelli di governo locale ed, all’esterno, tra detti livelli di governo sub regionali e la Regione .
I 563 Sindaci del Veneto, 1502 Sindaci della Lombardia e 1180 Sindaci del Piemonte portatori d’interessi per la declinazione territoriale dello sviluppo sostenibile.
Accanto a questo risultato ve ne sono altri due di carattere istituzionale estremamente importanti. Il primo è che gli 8000 sindaci, avendo approvato all’unanimità l’attuazione della sostituzione del Patto di Stabilita con l’equilibrio di Bilancio, hanno assunto il ruolo di soggetti portatori d’interesse istituzionale per la realizzazione dello Sviluppo sostenibile. Questo vale in particolare per i 563 Sindaci del Veneto, i 1502 della Lombardia e 1180 del Piemonte che non possono poi rinnegare detta decisione ed il relativo ruolo quando si tratta di realizzarne la declinazione territoriale.
Inoltre, il modello è riuscito a fare del rispetto dell’evoluzione normativa il riferimento per coinvolgere ‘l’intera società, dotando la difficilissima mediazione compositiva degli apprezzamenti antagonistici degli 8000 sindaci. di un’effettiva operatività che ha eliminato le disfunzioni delle diverse origini politiche dei sindaci, della diversa collocazione territoriale e peso demografico dei comuni e della tradizionale modestia decisionale in ambito territoriale. Infine, va riservata grande attenzione al ruolo importante assunto dalla nuova generazione di amministratori locali del Nord, nati al SUD.
Invece il Governo Meloni, rifugiandosi nell’illusione finanziaria e il campo largo nello sventolio di principi senza entrare nei contenuti ignorano l’art 2 ritenendo che i rispettivi programmi politici si trasformino automaticamente e mirabilmente in fini della società. Si spiega cosi perché i giovani si siano affidati alla Costituzione rifiutando il consenso a partiti politici incapaci di conoscere la realtà e, quindi, di governarla.
Eliminazione dei colli di bottiglia che hanno impedito lo Sviluppo sostenibile delle tre regioni del Nord
Il citato vantaggio competitivo consente di eliminare i colli di bottiglia che non hanno consentito alle tre regioni di realizzare l’obiettivo dello sviluppo sostenibile. Per motivi di brevità mi limito a riferirmi e alla concertazione Regione /Citta metropolitana che libera i piani strategici di Torino e Milano dal vincolo del noecentralismo regionale delle giunte Cirio e Fontana che ne ha impedito l’assunzione del ruolo di Motore dello sviluppo sostenibile, mentre il piano strategico di Venezia e inesistente perché ridotto dal neocentralismo della Giunta Zaia ad una burocratica erogazione dei fondi concessi dalla regione. Inoltre, viene eliminato il disallineamento con le province esterne alle Citta metropolitane e realizzata una nuova declinazione operativa della pianificazione territoriale generale per le Aree Interne abilitate al ruolo di soggetti garanti di un equilibrato governo del territorio.
Chi paga ?
La mancanza di risorse del Bilancio dello Stato e di quello della UE e l’impossibilità di ricorrere ai Fondi del PNRR che scade a giugno 2026 viene risolta ricorrendo ai Fondi della coesione che sostituiscono quelli del PNRR.
Conclusioni
Questa risposta si presenta dunque:
- realistica : perché non rinvia ad un nuovo provvedimento legislativo dai tempi lunghissimi;
- praticabile: perché finanziata con i Fondi di Coesione e non dal Bilancio dello stato o da quello UE , peraltro privi di risorse disponibili;
- verificabile, empiricamente e non con i soliti discorsi “omnicomprensivi”e, pertanto, velleitari;
- fattibile: in quanto supera con il Fondo di solidarietà ANCI la polarizzazione Comuni ricchi/Comuni poveri e recupera lo schema istituzionale dell’art.2 della Costituzione, impegnando tutti gli 8000 sindaci, espressione della intera società
Antonio Troisi