La “Questione settentrionale”? Serve il sano pragmatismo lombardo – di Antonio Troisi

Premessa

Da tempo il Sindaco di Milano, Beppe  Sala, ha posto  l’interrogativo sulla necessita che i partiti si decidano  ad affrontare  in maniera organica  la Questione settentrionale, senza avere una  risposta che, oggi, è divenuta ineludibile. Infatti, l’Agenda 2030 ha bocciato le strategie di Lombardia, Piemonte e Veneto  per realizzare lo Sviluppo sostenibile, essendo prive della relativa declinazione territoriale. Tuttavia, questa risposta deve essere anche in grado di  riempire di contenuto  la mobilitazione dei giovani che hanno votato NO per difendere la Costituzione. Pertanto, deve avere due caratteristiche: fedele allo spirito costituzionale  e in grado di garantire risultati concreti perché i giovani si stancano di aspettare

La fragilità delle strategie di Sviluppo sostenibile di Lombardia, Piemonte e Veneto

La mancata  ottimizzazione delle interrelazioni economiche e funzionali tra i diversi  livelli di governo locali, lamentata  dall’Agenda 2030, è dovuta dalle normative regionali  di riassetto dei poteri locali, deliberate a seguito della legge n.56/2014, rimaste inattuate per mancata indicazione di un oggettivo criterio di virtuosità finanziaria col quale impostare la prevista concertazione tra Regione e Citta metropolitana.

A sua volta, questa carenza ha determinato altre due fragilità, quella delle città metropolitane che hanno basato su criteri discrezionali le mediazioni compositive all’interno ed all’esterno del territorio metropolitano. Inoltre, non e stato possibile rimediare all’asimmetria del PNRR che ha lasciato otto regioni senza Città metropolitana.

Possiamo allora dire che gli effetti della profonda ristrutturazione dei poteri locali, determinata con la sostituzione del Patto di stabilita con l’equilibrio di bilancio, sulle strutture amministrative ne hanno evidenziato la fragilità che ha impedito di disporre di quel sistema istituzionale  funzionante necessario per dare  continuità e profondità  alle politiche strutturali  di cui l’Italia ha bisogno.

Di qui la necessità di governare dette fragilità, non ricorrendo però ad interventi legislativi che richiedono tempi troppo lunghi

Dalle pagine  del lombardo  Carlo Cattaneo e del pugliese Donato Menichella  l’integrazione dell’analisi giuridica dell’ente locale con quella economica

Per  comprendere  questa fragilità, tipicamente italiana, va tenuto presente che la citata evoluzione normativa   ha incontrato notevoli difficoltà nel mondo politico ed in quello della burocrazia comunale. Entrambi legati all’ottica essenzialmente giuridica  della vecchia P.A. per Procedure tramutatasi  nel collo di bottiglia che ha impedito la  coniugazione  del profilo giuridico con quello economico imposto dalla nuova  P.A. per Risultati.

Eppure, trattasi di un’esigenza  espressa da tempoda Carlo  Cattaneo che, mutuando dall’economista napoletano Antonio Genovesi, esalta il ruolo del Comune i cui  profili  giuridici vengono  integrati con  quelli economici, essendo l’Ente locale anche espressione della dimensione  territorialmente disomogenea dello sviluppo economico (Michele Troisi 1939).

Questa  esigenza scomparsa all’atto dell’Unita d’Italia  è poi riemersa come un fiume carsico con l’inserimento nell’art.5 della  Costituzione, consenti  al  pugliese Donato Menichella un risultato storico. Il reddito pro capite del Sud si avvicinò a quello del Nord, essendo stata  garantita  la  conoscenza dei risultati  dell’intervento straordinari sostituendo  la struttura burocratica dei Ministeri  con un’altra struttura pubblica ma agile e funzionale rappresentata dalla  Cassa  per il Mezzogiorno.

I comuni gestiscono la fragilità delle tre amministrazioni regionali

Questo nesso di logica continuità spiega non solo l’interrogativo  del Sindaco di Milano Beppe Sala ma anche  l’incapacità dello stesso PD di dare adeguata riposta con un progetto politico atto ad evitarne la  condanna definitiva al ruolo di  minoranza in Lombardia, Piemonte e Veneto.

A tal fine e necessario che il PD abbandoni il solito modello inconcludente “sventolio di principi ma carenza di contenuti “, per tener conto che, a differenza di Fontana e Salvini, il  sano pragmatismo lombardo del Sindaco di Milano,  Beppe Sala,  trova  fondamento nella attualità del modello Carlo Cattaneo /Donato Menichella  tradotto  nella normativa che, dal 1/01/2016 ha sostituito il Patto di Stabilità Interno, con l’equilibrio di bilancio. In particolare, con il suo Dividendo di Milano(Società: per azioniGiulio Einaudi, Torino 2020)  è riuscito a restituire  competitività alle Città metropolitane.

Il problema, infatti  é stato risolto dal Piano stra­tegico dell’Area Metropolitana di Milano(2019/20121) che, superando le abituali impostazioni  burocrati­co/giuridico/autorizzatorie, ha individuato nel principio di  Sussidiarietà la declinazione operativa dell’atto d’indirizzo. Ne è derivata una produzione di “beni comuni territoriali” rafforzata in una logica d’interdipendenza e di mutuo vantaggio che consente al piano strategico di estendere anche alle aree esterne i risultati ottenuti nell’area metropolitana, contribuen­do all’aumento della loro competitività e, quindi, dell’intera regione,

Questo risultato viene, tuttavia compromesso dalla giunta  Fontana che, come la  Giunta Cirio in Piemonte, ricorre al neocentralismo regionale della  vecchia  “’P.A. per Procedure “ che soffocare Citta metropolitane a gli altri livelli di governo locale , aggiungendo   ai vincoli burocratici statali anche quelli regionali.

Questo ostacolo, superato  dal modello Finanza locale dell’Anci ha, cosi, evitato   la  tradizionale carenza di “ messa a terra” che   caratterizza troppo spesso  le riforme strutturali in Italia Detto  Modello, approvato all’unanimità dalle Assemblee ANCI di Parma(2021) e di Bergamo (2022), consiste nel proiettare sul territorio la “Qualità delle Istituzioni  comunali “, non ricorrendo alla spesa storica ma alla capacità dei comuni di realizzare il buon andamento della Pubblica Amministrazione Locale: osservanza della legge, equilibrio di bilancio e concorso alla stabilità del Debito Pubblico, peraltro riconosciuta  anche dalla Corte dei Conti.

Di qui  l’importante  conseguenza di individuare   il criterio di oggettiva virtuosità finanziaria, la c.d. misurabilità empirica delle interdipendenze fiscali, cioè l’atto d’indirizzo necessario per elaborare correttamente (ex comma 44 art.1 legge n.56/2014) i piani strategici. delle Citta metropolitane consentendo loro di assumere  il ruolo di Motori della sostenibilità assegnato dalla  legge istitutiva e non ancora conseguito.

Inoltre vengono estesi  anche alle province esterne i maggiori benefici realizzati nel territorio  metropolitano e quindi  saldato, in ogni regione   il territorio metropolitano con il territorio non metropolitano, condizione per lo sviluppo sostenibile della intera nazione. Infine  le otto regioni possono realizzare lo sviluppo sostenibile anche se prive di citta metropolitane poiché detto criterio di oggettiva virtuosità finanziaria realizza l’interrelazione funzionale ed economica all’interno dei diversi livelli di governo locale ed, all’esterno, tra detti livelli di governo sub regionali e la Regione .

 I 563 Sindaci del Veneto, 1502 Sindaci della Lombardia e 1180 Sindaci del Piemonte portatori d’interessi per la declinazione territoriale dello sviluppo sostenibile.

 Accanto a questo risultato ve ne sono altri due di carattere istituzionale estremamente importanti. Il primo è che gli 8000 sindaci, avendo approvato all’unanimità l’attuazione  della sostituzione del Patto di Stabilita con l’equilibrio di Bilancio, hanno assunto il ruolo di soggetti portatori d’interesse istituzionale per la realizzazione dello Sviluppo sostenibile. Questo vale in particolare per i 563 Sindaci del Veneto, i 1502  della Lombardia e 1180 del Piemonte che non possono poi rinnegare detta decisione ed il relativo ruolo quando si tratta di realizzarne la declinazione territoriale.

Inoltre, il modello è riuscito a fare del rispetto dell’evoluzione normativa il riferimento per coinvolgere ‘l’intera società,  dotando la difficilissima  mediazione compositiva degli apprezzamenti antagonistici  degli  8000 sindaci. di un’effettiva operatività  che ha eliminato  le disfunzioni delle diverse origini  politiche dei  sindaci, della diversa collocazione territoriale e  peso  demografico dei comuni  e  della  tradizionale  modestia decisionale in ambito territoriale.  Infine, va riservata  grande attenzione al ruolo importante assunto dalla nuova generazione  di amministratori locali del Nord, nati al SUD.

Invece il Governo Meloni, rifugiandosi nell’illusione finanziaria  e il campo largo nello sventolio di principi senza entrare nei contenuti  ignorano  l’art 2 ritenendo che i rispettivi programmi politici  si  trasformino automaticamente e mirabilmente in fini della società. Si spiega cosi perché i giovani si siano affidati alla Costituzione rifiutando  il consenso a partiti politici incapaci di conoscere la realtà e, quindi, di governarla.

 Eliminazione dei colli di bottiglia che hanno impedito  lo Sviluppo sostenibile delle tre regioni del Nord

Il citato vantaggio competitivo consente  di eliminare  i colli di bottiglia  che non hanno consentito  alle tre regioni di realizzare l’obiettivo dello sviluppo sostenibile. Per motivi di brevità mi limito a riferirmi e alla concertazione Regione /Citta metropolitana  che libera  i piani strategici di Torino e Milano  dal vincolo  del noecentralismo regionale delle giunte  Cirio e Fontana che ne  ha impedito l’assunzione del ruolo di Motore dello sviluppo sostenibile, mentre il piano strategico  di  Venezia  e inesistente perché ridotto dal neocentralismo della Giunta Zaia  ad una burocratica erogazione dei fondi  concessi dalla  regione. Inoltre, viene eliminato il  disallineamento con le province esterne  alle Citta metropolitane e realizzata una nuova declinazione operativa della pianificazione territoriale generale per le Aree Interne abilitate al ruolo di soggetti garanti  di un equilibrato governo del territorio.

Chi paga ?

La mancanza di risorse del Bilancio dello Stato e di quello della UE e l’impossibilità di ricorrere ai Fondi del PNRR che scade a giugno 2026 viene risolta  ricorrendo ai Fondi della coesione che sostituiscono quelli del PNRR.

Conclusioni

Questa risposta si presenta dunque:

  1. realistica :  perché non rinvia ad un nuovo provvedimento legislativo  dai tempi lunghissimi;
  2. praticabile:  perché finanziata  con i Fondi di Coesione e non dal Bilancio dello stato o da  quello UE , peraltro privi di risorse  disponibili;
  3. verificabile, empiricamente e non con i soliti  discorsi “omnicomprensivi”e, pertanto, velleitari;
  4. fattibile: in quanto supera con il Fondo di solidarietà ANCI la polarizzazione Comuni ricchi/Comuni  poveri e recupera  lo schema istituzionale dell’art.2 della Costituzione, impegnando tutti gli  8000 sindaci, espressione della intera società

Antonio Troisi