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La questione femminile e questo Governo – di Michele Marino

Va premesso che la parità di genere è uno dei pilastri del nostro assetto costituzionale (artt. 3, 29, 37, ecc.) e che sulla garanzia dell’uguaglianza davanti alla legge è fondato l’ordinamento dell’Unione europea; senza voler rievocare che le prime battaglie della storia contemporanea iniziarono già con la Rivoluzione francese, quindi quasi due secoli e mezzo or sono.

In particolare, l’attuazione dell’articolo 51 non riusciva a “decollare”, nonostante il legislatore ordinario non avesse frapposto ostacoli. E così, grazie alla caparbietà e determinazione di Rosanna Oliva, la prima candidata all’esercizio di funzioni pubbliche, la quale – esclusa dal concorso per l’accesso alla carriera prefettizia – fu capace di rompere il muro dei pregiudizi ed impedimenti pragmatici, creati artatamente dal mondo maschile (si parla del 1960).

Nonostante l’indiscussa valenza di questa ed altre, numerose affermazioni, la maggioranza parlamentare e l’esecutivo in carica intendono disattendere, nel corso dell’esame del d. d. l. sulla riforma elettorale, anche la Strategia nazionale per la parità di genere 2021/26 con l’obiettivo di contrastare le discriminazioni verso le donne. E non riesco a credere che il “fior fiore” degli addetti legislativi non abbiano sottolineato l’importanza di un siffatto aspetto che si riferisce a decenni di progresso civile e sociale che non possono esser ignorati.

La “questione femminile” emerge in modo emblematico, non soltanto sul presupposto normativo sia a carattere nazionale, sia comunitario, ma va contestualizzata nondimeno con la volontà della signora che si è stabilita a Palazzo Chigi da circa quattro anni, senza rivendicare o, meglio, sentirsi onorata di essere chiamata “la Presidente”, in quanto la prima donna eletta e decretata dal Presidente della Repubblica come presidente del Consiglio dei Ministri. Tale ambiguità, nominale, ha sollevato non poche polemiche specialmente di genere femminile e rendono un’immagine di cospicua ambiguità sotto questo profilo.

Infine, l’estensore governativo della riforma elettorale spera che le regole del gioco saranno decisive favorevolmente per la destra al potere, nonostante il discutibile tradimento o voltafaccia verso il mondo femminile. Ma non è detto che ciò potrà essere un fattore “boomerang” con effetti negativi da parte del c.d. gentil sesso. Mai .. dire mai!

Michele Marino