La politica e la lotta tra donne – di Michele Marino
Per la prima volta in assoluto nella storia repubblicana abbiamo capito che è anche importante e bello dire NO (molto ben esplicitato in tv da Massini), non obbedire sempre e pedissequamente, sì che alla luce di un esito significativo ed in equivoco abbiamo assistito ad uno scontro politico tra due donne che, sembra, insieme ad altri fattori (leggasi Del Mastro e Bartolozzi) tende ad aprire la porta di Palazzo ad una terza, Elly Schlein. Magari si sta correndo un po’ troppo verso le elezioni politiche dell’anno prossimo, ma non è escluso che saranno anticipate proprio per volere della “prima donna” (una madre, una cattolica …) con il timore di dover accusare una progressiva erosione dei consensi elettorali o una decrescita dell’astensionismo pro 5 Stelle o PD.
La “pitonessa”, dopo aver manifestato con spavalderia silenziosa il proprio rifiuto di apparire come il capro espiatorio della sconfitta referendaria, ha accolto malvolentieri, ragionevolmente – coactus sed volui – e grazie all’intervento del suo amico Ignazio, II carica dello Stato, a dimettersi “volontariamente”, fermamente rivoltole dalla premier e velatamente da diversi colleghi di partito.
Approfitto per sottolineare che sarebbe il caso di riformare in via ordinaria la legge 23/8/1988, ordinamento della Presidenza del Consiglio dei Ministri, attribuendo il Presidente del Consiglio il poter di dimissionare un ministro o viceministro o sottosegretario in caso di sentenza di condanna penale o di pendenza di processo penale a carico del medesimo. Ora l’ex ministra è già pronta a transitare nelle file del generale destrorso, dimostrando ampiamente di essere una dei migliori voltagabbana inaffondabili e inaffidabili, dato che ha in precedenza indossato la casacca di AN, PdL, Forza Italia e FDI, a mia memoria. Che dire? Una vera madama di corte, instancabile ed estremamente duttile!
E’ stato anche fatto notare tanto che ella non sarebbe dovuta neanche salire all’alto colle per il giuramento nelle mani del Capo dello Stato a causa dell’evidente conflitto d’interesse, dovuto alla sua attività turistico-balneare (ci chiediamo del la Presidenza non avrebbe avuto il potere di rifiutare il decreto di nomina); sia che la premier avrebbe potuto o dovuto liberarsene in precedenza, una volta che si è avuta notizia dell’ennesimo processo penale a carico di Santanché.
La prima donna di sinistra, dal canto suo, sembra fin troppo ringalluzzita per un’affermazione democratica che non è di parte ma del popolo nel suo complesso generale e dei giovani in particolare, ma si sta esprimendo con maggior scioltezza e chiarezza rispetto al “giorno prima degli esami”. Potrebbe, peraltro, evitare di accettare la sfida “letale” con Conte da subito, in quanto durerebbe oltre un anno e potrebbe essere logorante nonché deleteria.
Una quarta donna si aggiunge, infine, come una sorta di poker d’assi al femminile ed ha il nome di Arianna, la quale tra luci ed ombre (di più queste, come approccio comunicativo), vigila e comanda a suo modo, alquanto arrogante, sulle innumerevoli nomine ministeriali e non, ma senza possedere un’idea di strategia politica di modernizzazione e trasparenza del partito, che resta molto gerarchico e poco funzionale, vedi il caso Puglia, “deceduta” dopo la scomparsa del grande Pinuccio Tatarella.
Speriamo che da questo, strano gineceo di Palazzo venga fuori qualcosa di buono per le giovani generazioni che risulta stanno tornando ad interessarsi di Politica nel senso nobile, ma non (ancora) dei partiti.
Michele Marino









