La Meloni non ha capito molto – di Domenico Galbiati

La Meloni non ha capito molto – di Domenico Galbiati

Giorgia Meloni, a Montecitorio, ha sostanzialmente parlato di sé stessa ed a sé stessa. Probabilmente contava che la vittoria nel referendum sulla giustizia le spianasse la strada per un più vasto programma di manipolazione della Costituzione, passaggio obbligato per mettere in atto il progetto egemonico di una destra che non si accontenta di vincere le elezioni, ma vuole conformare la “nazione” agli stilemi della sua cultura e della sua storia.

Ora questo disegno è spezzato. Gli italiani non hanno permesso e non permetteranno che la Costituzione venga maltrattata. E non c’è tempo, né spazio di agibilità politica per riprendere da capo un disegno che, bene che le vada, diventerebbe una tela di Penelope senza prospettive ed inevitabilmente perdente. Giorgia Meloni può legittimamente tornare a vincere le elezioni, ma in “questo” Paese, fatto così com’è dalla sua storia, approdata a quella Costituzione della Repubblica in cui gli italiani – anche molti di quelli che politicamente l’ hanno sostenuta – si riconoscono.

La cosa deve averla traumatizzata e, peraltro, la sua postura ideologica le impedisce di trarre dalla sconfitta referendaria la lezione che dovrebbe indurla a “normalizzare” una destra conservatrice, saldamente liberal-democratica, costituzionale, repubblicana ed europeista. Che sia capace di abbandonare per strada ogni suggestione “autocratica”, che risvegli i fantasmi di quel principio d’ autorità che, in altre forme, è stato pur sempre il motivo dominante della storia da cui proviene.

La Presidente del Consiglio non ha capito che ad un vero leader, in modo particolare nei momenti di maggiore difficoltà, viene naturale unire, piuttosto che dividere. Senonché il suo abito mentale sembra essere irrevocabilmente divisivo e solo nel contrasto, quanto più possibile aspro, dà il meglio di sé. In altri termini, la sua forte personalità spesso la spinge sopra le righe e la tradisce.

Quando la forza diventa “forzatura” fa capolino quel margine di debolezza – fortunatamente nessuno di noi è totalmente monocorde – che pur sempre la accompagna. Deve guardarsi da sé e dai suoi adulatori. Di questo passo, rischia seriamente di farsi del male da sola, finche’ non le resti, anziché un disegno politico sfumato, solo il piglio. Che, peraltro, secondo questa intonazione aggressiva ed arrembante probabilmente interpreta il sentimento del suo elettorato più fidelizzato, ma non quello di un Paese che vuole risolvere i suoi problemi e non attaccar lite tutti i santi giorni.

Giorgia Meloni ha mancato l’ occasione, che la gravità del momento le offriva di assumere effettivamente la leadership del Paese ed ha chiaramente mostrato i limiti della sua reale statura politica. Fin qui da molti evidentemente sopravalutata, ma costretta a segnare il passo a fronte di una situazione di particolare difficoltà, nella quale annaspa. Per questo ha dato l’ impressione di parlare anzitutto a sé stessa, quasi volesse rassicurarsi ed allontanare il vago eppur serpeggiante timore che – come una volta ebbe a dire in tutt’ altro contesto – “la pacchia sia finita”. In quanto alle opposizioni: “absit iniuria verbis”.

Domenico Galbiati