La Meloni corre sotto “l’ombrello” degli europei
Dopo aver snobbato – fino al punto di finire mai invitata – la E3, cioè la guida europea franco – britannico -tedesca, Giorgia Meloni corre a rifugiarsi sotto “l’ombrello” dell’Europa. Quello che ad un certo punto fece Enrico Berlinguer messo alle strette tra il continuare a restare accanto ai dinosauri del Cremlino e il giocarsi, invece, la carta della credibilità tra gli italiani. Di certo, la sua rottura con il bocco sovietico fu autentica come confermarono il tentativo di assassinarlo in Bulgaria, simulando un incidente automobilistico, e il lavorio per giungere ad una scissione che avrebbe dovuta esser capitanata da Armando Cossutta.
La repentina retromarcia di Giorgia Meloni – asseverata dall’insistenza con cui ieri Antonio Tajani c’ha ripetuto che stiamo con l’Europa e, dunque, a rigor di logica, più distanti da Trump – ha varie motivazioni. Sotto referendum pure Giorgia Meloni deve fare i conti con la benzina che, grazie al suo “amico speciale” Trump rischia di arrivare a tre euro. Deve farli con i sentimenti degli italiani da cui si era già divaricata per il sostegno fornito a Netanyahu. La distanza è esplosa ancora di più con l’attacco contro l’Iran. Non dimentichiamo che la nostra Presidente del Consiglio era giunta persino a giudicare legittima l’aggressione al Venezuela e si era detta sostenitrice dei Maga trumpiani. Tutte cose che non sono state affatto gradite dagli italiani. Avendo politicizzato il Referendum, è chiaro che molti potrebbero anche andare alle urne per votare contro la sua legge, ma anche contro l’ “amicizia speciale” con Trump.
Sfuggita al dibattito parlamentare, dove ha preferito mandare due “personaggi in cerca d’autore” come si sono dimostrati essere i ministri Crosetto e Tajani, ha poi capitolato anticipando dal 18 all’11 marzo perché la prima data era troppo a ridosso del voto referendario e non voleva far sentire come veniva trattata dalle opposizioni sulla fine del Diritto internazionale e sul tema delicato dei massacri in corso in Iran. Un’anticipazione, dunque, che non è rispetto del Parlamento, ma frutto di fifa allo stato puro.
Adesso già ascoltiamo quelle serve sciocche e quei servi sciocchi che sulle televisioni e sui giornali ci spacciano addirittura la Meloni come animatrice ed organizzatrice dell’E4 che sostituisce l’E3. Le risate che si staranno facendo all’Eliseo e a Downing Street…! Soprattutto Macron che nei mesi scorsi si era sempre sentito chiedere ironicamente dove volesse andare con il triunvirato messo in piedi con Starmer e Merz.
Quelli che già corrono in “soccorso” della Meloni europeista bisogna invitarli ad attendere cosa accadrà non appena Trump le farà intravedere, con una sola alzata di ciglia, il disappunto per vederla con i tre mal sopportati compari. Quelli che lui e il suo vice Vance insultano un giorno sì e l’altro pure. Ma la Meloni potrà sempre giustificarsi in questo malaugurato caso dicendo che lei partecipa solo per il coordinamento militare per la difesa dei paesi alleati del Golfo. Del resto non ha già tuonato un paio di volte contro l’irresponsabile risposta degli iraniani ai missili che piovono loro sulla testa?
E, poi, basterebbe il tocco magico di un ammiccamento. Sussurrare in un orecchio a Trump, il quale non conosce proprio niente della storia del mondo, vecchia e recente: “non ricordi, caro Donald, come la Thatcher, da dentro, sabotava l’Europa …. Dai che ne dici… ?









