La logica di potenza e le guerre – di Michele Rutigliano
Nel suo editoriale “Illusioni e realtà”, pubblicato sul Corriere della Sera di ieri 8 marzo, Ernesto Galli della Loggia ricorda una verità scomoda ma difficilmente contestabile: la guerra è orribile, ma possiede una forza brutale di chiarimento. Spazza via illusioni, ideologie e buone intenzioni, riportando la politica alla sua dimensione più cruda: il rapporto di forza. È una lezione che attraversa tutta la storia. Da sempre le potenze, quando percepiscono una minaccia esistenziale, reagiscono secondo la stessa logica: neutralizzare il nemico prima che sia troppo tardi. È la logica della supremazia e della sopravvivenza. “Mors tua, vita mea”. Nella politica internazionale, infatti, la morale raramente precede la sicurezza. E quando la sicurezza appare compromessa, l’equilibrio lascia il posto allo scontro.
Da Cartagine a Roma: quando la potenza decide di colpire
Uno degli esempi più celebri proviene dall’antichità. Nel II secolo a.C., il senatore romano Marco Porcio Catone il Censore concludeva ogni suo intervento con la stessa frase: “Carthago delenda est -Cartagine deve essere distrutta”. Non era soltanto propaganda. Per Roma, la sopravvivenza stessa della Repubblica sembrava incompatibile con l’esistenza della rivale nordafricana. Così, con la Terza guerra punica (149-146 a.C.), la città di Cartagine venne rasa al suolo. Fu un atto di spietata logica strategica. Ma, una volta eliminata la grande rivale mediterranea, Roma poté consolidare il proprio dominio. Da quel momento prese forma quel lungo periodo di stabilità imperiale che gli storici chiamano Pax Romana: due secoli di relativa prosperità e sicurezza nel Mediterraneo. La storia, dunque, mostra una costante: le grandi potenze spesso costruiscono la pace solo dopo aver vinto una guerra spietata ma decisiva.
L’eco della storia nelle tensioni del Medio Oriente
Mutano le epoche, cambiano le tecnologie, ma alcune dinamiche sembrano riproporsi. Oggi il confronto strategico attraversa il Medio Oriente. Da anni la Repubblica islamica di Iran minaccia apertamente l’esistenza di Israele e sostiene movimenti armati che operano nella regione. Per gli Stati Uniti, Israele rappresenta molto più di un alleato. È un avamposto geopolitico decisivo, una diga contro l’espansione dell’estremismo islamista e contro il rischio di un Iran dotato di capacità nucleari. Da qui la linea durissima adottata dall’amministrazione di Donald Trump, che ha più volte evocato la necessità di una resa totale del regime degli ayatollah. Anche in questo caso torna la stessa logica che attraversa i secoli: quando una potenza percepisce una minaccia esistenziale ai propri interessi o ai propri alleati, la tentazione di eliminarla diventa concreta. Ed è questa, purtroppo per noi che amiamo la pace, la continuità più inquietante della storia.
Guerra, tiranni e il senso innato alla libertà
Naturalmente la guerra resta una tragedia. Ma la storia ricorda anche che molti conflitti hanno prodotto conseguenze inattese: la caduta di tirannie, la fine di regimi oppressivi, nuove prospettive di libertà per interi popoli. La sconfitta del nazismo nella Seconda guerra mondiale, la fine del militarismo giapponese o la caduta del regime di Saddam Hussein in Iraq mostrano come le guerre possano anche segnare la fine ingloriosa di sistemi politici fondati sulla violenza e sulla repressione. È il grande paradosso della storia: la guerra distrugge, ma talvolta apre anche nuove stagioni. Per questo la riflessione di Galli della Loggia rimane attuale. Ogni generazione spera di aver superato definitivamente la logica della forza. Ma quando la sicurezza delle potenze entra in gioco, la politica internazionale torna spesso al suo punto di partenza. Dall’antica Roma all’America di Trump, dopo ben due millenni, il realismo continua a imporsi sulle illusioni. Dal monito di Catone a distruggere Cartagine alla minaccia di Trump di annientare Teheran, non è cambiato granché. La storia ci insegna che quando la sicurezza di una potenza appare minacciata, la guerra diventa spesso l’esito finale. Con tutto il corredo di distruzioni, lutti e macerie che colpiscono quella povera umanità sempre più indifesa e innocente.
Michele Rutigliano









