La fuga in Etiopia di Giorgia Meloni – di Giancarlo Infante

La fuga in Etiopia di Giorgia Meloni – di Giancarlo Infante

Invece di recarsi a Monaco per la Conferenza sulla sicurezza, Giorgia Meloni vola in Etiopia per uno dei suoi tanti giri sull’ancora “fumoso” Piano Mattei. È un indizio.

Si dirà che nella capitale della Baviera si teneva la 62ma Conferenza sulla Sicurezza a Monaco.  Una delle tante. E, del resto, preceduta dal vertice degli europei sulla competitività, oltre che da una riunione informale di alcuni paesi – organizzata da Germania, Belgio ed Italia, e che ha provocato un incidente diplomatico con la Spagna, rimasta tra gli esclusi – cui, invece, la nostra Presidente del Consiglio ha partecipato.

Ma il fatto è – e lo diciamo con il massimo rispetto dei ministri Tajani e Crosetto che la sostituiscono – che l’incontro di Monaco avviene in un momento cruciale per la guerra in Ucraina. Sarebbe stato il caso di essere stati presenti al massimo livello nel pieno delle tensioni esistenti tra Usa ed Europa e la criticità dei rapporti tra Trump e Zelensky, di nuovo deflagrati. Trump ha, infatti, ancora una volta, fatto pressioni sul Presidente ucraino intimandogli di “darsi una mossa”. Perché – sostiene – la Russia vuole trattare e lui intende chiudere questa storia entro giugno per presentarsi, finalmente, come il “pacificatore” nella fase finale delle elezioni di americane di “midterm” del prossimo novembre. Ma il Presidente Usa non intende firmare le garanzie di sicurezza richieste dall’Ucraina per la protezione da una futura aggressione russa, finché – ha detto Trump – “i due paesi non concorderanno di porre fine alla guerra”. E si deduce anche da quanto avrebbe dichiarato un funzionario statunitense di alto livello che, ancora una volta, agli occhi di Trump il responsabile del  mancato accordo sarebbe Zelensky. Trump, avrebbe chiarito il funzionario statunitense, non vuole firmare alcuna garanzia “perché se lui ostacola (Zelensky, ndr) ulteriori negoziati di pace, che senso ha?”.

Un momento difficile dunque. E, sapendo bene come l’unico bastione a cui il Presidente ucraino può sostenersi è quello dell’Europa, guarda caso!, spicca la cancellazione del previsto incontro del Segretario di Stato Usa, Marco Rubio, con i leader europei. Nel frattempo, Donald Trump ha firmato l’ordine di autorizzazione a quattro compagnie petrolifere di operare in Venezuela. Tra queste c’è pure l’Eni. Un secondo indizio su cui riflettere.

Siamo felici per l’Eni. Un po’ meno nel vedere che la nostra Presidente del Consiglio è assente in momenti cruciali per altre cose – forse più importanti – che interessano molto l’Italia e che a lei sembravano stare particolarmente a cuore. Non  voleva sostenere l’Ucraina fino alla vittoria?

Il Vertice di Monaco dello scorso anno diede l’occasione al Vice di Trump, J. D. Vance, di insultare gli europei. Questa volta -ma con molta più educazione – è stato il cancelliere tedesco Friedrich Merz a rispondere agli americani ricordando che neppure la loro grande potenza è in grado di potere fare da sola. Il Merz dell’Asse con la Meloni … E mentre queste polemiche tra le sponde dell’Atlantico vanno avanti giunge la notizia della pubblicazione dell’ultimo libro di Giorgia Meloni. La prefazione è di Vance. Un altro … mezzo indizio? Ad Agatha Christie è attribuito il famoso detto che tre indizi fanno una prova? In questo caso su dove batta davvero il cuore della nostra Presidente del Consiglio.

Giancarlo Infante