La Cina agli Usa: vi state appropriando dell’ “oro virtuale”

La Cina agli Usa: vi state appropriando dell’ “oro virtuale”

Duro attacco della Cina agli Stati Uniti accusati di sfruttare “l’egemonia tecnologica per appropriarsi di asset globali in valuta virtuale”. Il National Computer Virus Emergency Response Center, con altre organizzazioni no profit cinesi, ha appena pubblicato un rapporto secondo il quale gli Usa  avrebbero confiscato asset in valuta virtuale per un valore di oltre 30 miliardi di dollari in tutto il mondo nel corso di operazioni di polizia. Ma il risultato è che i soldi se l’intasca il Tesoro americano e non vengono restituiti a vittime di truffe on line, di raggiri e furti telematici. Global Times – giornale in lingua inglese vicinissimo a Xi Jinping cita, in particolare, il caso Chen Zhi – un cambogiano a capo di un’importante organizzazione criminale – estradato in Cina – che ha portato alle casse americane da solo 15 miliardi di dollari di beni confiscati. 

Il rapporto è emblematicamente intitolato “Analisi dell’estorsione globale di asset in valuta virtuale sotto l’egemonia tecnologica statunitense”.

In un’intervista al Global Times, Du Zhenhua, del National Computer Virus Emergency Response Center, ha osservato che, secondo le statistiche di organizzazioni internazionali, a gennaio 2026 il valore di mercato totale degli asset di valuta digitale globale ha raggiunto circa 2,73 trilioni di dollari, di cui Bitcoin circa 1,57 trilioni. Nello stesso periodo, le riserve auree delle banche centrali si sono attestate a circa 5,83 trilioni di dollari. Ciò indica che il valore di mercato degli asset di valuta virtuale ha già raggiunto circa il 47% del valore totale delle riserve auree ufficiali globali – quasi la metà – rendendole un nuovo asset finanziario significativo. 

Secondo il rapporto, dice Global Times, gli Stati Uniti sono diventati il ​​”principale attore” nella “scommessa” internazionale sulle valute virtuali, mantenendo la loro posizione di “banchiere” a lungo termine. Sfruttando la loro superiorità tecnologica e l’autorità di regolamentazione, essi, con la cooperazione delle nazioni alleate, hanno integrato le transazioni globali in valuta virtuale nel loro quadro normativo e nel sistema di applicazione transfrontaliera basato sulla giurisdizione a lungo termine. Attraverso procedimenti penali, confische e multe, gli Stati Uniti hanno sistematicamente sequestrato su larga scala risorse in valuta virtuale all’estero.

I cinesi sostengono che, con la scusa di “proteggere i diritti delle vittime”, gli Stati Uniti convertono direttamente gli asset di valuta virtuale coinvolti in riserve finanziarie strategiche sotto il proprio controllo, “realizzando un trasferimento legalizzato: dalla coda di una catena criminale direttamente nelle casse nazionali”. E criticano il fatto che questo sequestro unilaterale “non solo ostacola gli sforzi delle forze dell’ordine internazionali e causa perdite secondarie alle vittime, ma interferisce anche con la circolazione globale degli asset di valuta virtuale, destabilizza le economie di mercato emergenti e, in ultima analisi, mira a consolidare l’egemonia del dollaro statunitense nel settore della finanza digitale”. Così, questa è la tesi cinese, gli Stati Uniti stanno cercando di proteggersi dalla tendenza globale alla de-dollarizzazione ottenendo il controllo dell’”oro digitale”.