Israele in Libano per prendersi l’acqua e ilpetrolio

Israele in Libano per prendersi l’acqua e ilpetrolio

La cosiddetta Linea Gialla, istituita da Israele dopo il cessate il fuoco del 17 aprile, che ha momentaneamente fermato l’invasione del Libano meridionale da parte dello Stato ebraico, non è solo una fascia di sicurezza militare. Secondo le dichiarazioni di Netanyahu, si tratta di una zona di controllo permanente, profonda dieci chilometri, che ingloba aree civili e infrastrutture energetiche libanesi. In questa fascia, l’esercito israeliano ha già demolito numerosi villaggi abitati da cristiani come da musulmani. Si è impadronito delle centrali idroelettriche che ricevono acqua dal fiume Litani e dal lago Qaraun, la principale riserva d’acqua del Libano. L’obiettivo è il controllo di risorse idriche strategiche per Israele finora dipendente dai costosi impianti di desalinizzazione di Ashkelon, Palmachim, Hadera, Soreq e Ashdod.

L’acqua come obiettivo strategico storico

La “questione Litani” è antica. Già nel 1919, nelle mire del fondatore di Israele, David Ben-Gurion, vi erano i territori che al nord di Israele si congiungevano al fiume Qasmieh (Litani). E nel 1978, nel corso dell’operazione che, guarda caso si chiamava Operazione Litani, Israele occupò il sud del Paese dei cedri per garantirsi l’accesso alle acque del fiume. Oggi, la nuova linea di occupazione segue la stessa logica che non riguarda solo un problema di difesa, ma di sfruttamento di risorse libanesi. Un’operazione simile a quella condotta a suo tempo nel Golan -un tempo alture in territorio siriano – per assicurarsi le acque provenienti del Monte Hermon e necessarie ad assicurare un continuo approvvigionamento idrico delle colonie ebraiche. Così capiamo una parte del mito delle capacità agricole degli israeliani che si sono sempre fatti un vanto della produzione ottenuta con le risorse altrui.

Ma il Libano significa anche più gas

L’invasione terrestre, però, si porta dietro la questione dei confini marittimi e dello sfruttamento delle risorse petrolifere e di gas da sfruttare nelle acque antistanti la costa. E questo è un altro punto che spiega la bramosia israeliana di appropriarsi completamente di Gaza. Giacché tutta la costa, inclusa quella che sale verso il Libano,  si è rivelata costituire un nuovo grande giacimento di idrocarburi che, evidentemente, Israele intende sfruttarsi da solo. Sono vicende mai raccontate pienamente alla pubblica opinione mondiale. Ma tema sempre rimasto presente ai tavoli delle trattative che ogni volta si ripetono dopo gli interventi militari israeliani in Libano.  Nel 2022, gli Stati Uniti mediarono un accordo in base al quale veniva assegnato al Libano il giacimento di Qana che si trova in corrispondenza dell’omonima zona libanese della provincia di Tiro, nell’estremo lembo meridionale libanese, ed affidato per lo sfruttamento a TotalEnergies  e ENI. Ad Israele, invece, veniva riconosciuta la proprietà di sfruttare il più meridionale giacimento di Karish. La nuova Linea Gialla sposta però di fatto il confine verso nord, inglobando le aree offshore ricche di gas naturale assegnate al Libano dal già citato accordo.

La questione chiama in ballo anche le compagnie europee – segnatamente la Total francese (quota del 60%) e l’italiana Eni (quota del 40%) – che rischiano di vedersi coinvolte in un contenzioso complesso e che, in sostanza, ripercorre le già vissute esperienze delle risorse di idrocarburi dei giacimenti delle acque antistanti la Striscia di Gaza che hanno portato l’Eni a rinunciare nel marzo scorso alle esplorazioni di gas nel “Blocco G”, situato nelle acque al largo di Gaza, di un’area marittima contesa tra israeliani ed Autorità della Palestina.

Insomma: questa è una guerra di rapina

La retorica della “difesa” maschera la solita politica di espansione di Israele favorita dagli Usa e da molti paesi europei, Italia compresa. La sistematica distruzione delle infrastrutture civili e la ridefinizione dei confini terrestri e marittimi del Libano meridionale indicano che Israele  intende solo appropriarsi delle risorse del paese confinante al nord, molto meno a difendersi da Hezbollah. L’acqua del Litani e il gas di Qana sono oggi il vero terreno di conquista.

Il Cancelliere tedesco Merz e Giorgia Meloni hanno finora sabotato ogni possibile intervento europeo per costringere Israele a tornare nei propri confini ed hanno continuato a sostenerlo nella propria sanguinosa politica di espansione. Il Ministro degli esteri Antonio Tajani fa sapere di occuparsi finalmente del Libano. Speriamo non solo per tutelare gli interessi dell’Eni …