INSIEME: Dopo il No c’è un’area centrale da costruire
La Segreteria di INSIEME ha diffuso il seguente comunicato
INSIEME valuta molto positivamente il risultato del Referendum per il quale si era espresso per il NO.
Abbiamo votato per il No per i contenuti di un provvedimento che non risolveva i più urgenti problemi della Giustizia e che – a mano a mano si precisavano gli intendimenti della maggioranza di governo che lo ha proposto, imponendolo al Parlamento e al Paese – faceva apparire sempre più evidente l’intento di creare le premesse per alterare profondamente il rapporto tra due Poteri dello Stato e limitare l’autonomia della Magistratura.
Grave che sia stata prefigurata tanto autorevolmente la possibilità che la Polizia giudiziaria potesse essere tolta da sotto la guida da parte del Magistrato inquirente con l’inevitabile conseguenza di essere condizionata dalla politica.
Tanti, comunque, sono i punti su cui avevamo espresso perplessità e contrarietà (CLICCA QUI) e che, purtroppo, nel corso della campagna referendaria hanno ricevuto conferma ed hanno reso fermo il nostro sostegno al No confermato anche con l’adesione al Comitato per il No Alcide de Gasperi e Aldo Moro.
Tutti i referendum sono di natura politica. In questo caso, poi, il modo con cui il Governo e la maggioranza hanno definito la riforma e costretto il Parlamento a votarla senza alcun serio dibattito, senza alcun coinvolgimento delle opposizioni e, soprattutto della società civile, hanno inevitabilmente ancora di più definito la scelta politica che il voto comportava. E il voto, in qualche modo, è diventato anche un giudizio su tutta la politica di questo Governo, dei suoi impegni internazionali ed i suoi silenzi sulla vicenda palestinese e le reticenze sul processo europeo.
La conferma di ciò è evidente per la distribuzione geografica del responso elettorale, per il grande supporto venuto al No dai giovani, dalle donne e dalle fasce più anziane della popolazione. Quelle che maggiormente pagano per la mancanza di politiche contro l’inflazione reale che colpisce il carrello della spesa, il lavoro e il carico fiscale.
C’è da interrogarsi se il voto soverchiante registrato nelle città e nelle aree metropolitane, persino in capoluoghi come Palermo e Catania – da anni ed anni sotto amministrazioni di destra – non stia ad indicare che qualcosa sta accadendo anche all’interno di quel blocco elettorale creato da Giorgia Meloni sulla base di una sommatoria di interessi che non trova più il collante per sostenerlo.
Adesso si pone, dunque, il problema di come rispondere, in vista delle prossime elezioni del 2027, ad una crisi che oggettivamente trova impreparata la destra, ma anche le sue opposizioni. Una crisi che apre delle prospettive per un reale cambiamento in cui un ruolo decisivo può spettare a quelle forze – finora tenute al margine – che credono nella creazione di un’area centrale più ampia ed in grado di avviare un processo di superamento di un bipolarismo che ha fatto il suo tempo e arrecato gravi danni al Paese.
INSIEME ribadisce la necessità di continuare a lavorare ad un’ipotesi autonoma di presenza popolare e liberal – democratica per la quale hanno dato la propria disponibilità altri gruppi, altre associazioni, altri personaggi che, superando le difficoltà del passato, sono in grado di dare corso ad un nuovo processo di cui devono tenere conto anche tutte quelle forze che non fanno parte dell’attuale maggioranza di governo.









