In una guerra senza vincitori, Netanyahu sembra il più grande perdente
Presentiamola sintesi di un editoriale pubblicato da The Guardian, a firma di Pietro Beaumont (CLICCA QUI), la cui tesi è che Bejamin Netanyahu esce sconfitto dal conflitto con l’Iran
Il fallimento degli obiettivi strategici
Secondo l’autore, Netanyahu emerge come il “più grande perdente” di questa guerra. Nonostante anni di retorica bellicosa, pressioni sugli Stati Uniti e promesse di una “vittoria storica”, il Primo Ministro israeliano non ha raggiunto nessuno degli obiettivi prefissati:
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Il regime teocratico iraniano è intatto e politicamente rafforzato dalla sopravvivenza agli attacchi.
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Il programma nucleare di Teheran non è stato smantellato.
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Le scorte di uranio arricchito non sono state sequestrate.
L’isolamento diplomatico e il ruolo di Trump
L’articolo evidenzia un durissimo colpo all’influenza di Israele sul suo principale alleato:
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Marginalizzazione: Israele è stato escluso dai tavoli delle trattative finali tra USA e Iran.
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Il passo indietro di Trump: Nonostante i proclami iniziali, Donald Trump ha preferito un cessate il fuoco per evitare un conflitto di terra impopolare e dannoso per l’economia globale, tornando paradossalmente a un quadro negoziale simile all’accordo di Obama (JCPOA), che Netanyahu aveva cercato di distruggere per anni.
Le critiche interne e il “disastro politico”
Le opposizioni israeliane (Lapid e Golan) definiscono la gestione di Netanyahu come il più grave fallimento strategico nella storia del Paese. Viene sottolineata:
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Arroganza e negligenza: Una pianificazione basata su “vane speranze” e sul disprezzo per il parere degli esperti di intelligence (che avevano correttamente previsto la resilienza del regime iraniano).
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Ritorsioni in Libano: L’intensificarsi dei raid in Libano viene interpretato come un atto punitivo di “repressione” per compensare il fallimento dell’operazione principale contro l’Iran.
Ripercussioni future
L’analisi si conclude con un interrogativo sullo scopo politico di Netanyahu: dopo aver promesso per quattro volte la “vittoria totale” (a Gaza, in Libano e due volte in Iran) senza mai ottenerla, la sua credibilità interna e internazionale è ai minimi termini. Avendo sprecato l’occasione irripetibile di una guerra sostenuta dagli USA, è improbabile che ottenga una seconda possibilità da Washington.
Il testo riflette un’analisi molto critica che mette in discussione la dottrina della “pressione massima” di Netanyahu, evidenziando come l’Iran sia riuscito a trasformare la sopravvivenza militare in una vittoria diplomatica.









