Il Referendum e i test attitudinali

Il Referendum e i test attitudinali

Le dichiarazioni del procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, hanno dato vita ad un vespaio. La sua risposta ad un intervistatore di un giornale della Calabria è stata netta: per il Sì voteranno gli indagati e gli appartenenti alla cosiddetta massoneria deviata. Inevitabile che quelli del Sì siano rimasti punti sul vivo ed abbiano preso questa frase estrapolandola dal contesto più generale. Che chi ha voluto approfondire ha potuto cogliere nell’ascolto integrale dell’intervista del Procuratore.

Siamo entrati nel vivo del periodo referendario ed entrambi i fronti contrapposti sfoderano tutto il loro armamentario polemico. Ognuno usa le proprie armi e quelli del No hanno facile gioco nell’ironizzare sul manifesto affisso dagli avversari, oramai visibile un po’ dappertutto, contenente l’invito a votare Sì per ottenere finalmente la “riforma della giustizia”. E questo a dispetto delle dichiarazioni di autorevoli esponenti della maggioranza – come nel caso della senatrice Bongiorno – che hanno dovuto ammettere che questa non è affatto una tale riforma. Cosa di cui ci siamo accorti tutti.

Come era inevitabile che accadesse, i temi tecnici del Referendum in sé interessano pochi. Noi abbiamo motivato, invece, l’adesione al No proprio entrando nel merito (CLICCA QUI) ed anche per questo abbiamo aderito al Comitato del No nel ricordo di Alcide De Gasperi ed Aldo Moro (CLICCA QUI).

Ma, adesso, ci sembra interessante vedere come ci siano state due reazioni in particolare alle dichiarazioni di Nicola Gratteri che meritano delle particolari considerazioni. Quella del Ministro Carlo Nordio secondo cui il giudice che tanto ha fatto per combattere le cosche mafiose in Calabria – e che adesso lo sta facendo in Campania dove dirige la più grande Procura d’Europa – avrebbe bisogno di sottoporsi ad un test attitudinale. Gli ha dato cioè del matto. La seconda è quella del Ministro Antonio Tajani secondo cui Gratteri avrebbe, addirittura, attaccato la democrazia. Anche se Gratteri non ha chiesto di impedire il voto per decreto ad inquisiti e a componenti della massoneria deviata.

Frasi al di sopra delle righe e non ponderate da chi fa il Ministro. Ammesso che quella del Procuratore di Napoli sia stata una dichiarazione  eccessiva, le hanno dato pieno diritto di cittadinanza. E la reazione sproporzionata fa capire che l’impegno con cui Gratteri si è schierato per il No – ed in una forma tutta sua, chiaramente non identificabile con quella dei partiti in battaglia per bocciare la legge in questione – costituisce una delle spine più dolorose nel fianco di una maggioranza che, partita come Pirro e i suoi elefanti in grado di sgominare le legioni romane, vedono adesso crescere pericolosamente il fronte del No. Nessuno può dire che Gratteri sia uno di sinistra.

E, forse,  l’errore della maggioranza – sin dagli inizi, sin da quando hanno avviato l’iter riformatore (sic!) – è stato proprio quello di politicizzare un impegno definitosi sempre più come una scaltra ed estrema scelta di parte, per di più incapace a portare una risposta concreta alle richieste dei cittadini in tema di Giustizia. Un testo scritto male e grondante di questioni irrisolte – come spieghiamo con le nostre ragioni per il No (CLICCA QUI) – e  che presenta il grosso rischio di alterare gli equilibri tra i diversi corpi dello Stato.

È esclusivamente una scelta politica. Uno dei capisaldi della “spartizione di interessi” su cui si è basata la costruzione dell’attuale maggioranza.  A lungo divisa da posizioni diverse nel corso della passata Legislatura. Un tanto a Forza Italia (questa separazione delle carriere dei magistrati), un tanto alla Lega (l’Autonomia differenziata) e il resto a Fratelli d’Italia, con l’altro pastrocchio del “Premierato”. Che cosa si potevano aspettarsi Giorgia Meloni e l’accoppiata Salvini e Tajani pervicacemente impegnati a blindare maggioranza e voto parlamentare come hanno fatto? Così tutto impostato, la scimitarra era, ab initio, destinata a sostituire il fioretto. Riguardo a temi che, invece – come abbiamo sempre sostenuto – sono talmente sensibili da meritare un processo di elaborazione, di valutazione ponderata e di ricerca di un percorso comune in cui era doveroso, almeno, provare a coinvolgere l’intero Paese. Si tratta, in effetti, di tre progetti che rischiamo di snaturare non di poco elementi importanti della Carta costituzionale.

Inevitabile finire ai testi attitudinali. Ma, allora, viene davvero spontaneo chiedersi se a tali test non debbano essere sottoposti pure coloro che li chiedono per il Procuratore Gratteri. C’è ne sarebbero tante ragioni per come è stata gestita questa fase “riformatrice “. Basterebbe solo ricordare il modo come sono state portate avanti vicende come quella del Ponte di Messina, dei centri per gli immigrati in Albania -con il loro carico di possibile spreco di denaro pubblico – ed altre che hanno costellato questi ultimi tre anni. I tanti pasticci legislativi e politici che hanno più volte costretto a ripensamenti, a parziali marce indietro, a correzioni vistose da apportare a provvedimenti varati esclusivamente sotto l’impulso dell’affermazione della propria supremazia in Parlamento e nei confronti della società civile. La ciliegina sulla torta è stata la ridicola figura fatta, proprio in materia di referendum, quando da vere e proprie vittime della fretta di andare al voto il prima possibile, non si è pensato neppure di rispettare le norme basilari richieste nel caso si avanzi una proposta referendaria. Quella per la prima volta fatta da un Governo, cosa assolutamente inedita per il nostro Paese. E meno male che hanno alla fine accolto l’invito del Presidente Mattarella di non procedere alla stampa delle schede in attesa del pronunciamento della Cassazione che, poi, in effetti,  ha accolto pure la richiesta referendaria dei sostenitori del No. E così il quesito va riformulato.

Pertanto, attenzione a chiedere attestati sulla salute mentale degli altri perché gli esperti di psicoterapia potrebbero ritrovarsi sottoposti a turni massacranti.