Il partito trasversale del giustizialismo – di Domenico Delle Foglie
Fra i lasciti del referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati si fa strada una sgradevole sensazione. E cioè che il derby fra giustizialisti e garantisti abbia visto prevalere i primi a scapito dei secondi. E che non si tratti solo di un evento temporaneo o casuale, ma che piuttosto il Referendum sia stata l’occasione giusta per far riemergere una pulsione neanche tanto sotterranea. Anzi, pervasiva nella vita pubblica italiana degli ultimi trent’anni. E’ sufficiente osservare le prime mosse della premier Giorgia Meloni all’indomani di una sconfitta nelle urne che ora la pubblicistica attribuisce solo a lei, così come accadde ben dieci anni fa a Matteo Renzi. Entrambi accusati di propiziare svolte autoritarie che avrebbero leso la democrazia instaurata dai padri costituenti.
Al di là della facile e giusta osservazione che Meloni ha fatto un repulisti tardivo degli “impresentabili” nel suo governo (per inciso, tutti esponenti del suo partito), colpisce il metodo. In assenza di condanne passate in giudicato, si è voluta liberare tardivamente di alcuni personaggi oggettivamente scomodi. In una parola, garantista sino al voto e giustizialista il giorno dopo il voto. Ma la domanda vera è questa: Fratelli d’Italia è un partito garantista? A questa domanda ha risposto, con una ben dosata ambiguità, il Presidente del Senato La Russa in un’intervista rivelatrice con il Corriere della Sera. In sostanza, uno dei fondatori di FdI ha difeso, da garantista, la sua amica e protetta Daniela Santanché, per poi svelare il volto reale degli eredi del Movimento Sociale prima, e di Alleanza Nazionale poi: “Noi di FdI non siamo mai stati un partito anti giudici, semmai il contrario”. E per chiarire ulteriormente il concetto ha ricordato un episodio significativo: “Ricordo che quando ancora erano vicini politicamente e alleati, Fini dopo alcuni attacchi molto duri alla magistratura da parte di Berlusconi, volle che partecipassimo tutti noi dello stato maggiore a un convegno a Palermo organizzato col giudice Caselli, per dimostrare che mai abbiamo
visto i magistrati come nemici. Chi lo dice non conosce la storia della destra”.
E aggiungiamo noi: non ricorda che la sera del 30 aprile del 1993, a lanciare le monetine contro Bettino Craxi a Roma, all’uscita dall’Hotel Raphael, erano militanti di destra. Quell’episodio fu il primo e forse il più drammatico segnale della nascita del populismo all’italiana. E da quel momento in poi, la destra italiana fiancheggiò la demolizione dei partiti storici della Prima Repubblica, in primis La Democrazia Cristiana e il Partito Socialista. Dunque, la gratitudine di quella destra e dei suoi eredi verso le procure italiane non è mai venuta meno. E il rammarico di La Russa era stato ben espresso dalle sue parole prima del voto: “Il referendum sulla giustizia? Temo che il gioco non valga la candela…”. Ma soprattutto è rivelatore di un pensiero che noi ci azzardiamo a tradurre così: FdI è grata alla magistratura, e soprattutto alle procure, per aver annientato i partiti della Prima Repubblica. Al netto delle gravissime responsabilità di quelle classi politiche. Questo ritorno alle origini di Fratelli d’Italia ci spinge a una sommaria radiografia sul tasso di giustizialismo dei partiti che oggi occupano la scena pubblica. Oltre a FdI, certamente la Lega di Bossi aveva ed ha tuttora una forte impronta giustizialista. Chi non ricorda i famosi cappi esibiti in Parlamento contro i partiti della Prima Repubblica? Per non parlare del partito del generale Vannacci, genuinamente ultra giustizialista.
A sinistra, poi, vi sono giustizialisti e ultra giustizialisti. Sicuramente è sempre più giustizialista il Pd, largamente premiato dal crollo della Prima Repubblica grazie all’azione selettiva di Mani pulite, anche perché la sua componente riformista proveniente dalla Margherita è largamente residuale. Ultra giustizialista è certamente il Movimento Cinque Stelle fondato da Beppe Grillo ed ereditato da Giuseppe Conte. Per non parlare di Avs, quell’ultra sinistra che mescola giustizialismo, pulsioni antisemite e antimperialismo (ovviamente solo americano, perché russi e cinesi sono anime belle).
E vi domanderete chi si fregia del garantismo: a destra, di sicuro Forza Italia fondata da Silvio Berlusconi e ora controllata dai suoi figli. E garantista è anche un micro partito come Noi moderati di Maurizio Lupi. Garantisti a modo loro lo sono anche i partiti fondati rispettivamente da Matteo Renzi (Italia Viva) e Carlo Calenda (Azione), a loro volta centristi immaginari. Ragionevolmente ci pare di poter dire che i rapporti di forza politici pendano radicalmente sulle più diverse versioni del giustizialismo all’italiana.
Manca all’appello il “partito” dei giudici sul quale ci limitiamo ad osservare che l’opinione pubblica ricorda solo i nomi e i volti dei procuratori, ovvero degli accusatori. I magistrati giudicanti sono degli illustri sconosciuti. La sensazione è che anche fra i magistrati, complici la politica militante e i pregiudizi ideologici, il giustizialismo (come arma corporativa) prevalga sul garantismo.
In conclusione, nell’attesa di essere smentiti dalle future scelte dei partiti italiani e dalle azioni della magistratura saldamente unita, abbiamo solo un timore: che il futuro ci riserbi una saldatura oggi forse inimmaginabile, fra giustizialisti di destra e di sinistra. Così che nasca la nuova Repubblica giustizialista italiana. Basti solo ricordare che non è fantapolitica. Appena nove anni fa (2017), Giuseppe Conte guidava il governo giallo-verde costituito da due partiti dalle radici populiste e ultra giustizialiste: il Movimento Cinque Stelle e la Lega. A cui seguì un governo giallo-rosso, altrettanto giustizialista e guidato dallo stesso Conte. In attesa che l’uomo del Quirinale ricordi a tutti l’alto tasso di garantismo della Costituzione italiana, speriamo che gli ultra giustizialisti non presentino il loro conto agli italiani tutti.
Domenico Delle Foglie









