Il Paese frana – di Michele Marino
L’Italia va a rotoli, viene giù a pezzi un giorno sì e uno no, tuttavia la situazione “è grave, ma non seria”, per dirla alla Flaiano. Possiamo elencare una serie interminabile di accadimenti, dalla Torre dei Conti ai fori imperiali alle impressionanti frane di Niscemi e Petacciato, e così via. Simbolicamente, viene da pensare ad una situazione, l’ennesima, che spacca il Bel Paese in due tronconi tra la catena montuosa delle Alpi, ben salda, e aree del sud e delle isole che sembrano in balie delle onde tempestose tra dissesto idrogeologico, alluvioni, siccità, rischio sismico e vulcanologico.
Nonostante tale quadro sia sotto gli occhi di tutti noi, permane – o meglio – serpeggia un incosciente e irresponsabile negazionismo o “indifferentismo” soprattutto nel pensiero e nell’azione politica del mondo conservatore. Chi, come me, s’è occupato professionalmente degli eventi naturali a valenza catastrofale può non solo testimoniare, ma anche riferire in modo documentale quanto segue:
a) l’Italia è uno dei Paesi a maggior rischio per danni derivanti dal climate change, oltre a quelli sismici, tant’è vero che l’80 per cento delle frane in Europa avviene qui da noi;
b) il nostro sistema rappresenta a livello internazionale uno di quelli a maggior ritardo quanto a pianificazione degli interventi di prevenzione e salvaguardia, quanto nell’introduzione nell’ordinamento delle polizze assicurative a garanzia del patrimonio storico e artistico, oltre ad aver previsto l’assicurazione nel settore agricolo soltanto l’anno scorso.
Alla luce di questo, negativo quadro d’assieme va detto con chiarezza che il Parlamento in carica ha deliberato di tagliare i finanziamenti già esaminati e approvati nelle precedente legislatura (partecipai a due audizioni per conto della S. I. M. A. soc. medicina ambientale di Milano), declassando di fatto i rischi che, invece, si manifestano continuamente. Altrettanto, in negativo, va sottolineato che le cartografie geologiche restano ineffabilmente non aggiornate, così come si è in ritardo i Piani di parco regionali, mentre assistiamo ad un ambientalismo sostanzialmente poco attivo, se non indifferente specialmente nel Mezzogiorno e Italia insulare con le “grandi associazioni” che si concentrano sulle statistiche deteriori o sulla non estinzione del lupo.
In un “paese normale”, cioè più civile e responsabile della Casa comune, tanto cara a papa Francesco (ne ricorre l’anniversario), al centro dell’Enciclica Laudato sì, verrebbe voglia di dare una svolta a detto sistema insostenibile, ma comunque governabile; “inventandosi”, ad esempio, le dimissioni dei presidenti delle Regioni Sicilia e Molise, nominando due commissari governativi straordinari che possano avvalersi della competenza dell’ordine dei geologi, del CNR, dei Ministeri competenti e del Dipartimento della Protezione civile (lì sono depositate anche le mie relazioni sugli eventi catastrofali), al fine di poter attuare un valido programma di interventi di prevenzione, recupero e resilienza delle aree compromesse con i necessari finanziamenti.
La cosa più ovvia e normale sarebbe l’atto di dimissioni da parte del ministro della Protezione civile e del mare dell’Italia (!?), Nello Musumeci, già governatore della Sicilia, il quale non diede disposizioni per l’utilizzo dei fondi stanziati per la messa in sicurezza del territorio di Niscemi. Purtroppo, l’Italia non è affatto un Paese “normale”, bensì atipico e anomalo, ove ognuno fa interpretando la legge ad libitum e s’arrangia a proprio piacimento, così che politicamente la prima regola è deresponsabilizzarsi, richiamando la responsabilità del precedente governo o giunta regionale o amministrazione comunale, piuttosto che “miracolosamente” assumersi le proprie.
Michele Marino









