Il NO e il bivio di Giorgia Meloni – di Domenico Galbiati

Il NO e il bivio di Giorgia Meloni – di Domenico Galbiati

INSIEME ha affrontato, nei suoi organi direttivi, il tema dell’orientamento da assumere nei confronti del quesito referendario relativo alla riforma della giustizia. Ha prevalso a larga, larghissima maggioranza il “NO”.

Una puntuale, precisa, motivata contrarietà ad una manipolazione della Costituzione, francamente inaccettabile.
Peraltro, blindata e condotta unilateralmente dalla maggioranza di governo, senza di fatto consentire che, nella stessa sede parlamentare, si sviluppasse un qualche reale confronto, una sia pur elementare dialettica, in ordine ai ben sette articoli che vengono riformati.

Ovviamente, un intervento di questa portata sulla lettera e sullo spirito della Carta Costituzionale, in merito ad un profilo delicatissimo qual è l’indipendenza e l’autonomia dei poteri dello Stato, non può non essere contestualizzato, letto ed interpretato in funzione del momento in cui il tema si pone. In altre parole, profilo tecnico e profilo politico dell’ argomento si tengono e l’ uno rinvia all’ altro.

Sarebbe, in ogni caso, parziale e monca una valutazione che si limitasse a considerare il primo dei due versanti come se lo si potesse isolare quasi chirurgicamente, in modo asettico, dalla contingenza del momento. E così sbaglierebbe che, privilegiando il secondo dei due profili di cui sopra, accedesse, anche qui in modo unilaterale, ad una lettura che trascuri a prescindere le motivazioni di merito di chi la vede diversamente e si concentri solo sul dato meramente politico della questione.

La riforma proposta dalla maggioranza di governo è, ad ogni modo, ambigua e si muove su un crinale volutamente equivoco. Si invoca, suo tramite, quella separazione delle carriere che, di fatto, c’è già ed è, invece, uno specchietto per le allodole.

Il vero obiettivo della riforma, che si vuole, in qualche modo velare, è piuttosto l’abolizione del CSM, in quanto organo di autogoverno della magistratura. Si tratta, daltra parte, di una riforma che rientra nella più generale
strategia di attacco alla Costituzione che rappresenta il vero indirizzo che guida la destra. La quale vuole tastare il polso al Paese e capire, con la votazione referendaria dei prossimi giorni, se si possa o meno sfidare la fiducia che fin qui gli italiani hanno mostrato nei confronti della Legge Fondamentale dello Stato, osando l’affondo del “premierato”. Non a caso – ma non c’era da dubitarne – Giorgia Meloni è entrata a gamba tesa nel confronto elettorale, che per lei rappresenta un bivio

Se prevalesse il “Si” avrebbe la strada spianata per cercare non solo una seconda vittoria elettorale, ma una sostanziale egemonia, passando attraverso quel premierato che, non a caso, chiama “madre di tutte le riforme”.

Se prevalesse il “No” dovrebbe rinunciarvi e – per paradossale che sia – nel medio termine, farebbe bene anche a lei ed al suo partito rientrare nell’ordine di idee di un pieno rispetto di quella Costituzione in cui – piaccia o meno anche a loro – si compendiano i valori di libertà, giustizia e solidarietà, fondamento della nostra democrazia.

Domenico Galbiati