Il “bonus” per gli avvocati – di Domenico Galbiati
Ai “lapsus”, come li intende la psicoanalisi di Freud, fanno da contrappunto, nella antropoanalisi fenomenologico-esistenziale di Binswanger, i “piccoli gesti”.
La politica, gli analisti che la studiano da vicino come aruspici che vogliono divinare il domani, gli osservatori che ne leggono o ne torcono gli atti secondo una particolare interpretazione o piuttosto un’ altra, guardano ovviamente ai grandi, macroscopici eventi, candidati, al di là della cronaca dei fatti quotidiani, a lasciare un segno perenne nell’ evolversi della vicenda umana.
Dunque, le grandi guerre, le rivoluzioni che segnano il transito da una stagione della storia all’ altra, i fenomeni sociali più generalizzati ed imponenti, le grandi catastrofi…insomma tutto ciò che fa riferimento ad una “mega-dimensione” che assorbe, riordina e classifica ciò che, giorno per giorno, accade. Ed è giusto così perché, ad esempio, sempre più le politiche cosiddette “interne”, cioè nazionali, sono “variabili dipendenti” dell’ ordine o disordine sistemico del mondo e, dunque, di una “politica estera” che viene pressoché dettata a questo o quel Paese dalla cogenza delle relazioni internazionali.
In linea generale, questioni puntiformi, profili apparentemente minori, risvolti forse marginali, strumentali al più vasto indirizzo che né dà conto, secondo la logica per cui “il fine giustifica i mezzi” vengono trascurati o soppesati per quel poco o niente che sembrano valere. Senonché – detto banalmente – è vero che “il diavolo sta nei dettagli”.
Insomma, è la sapienza popolare, che via via si deposita e si struttura in frasi, proverbi, definizioni icastiche come questa a rinviarci a quella stupefacente trasparenza dei “piccoli gesti”, tanto più espressivi proprio quanto più sono involontari e sorgivi, cioè espressione di un inconscio che irrompe oltre il suo margine e travalica il controllo che normalmente la coscienza esercita sui nostri comportamenti. Basta un piccolo gesto, una parola buttata lì, una frase sfuggita, una posa corporea, una mimica facciale, un semplice ammiccamento, un gesto stereotipato che irrompe ripetuto qua e là nel comportamento comune, un’ imprecazione o un intercalare dell’ eloquio quotidiano, per rivelare, all’occhio dell’ osservatore sperimentato, un mondo intero, un universo mentale, un certo modo di stare nel tempo e nello spazio, una cultura consolidata, quella comprensione di sé stessi, che presiede alle nostre azioni più comuni.
Anche l’attribuzione del premietto di 615 euro agli avvocati difensori dei migranti intendeva essere un gesto piccolo, non una minuzia, anzi uno strumento efficace, ma pur sempre circoscritto, destinato, negli auspici del governo, a passare il Rubicone del Quirinale, mischiato dentro la compagnia degli altri articoli del “decreto sicurezza”. Non è andata, ma pur resta il presupposto che lo giustificava allo sguardo di chi per primo ha concepito una simile idiozia.
Due principi, chiamiamoli così, su tutti. In primo luogo, tutto si può vendere o comprare purché si stabilisca il costo e si versi il dovuto, dal momento che niente ha, in sé e di per sé, un tale valore da non ammettere prezzo. In secondo luogo, la persona come tale, l’ inalienabilità della sua dignità e dei suoi diritti devono chinare il capo a fronte delle pretese di uno Stato che, sovraordinato alla singolarità irripetibile di ognuno, deve presidiare e difendere i suoi confini, secondo un istinto ancestrale, per taluni, tuttora vivo.
Domenico Galbiati









