Il Board per Gaza, la montagna che partorisce il topolino e Giorgia Meloni
Indiscrezioni giornalistiche dicono che Giorgia Meloni è ancora indecisa se andare a Washington per l’insediamento del Board of peace per Gaza. Ce la dicono impegnata in telefonate con il Cancelliere tedesco Merz. Prova a far rivivere il famoso Asse con Berlino e, al tempo stesso, a cercare un cono d’ombra di protezione sotto la eventuale partecipazione anche della Germania.
C’è da sbagliarsi, ma l’impressione è che la nostra decisionista Presidente del consiglio senta davvero tanto quanto sia finita distante dal sentimento maggiormente diffuso tra gli italiani – e quindi tra gli elettori – per questo suo atteggiamento prono a Donald Trump. E così – ne abbiamo già palato – è costretta a fare ardite piroette.
Si tratta di far parte di un organismo “privato” e che mina funzioni e ruoli delle Nazioni unite e in cui ufficialmente l’Italia non può partecipare perché lo vieta la nostra Costituzione viste le sue caratteristiche che non rispondono ad alcuna logica della collaborazione internazionale.
Inoltre, siamo di fronte alla montagna che partorisce il topolino. Donald Trump ha annunciato che, per ora, sono stati raccolti cinque miliardi di dollari. Allora, vogliamo ritornare su quanto abbiamo già sottolineato (CLICCA QUI) quando prendevamo atto delle valutazioni di massima delle Nazioni Unite e della Oxfam secondo le quali nella Striscia di Gaza è stato distrutto il 92% delle abitazioni civili e il 70% delle strutture industriali e dei servizi pubblici. Pertanto le macerie e i detriti da rimuovere sarebbero oltre 40 milioni di metri cubi. Considerando che gli esperti parlano di un costo di rimozione e di smaltimento che varia da 30 a 100 dollari per tonnellata, si ragiona già di una somma che richiederebbe svariate decine di miliardi di dollari. Cui vanno aggiunti tutti i costi di bonifica, di raccolta delle bombe inesplose, di trasporto e di stoccaggio. Oltre che del personale necessario solo per il completamento della prima fase.
Per l’intera ricostruzione della Striscia, in grado di restituire l’abitazione a due milioni di persone, ed i servizi loro necessari – più la realizzazione della “Riviera” vagheggiata da Donald Trump – si dovrebbero prevedere, dunque, più di altri 50 miliardi di dollari suddivisi in circa 18 da destinare alle infrastrutture ed oltre 40 per gli edifici civili. Il tutto potrebbe richiedere 15 anni di lavoro, se condotto a spron battuto.
Perché Giorgia Meloni non si occupa delle cose serie?









