I nodi giungono al pettine – di Domenico Galbiati

I nodi giungono al pettine – di Domenico Galbiati

Le brevi considerazioni che seguono circa le votazioni che mercoledì si sono tenute a Montecitorio, in ordine al sostegno dell’Italia all’Ucraina, giungono ad una conclusione che è bene anticipare subito: il sistema politico di cui oggi gode – si fa per dire – l’Italia, è talmente improprio, incoerente alla realtà delle cose ed incapace di dar loro una compiuta espressione politica, da contraddirsi sull’intero fronte, rovesciandosi su di sé come un calzino, così da determinare palesi e verticali fratture nell’uno e nell’altro polo e, nel contempo, creando tra i due un problematico asse trasversale. Soprattutto, mostra di non essere in grado di recepire quella “forma” che, soprattutto di questi tempi, è la politica estera ad indurre e determinare, sovraordinata al piano delle politiche interne, dettando loro criteri metodologici, indirizzi e contenuti, avvertenze e limiti da cui non possono prescindere.

Secondo un indirizzo sempre più evidente che – ove non trovi riscontro, come nel nostro caso – crea, al sistema politico in causa, una sostanziale ambiguità tale da comprometterne la credibilità sul piano internazionale. Succede, infatti, che Vannacci, con i suoi tre parlamentari, renda palesi ed aggravi le renitenze al sostegno all’ Ucraina e l’ inclinazione putiniana che gia’ la Lega rappresentava nell’ ambito del governo. Nel contempo, il Generale vota la fiducia e, dunque, si accomoda nella maggioranza, senza che Giorgia Meloni faccia un plissè. Evidentemente, ha deciso di tenerselo accanto. Insomma, “Parigi val bene una Messa”. Meglio prenotare fin d’ora una manciata di voti in più. Non sia mai siano quelli che fanno la differenza.

E passi pure uno spostamento che inchioda Giorgia Meloni a destra – d’altra parte secondo le sue vere corde ideologiche – a dispetto della presunta conversione “conservatrice”, vagheggiata da taluni. Ed i cattolici della destra mandano giù anche questa? A prescindere dalle chiare posizioni xenofobe del Generale e dei suoi? A sinistra, peraltro, va addirittura peggio. Persiste e si aggrava man mano ci si avvicina all’ appuntamento elettorale la radicale dissonanza, in ordine niente meno che alla politica estera, tra PD da una parte, Movimento 5 Stelle e AVS dall’altra.

Dicono che troveranno un “punto di caduta” (una volta si parlava di “mediazione”, ma forse oggi letteralmente è più appropriato così), ma quale credibilità può avere un aggiustamento di mera opportunità mediatica ed elettorale ?
Infine, questa contrarietà trasversale al sostegno all’ Ucraina – Vannacci da una parte, Conte, Bonelli e Fratoianni dall’altra – a sua volta fa problema ed attesta, anche per la sua parte, quanto sia inadeguato e confusivo, su temi talmente delicati, pericoloso per la stessa immagine internazionale del nostro Paese, il sistema maggioritario bipolare di cui soffriamo.

 Domenico Galbiati