Giorgia Meloni al supermercato
C’era una volta la politica dei grandi congressi, delle piazze gremite e dei dibattiti televisivi. Oggi, nell’era della reperibilità totale e dello “storytelling” quotidiano, il termometro del Paese si tasta direttamente tra il banco dei surgelati e la cassa numero tre. Parola di Giorgia Meloni, che in una giornata qualunque, con l’orgoglio fiero che la contraddistingue, ha narrato l’esito della sua ultima, personalissima indagine di mercato: una passeggiata al supermercato trasformatasi in un bagno di folla e di consensi per il governo.
Secondo quanto riferito dalla Premier, i clienti presenti non sarebbero stati avari di applausi e giudizi positivi sull’operato dell’esecutivo. Un’epifania pop che trasforma la spesa settimanale in un focus group di successo. Ovviamente, non c’è motivo di dubitare dell’affetto spontaneo che la Premier riscuote ancora in ampie fette di elettorato. Tuttavia, l’immagine versatile della Presidente del Consiglio che incassa fiduciosa il “giudizio positivo” tra le corsie, evoca inevitabilmente un cortocircuito con la realtà economica, che i cittadini affrontano ogni volta che varcano la porta scorrevole del supermercato
Se Meloni vede i sondaggi salire, gli italiani vedono salire soprattutto lo scontrino. Negli ultimi anni, il carrello della spesa è diventato il vero ring della tenuta sociale del Paese: l’inflazione alimentare ha eroso i risparmi delle famiglie, trasformando l’olio d’oliva o il parmigiano in beni quasi esclusivi.
I salari, strutturalmente immobili, ormai da anni, faticano a rincorrere il costo della vita. I bonus e i tagli temporanei al cuneo fiscale, pur rivendicati da Palazzo Chigi, spesso si sciolgono come neve al sole di fronte ai rincari della logistica e delle materie prime. La domanda sorge spontanea: i cittadini che hanno applaudito la Premier stavano guardando lei o il prezzo del latte fresco a due euro al litro e del pane a quattro euro al chilo?
Tra marketing politico e vita vera
L’episodio del supermercato è un capolavoro di comunicazione politica “di prossimità”. Mostra una leader che non si barrica nei palazzi del potere, che si mescola alla gente comune e che rivendica una normalità quasi disarmante. È la narrazione della “Giorgia del popolo” che resiste alle critiche dei talk show. Ma la politica economica di un paese non si decide con i “mi piace” intercettati nel reparti ortofrutta, macelleria o pescheria. Il rischio dell’autocompiacimento è quello di scambiare la cortesia (o l’entusiasmo dei propri sostenitori) per un Paese reale che, in realtà, quando arriva alla cassa fa i conti con il centesimo.
Ben venga la spesa della Premier, alla quale sicuramente i rialzi del caro vita non pesano. Ma la prossima volta, oltre al giudizio positivo dei presenti, sarebbe interessante una nota del Governo su come intenda alleggerire il peso di quel carrello. Perché va bene l’orgoglio, ma con solo empatia ed ipocrisia, la cena non si prepara.
Tiziana Nesta