Ennesima bocciatura per il Codice degli appalti
Checché se ne dica il Codice degli appalti italiano non ha tregua e viene regolarmente bocciato dalla Commissione europea perché c’è sempre qualcosa che non va. Con buona pace di Matteo Salvini che continua ad esibirlo come una delle cose da lui realizzate.
E’ di ieri la notizia del nuovo stop e della riapertura della procedura d’infrazione al riguardo che ci perseguita da anni ed anni. Con una fresca sentenza (Causa C-810/24), la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha bocciato in via definitiva uno dei capisaldi del Project Financing italiano, e cioè il “diritto di prelazione del promotore” il quale consente al soggetto che propone l’opera di “pareggiare” l’offerta di un altro vincitore della gara per “soffiargli” il contratto. Possibilità giudicata incompatibile con principi del Trattato UE.
E così ci risiamo dopo la bocciatura del 2017 e l’introduzione di un divieto generale di subappaltare i contratti, eccetto che in alcuni casi, e di quella del 2022 per evitare possibili forme di corruzione.
Insomma, i nostri appalti pubblici non hanno pace, con buona pace di chi testardamente continua ad introdurre norme per favorire un lucroso “amichettismo”. E, intanto, continuano a crescere le multe per le infrazioni che ci commina l’Europa.









