E’ l’ora della pianificazione dei territori – di Michele Marino
Il disastro franoso di Niscemi, nato e cresciuto dal ‘97 – quindi frutto insano e indigesto della II Repubblica – la dice lunga sui comportamenti irresponsabili sia delle autorità istituzionali, sia dei privati cittadini di questo, “bel paese” che, da sempre, esporta cervelli e “know how” nel mondo, ma non riesce a sfruttarli cadendo nella malasorte.
Da decenni, ormai, è stata acclarata la notevole delicatezza del nostro assetto idrogeologico per effetto di studi tecnici e rilevazioni scientifiche, tra cui anche quelli del dipartimento della protezione civile (lo scrivente si è occupato degli eventi naturali catastrofali fino al 2020), con particolare attenzione ai fenomeni connessi al cambiamento climatico, oggi arrogantemente negato da Trump e da una frangia di sciocchi esponenti della destra.
Serve a poco o nulla correre con i mezzi dello Stato ad abbracciare pietosamente la popolazione, l’ennesima, colpita a morte e nella disgrazia più nera, affermando: non vi lasceremo soli! Una frase fatta ad arte per addolcire ed elargire promesse da marinaio. Piuttosto, occorre accertare con chiarezza ed urgenza, assolutamente, le responsabilità politiche, amministrative e tecniche di quanti dovevano verificare la sostenibilità e la resilienza, utilizzare i fondi pubblici, disponibili e destinati a contenere il fenomeno franoso, a livello ministeriale, di Regione siciliana, enti locali e – perché no? – C.N.R. e ISPRA, promanazione del Ministero Ambiente.
Sarebbe ora, finalmente, che tutti gli organi competenti si assumano le proprie responsabilità, anche solidalmente, dando prova che lo Stato esiste in quanto tutore dei diritti e degli interessi diffusi della comunità, in modo esemplare per gli anni avvenire. Nel contempo è indispensabile e improcrastinabile una decisione politica, inequivoca e consapevole, del governo e del parlamento, di pianificare una serie di interventi prioritari sul territorio nazionale a salvaguardia delle aree maggiormente a rischio tra quel 70/80% di comuni esposti ad eventi sismici e vulcanologici, di frane e smottamenti, mareggiate e alluvioni varie, avvalendosi delle più moderne tecnologie, competenze e risorse tra cui l’I. A.
Nel primo caso (assunzione di responsabilità) come nel secondo non vi sono più attenuanti, né ragioni plausibili per temporeggiare o fare il solito “scarica barile”, ovvero limitarsi a tamponare nell’emergenza, risarcendo i danni considerevoli che stanno per essere accertati, ad es., a Niscemi. L’ora è giunta ed il primo cittadino, vigile osservatore, ammonisce e sollecita con la classica “moral suasion”, non perdendo – come sempre – l’occasione per farsi sentire al fine di spronare verso l’auspicata, agognata svolta a difesa di questa, “povera” Italia.
Michele Marino
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