C’è “consonanza” – afferma Papa Leone – tra la Dottrina sociale della Chiesa e la Costituzione Italiana.
Che, evidentemente, conosce bene e della quale ha perfettamente colto l’impianto valoriale. Grazie a quell’ attitudine alla lettura politica del mondo e degli eventi che traspare con evidenza ed accompagna gli stessi suoi interventi pastorali, secondo una conciliazione non forzata, spontanea e fluida di due registri espressivi e di due linguaggi talmente differenti.
Quando parla di “popolo”, della necessità di tornare ad una dimensione popolare che ricrei coesione sociale ed ispiri la vita di tutti i giorni, si avverte come il suo messaggio sia profondamente incarnato nei dolori , nelle speranze e nelle attese della vicenda umana. Così quanto parla della pace e del “manipolo di potenti” che tradiscono le aspirazioni più profonde dei loro stessi popoli.
Noi abbiamo conosciuto un altro vescovo che ammirava questa “consonanza” e l’ha posta a fondamento dell’insegnamento che ci ha trasmesso: Monsignor Simoni. Anche in Don Gastone, come amava essere chiamato, non c’era soluzione di continuità tra il momento della “pastorale” e quello della “politica”, ogni qual volta quest’ultima dovesse, d’ obbligo, essere evocata a difesa dell’uomo e del suo incomparabile valore trascendente. Del resto, tra gli altri secondo cui si snoda questa “consonanza”, basta limitarsi a due articoli – il secondo e l’undicesimo – della nostra Carta. Che, a noi sembra, dovremmo saper suggerire quali capisaldi ideali su cui edificare l’Europa una, eppure aperta, plurale, ricca di storie e di pensieri, fedi e di culture che reciprocamente si arricchiscono e si armonizzano.
L’affermazione, anzitutto – art. 2 – netta, icastica, del primato della Persona sullo Stato e su ogni altra supposta fondazione della sua dignità che derivi, in seconda battuta, da convenzioni o patti sociali, come tali storicamente determinati e, dunque, transeunti. E’ questo pilastro a reggere tutto, l’attestazione del valore ontologico, dunque originario e fondativo, incondizionato ed irriducibile della persona.
Lo stesso articolo 11 è sostenuto da questa architrave. “Ripudiare la guerra”, come strumento di offesa alla libertà di altri popoli, significa cancellare la categoria del “nemico”, cioè di colui del quale si disconosce l’appartenenza allo stesso genere umano di cui ci si sente parte attiva. Vuol dire – forse peggio che ucciderlo – “umiliare” laltro, farne un nulla, degno di tanto disprezzo da poterne deridere il dolore, come se lo si volesse spingere nell’abisso del nulla.
Papa Leone ci richiama con forza a questa responsabilità e, associando in quella “consonanza” che gli appare così evidente, dottrina della Chiesa e Costituzione, cioè riconoscendovi una radice comune, disegna un compito storico che chiama ad un impegno comune credenti e non credenti. E questa suggestione rappresenta una ricchezza ed un dovere di cui compete ad ognuno farsi carico nel “discorso pubblico” che accompagna ed attraversa i nostri giorni tormentati.
Domenico Galbiati