Corte suprema Usa: la libertà di pensiero non si tocca

Corte suprema Usa: la libertà di pensiero non si tocca

La Corte Suprema degli Stati Uniti che, con 8 voti favorevoli e 1 contrario, ha dato ragione alla terapista cristiana Kaley Chiles di Colorado Springs, la quale contestava il divieto statale della “terapia di conversione” per i minori Lgbt, gay, lesbiche.

La decisione: la Corte ha stabilito che la legge del Colorado viola il Primo Emendamento, cioè la libertà di parola, poiché “censura in base al punto di vista” ciò che un professionista può dire ai suoi clienti. La motivazione:  la libertà di espressione deve valere anche per i professionisti abilitati, come i terapisti.

La sentenza rimanda il caso ai tribunali locali, ma di fatto indebolisce i divieti statali contro la terapia di conversione, pratica ritenuta dannosa e condannata da tutte le principali associazioni sanitarie.

Pur non collegandosi direttamente alle politiche di Donald Trump, la decisione mostra come la Corte Suprema — oggi a maggioranza conservatrice — abbia riaffermato la centralità del Primo Emendamento come limite a qualsiasi potere statale o politico, anche quando il contenuto delle idee è controverso o moralmente discutibile.

La Corte, pur composta in gran parte da giudici nominati da Trump, si è appellata al principio costituzionale della libertà di parola, anche contro leggi emanate da governi locali (in gran parte democratici) volte a limitare pratiche ideologicamente motivate.

L’ articolo 1 della Costituzione USA (Primo Emendamento) stabilisce che “il Congresso non farà alcuna legge … che limiti la libertà di parola o di religione”. E così, la sentenza riafferma che anche i professionisti, compresi i terapisti, mantengono tale libertà nel contesto del loro lavoro, respingendo la possibilità che lo Stato decida quali opinioni o metodi verbali siano ammissibili in terapia.

Il principio alla base è che il governo non può imporre un’ortodossia ideologica, nemmeno con l’intento di proteggere categorie vulnerabili, perché questo minaccerebbe la libertà di pensiero — un cardine su cui si fonda l’intera architettura democratica americana.

La decisione della Corte Suprema non difende la terapia di conversione come metodo, ma difende il diritto di espressione di chi la pratica, mostrando che la Costituzione resta superiore a ogni maggioranza politica, anche a quelle di ispirazione trumpiana o progressista. E tutto ciò è avvenuto nel pieno delle polemiche per le decisioni del Presidente americano di costringere le università americane ad intervenire affinché nei campus cessino le proteste contro la politica dell’attuale presidenza in materia di Palestina e di guerra. Insomma, la Corte ha parlato a nuora perché il “suocero” intenda.