Come nasce la Costituzione italiana: dalle macerie della guerra a una nuova democrazia – di Claudia Trani

Come nasce la Costituzione italiana: dalle macerie della guerra a una nuova democrazia – di Claudia Trani

Dopo vent’anni di dittatura sotto il Regime Fascista  ed il trauma della Seconda Guerra Mondiale, l’Italia si trovava in una situazione politica instabile, economicamente devastata e socialmente divisa. Lo Stato appariva frammentato: il centro‑nord era occupato dai tedeschi, il sud dagli Alleati, e sul territorio operavano numerosi Comitati di Liberazione Nazionale (CLN), senza dimenticare i residui centri di potere della monarchia. Tutto ciò contribuiva a una profonda crisi dell’unità nazionale .

A favorire la pacificazione sociale, ci provò nel 1945 Ferruccio Parri con un governo provvisorio, a cui seguì l’amnistia proposta da Alcide De Gasperi, entrata in vigore il 22 giugno 1946 (nota come amnistia Togliatti).  Questo provvedimento mirava ad estinguere le pene per i reati comuni,militari e politici commessi durante l’occupazione nazifasci-sta, contribuendo a creare un clima di riconciliazione nazionale necessario per il difficile passaggio verso la Repubblica.

Economicamente, l’Italia viveva un’inflazione altissima e i salari non erano più adeguati a garantire il sostentamento delle famiglie.  Lo Stato doveva affrontare gravi problemi di ricostruzione sia degli edifici pubblici che di quelli privati, duramente danneggiati dai bombardamenti.

A queste sfide si aggiungeva la gestione dei profughi su guerra, in particolare i giuliano-dalmati, costretti a lasciare le loro terre dopo l’annessione alla Jugoslavia e il regime di terrore instaurato da Tito. Questa situazione di emergenza economica e sociale richiedeva interventi immediati per garantire la stabilità del Paese e gettare le basi per la rinascita democratica.

Con la liberazione dal nazifascismo nel 1945, lo Stato italiano intraprese una nuova direzione e avviò una fase di vita sociale e politica profondamente rinnovata.  Questo percorso culminò il 2 giugno 1946, quando il popolo italiano scelse la nascita della Repubblica, ponendo fine alla monarchia dei Savoia (Repubblica: circa 54,3% dei voti , Monarchia: circa 45,7% dei voti). Lo stesso giorno del referendum fu eletta anche l’Assemblea Costituente, incaricata di redigere la nuova Costituzione e di guidare il Paese verso la piena democrazia.

I componenti dell’Assemblea Costituente erano figure di spicco e di elevata cultura giuridica, provenienti da diverse ideologie politiche: Alcide De Gasperi (DC), Palmiro Togliatti (PCI), Pietro Nenni (PSI) e molti altri.  Nonostante le differenze, collaborarono con unità di intenti alla stesura di un testo condiviso, volto a garantire i principi fondamen- tali della nuova Repubblica. Tra i partecipanti,per la prima volta, c’era anche una presenza femminile significativa: 21 donne, pari al 3,8% del totale dei componenti, tra cui Nilde Iotti, Teresa Mattei, Maria Federici e altre. Queste donne giocarono un ruolo fondamentale, contribuendo in particolare alla discussione sulla parità salariale, sui diritti delle donne nel lavoro e sull’accesso alle cariche elettive, portando una prospettiva nuova e indispensabile nel processo di costruzione della Costituzione.

Con grande fervore, l’indipendente Enrico De Nicola (giurista, magistrato e Capo Provvisorio dello Stato della Repubblica Italiana fino all’elezione di Luigi Einaudi nel 1948) pronunciava un memorabile discorso all’Assemblea Costituente: “Onorevoli colleghi! – Liberata da un regime funesto di servitù, ritemprata dalle forze vive della resistenza e del nuovo ordine democratico, l’Italia ha ripreso il suo cammino di civiltà e si è costituita a Repubblica, sulle basi inscindibili della democrazia e del lavoro. La prima esigenza della Repubblica italiana è di darsi una costituzione.”

Con queste parole, De Nicola sottolineava l’urgenza di dotare l’Italia di istituzioni stabili e condivise, capaci di garantire libertà,l’ugua- glianza e la partecipazione democratica.  Il suo discorso evidenziava come la nuova Repubblica dovesse fondarsi su principi chiari e condivisi, e anticipava le discussioni dei costituenti sulla stesura di una Costituzione che riconoscesse la dignità del lavoro e la centralità della democrazia nella vita del Paese. Il Presidente De Nicola ha rappresentato la continuità dello Stato italiano nell’importantissimo e unico passaggio dalla monarchia alla Repubblica, diventando il simbolo dell’equilibrio e della moderazione politica del dopoguerra.  La sua figura contribuì a garantire stabilità istituzionale in una fase particolarmente delicata, segnata da profonde trasformazioni politiche, sociali ed economiche.

In questo contesto, il lavoro dell’Assemblea Costituente assunse un ruolo fondamentale: i suoi membri, pur provenendo da tradizioni e ideologie diverse, furono chiamati a costruire un quadro normativo condiviso, capace di rappresentare l’intera nazione.  Il confronto tra le diverse forze politiche portò alla definizione di una Costituzione che, pur frutto di compromessi, riuscì ad esprimere valori comuni e a porre le basi della democrazia italiana. Lo scopo comune a tutti i membri dell’Assemblea era la stesura, in tempi ristretti, di un corpus normativo “breve, semplice e chiaro, tale che tutto il popolo lo possa comprendere” (Bartolo Ruini – giurista socialdemocratico, membro dell’Assemblea Costituente dal 1946 al 1948).

Questo obiettivo rifletteva la volontà di creare una Costituzione accessibile e condivisa, non riservata agli specialisti del diritto, ma comprensibile a tutti i cittadini. La chiarezza del linguaggio e la sinteticità del testo dovevano infatti favorire una più ampia partecipazione alla vita democratica, rendendo ogni individuo consapevole dei propri diritti e dei propri doveri.

Nonostante la complessità del contesto storico e la pluralità delle posizioni politiche, i lavori della Costituente riuscirono a concludersi in tempi relativamente rapidi (18 mesi), portando all’approvazione della Costituzione il 22 dicembre 1947, con l’entrata in vigore il 1° gennaio 1948.  Le sedute dei componenti, prima dell’approvazione del testo furono molte (347) come pure gli emendamenti presentati (1663) sui 140 articoli predisposti nel progetto della Costituzione. Il testo risultante rappresentò un equilibrio tra diverse visioni, mantenendo però una forte coerenza interna ed una chiara ispira- zione ai principi fondamentali di libertà, uguaglianza e democrazia.

Bartolomeo Ruini, presidente della Commissione, durante la seduta antimeridiana dell’Assemblea del 22 dicembre 1947, prese la parola affermando: “La Costituzione postula, senza equivoci, le riforme che il popolo italiano, in composta fiducia…”,“…Mancare all’impegno sarebbe, nello stesso tempo, violare la Costituzione e compromettere, forse definitivamente, l’avvenire della Nazione italiana.” “…E noi stessi, onorevoli deputati, colleghi cari e fedeli di lunghe e degne fatiche, conclusa la nostra maggiore opera, dopo avere fatta la legge, diveniamone i più fedeli e rigidi servitori. Cittadini fra i cittadini, sia pure per breve tempo, traduciamo nelle nostre azioni, le maggiori e le più modeste, quegli ideali che, interpretando il voto delle larghe masse popolari e lavoratrici, abbiamo voluto incidere nella legge fondamentale della Repubblica. Con voi m’inchino reverente alla memoria di quelli che, cadendo nella lotta contro il fascismo e contro i tedeschi, pagarono per tutto il popolo italiano il tragico e generoso prezzo di sangue per la nostra libertà e per la nostra indipendenza; con voi inneggio ai tempi nuovi cui, col nostro voto, abbiamo aperto la strada per un loro legittimo affermarsi”. A queste parole seguì un “generale, vivissimo e prolungato applauso”, accompagnato dal grido corale: “Viva la Repubblica!”

La nostra Carta fondamentale è caratterizzata, in particolare, da tre elementi: il compromesso tra le diverse culture politiche – quella cattolica, quella liberale e quella socialista; la centralità della persona e dei diritti umani;  l’equilibrio tra i poteri dello Stato.

Sono i primi dodici articoli, i cosiddetti Principi fondamentali,a costituire il cuore della Costituzione: essi affermano con forza i valori della pace, dell’uguaglianza e della giustizia sociale, che continuand ancora oggi a orientare la vita politica e civile del nostro Paese.  In questi principi si riconosce l’identità stessa della Repubblica, fondata sul rispetto della dignità umana e sulla partecipazione attiva dei cittadini. Tali valori, nati in un contesto storico segnato da profonde divisioni, rappresentano ancora oggi un punto di riferimento essenziale, capace di unire generazioni diverse e di guidare l’evoluzione democratica dell’Italia nel tempo.

Una curiosità: l’articolo che fu maggiormente discusso fu l’Articolo 1, in particolare nella formula “fondata sul lavoro”. Queste parole non erano affatto scontate e le proposte di modifica furono numerose, poiché rappresentavano una scelta fondamentale sulla natura economica e sociale della Repubblica.

Alcuni proponevano formule più ampie, come la “partecipazione effettiva dei lavoratori alla vita politica, economica e sociale”; altri, invece, suggerivano che “il lavoro è titolo di partecipazione alla organizzazione politica, economica e sociale della Repubblica”. Non mancavano ulteriori varianti, tutte comunque orientate a definire con maggiore precisione il ruolo del lavoro nella nuova struttura dello Stato. In ogni caso, le diverse proposte avevano un obiettivo comune: collegare il lavoro alla partecipazione attiva alla vita democratica ed economica del Paese, evitando, almeno sul piano teorico, di escludere chi non lavorava, come pensionati, disoccupati e casalinghe.

Il compromesso finale portò alla formula attuale, essenziale ma densa di significato, capace di esprimere un valore condiviso senza identificare la Repubblica con una sola classe sociale, ma riconoscendo nel lavoro un fondamento della dignità e della partecipazione di tutti i cittadini. Le parole definitive “fondata sul lavoro” vennero formulate da Amintore Fanfani e sostenute da Palmiro Togliatti, con l’intento di affermare che la Repubblica dovesse basarsi solo  sul contributo effettivo delle persone attraverso un lavoro libero e dignitoso.

Questa espressione, pur nella sua semplicità, racchiudeva un significato profondo e condiviso: il lavoro non veniva inteso soltanto come attività economica, ma come strumento di realizzazione della persona e di partecipazione alla vita della collettività. In tal modo, si superava l’idea di una società fondata su privilegi o condizioni di nascita, ponendo invece al centro il valore dell’impegno individuale e della dignità umana. La scelta di questa formula rappresentò quindi un punto di equilibrio tra le diverse visioni politiche presenti in Assemblea, riuscendo a sintetizzare, in poche parole, un principio capace di unire e orientare l’intera costruzione costituzionale.

La nostra Costituzione, per volontà dell’Assemblea, è stata concepita come “rigida” ma non immodificabile. Le eventuali modifiche devono essere approvate dal Parlamento con due votazioni per ciascuna Camera, a distanza di almeno tre mesi tra la prima e la seconda votazione. Nella seconda votazione è richiesta la maggioranza assoluta dei membri, cioè il cinquanta per cento più uno, oppure la maggioranza dei due terzi degli stessi, che consente di evitare il ricorso al referendum.

Il referendum popolare confermativo si tiene invece quando la modifica costituzionale non ottiene la maggioranza dei due terzi, permettendo così ai cittadini di esprimersi direttamente sulla riforma. Ovviamente, non sono soggetti a variazioni né ad eliminazione i principi fondamentali contenuti nella Parte I (Titolo I – Diritti e Doveri dei cittadini e Principi Fondamentali – artt. dall’1 al 12). Nel passato, infatti, siamo stati spettatori di alcune modifiche importanti: nel 2001 si riformò, con procedura ordinaria, la parte del Titolo V della Costituzione (federalismo e poteri regionali, articoli 114-133), limitando in parte i poteri dello Stato e introducendo la competenza concorrente tra Stato e Regioni e l’esclusività della competenza regionale in specifiche materie, come la tutela della salute. Nel 2020, invece, attraverso referendum, si intervenne sul numero dei parlamentari, riducendo la composizione delle Camere.

Questi esempi dimostrano come la Costituzione, pur mantenendo la sua stabilità, sia in grado di adattarsi nel tempo alle esigenze della società, attraverso procedure che garantiscono sempre un ampio confronto istituzionale e, quando necessario, il coinvolgimento diretto dei cittadini. Il referendum del 2026 ha offerto un’occasione per riflettere sul ruolo centrale della Costituzione nella vita della Repubblica italiana.

Dalla Costituente del 1946, che ha posto al centro i valori della libertà, dell’uguaglianza e del lavoro, fino alle riforme più recenti, la storia costituzionale mostra quanto sia importante preservare l’equilibrio tra continuità e innovazione.

La Costituzione resta un patto condiviso che guida la vita politica e sociale del Paese, incoraggiando il dialogo, la partecipazione e il confronto civile tra tutti i cittadini. È questo impegno quotidiano a garantire che la democrazia italiana continui ad essere viva e attiva, capace di rispondere alle sfide del presente senza dimenticare i principi fondamentali che l’hanno fondata.

Claudia Trani