Che ne sarà dell’Italia? – di Michele Marino

Negli ultimi trent’anni, circa, abbiamo visto transitare a palazzo Chigi: i professori (Amato e Prodi), il “traghettatore” Ciampi, l’imprenditore Berlusconi, il politico D’Alema, il “rottamatore” Renzi, il “giurista pugliese” Conte, il “super-tecnico” Draghi e la donna/mamma/cattolica in carica. Ora si sta affacciando un’altra donna, non troppo amata dal suo stesso partito … A noi, italiani, non manca certo la fantasia, nella vita di tutti i giorni, nell’arte, nella moda e nello spettacolo, così come nella politica. E dopo l’attuale governo neanche la stabilità, che è indubbiamente un merito della Meloni, ma non se ne scorgono in modo evidente altri.

Manca, semmai, una certa coerenza o – se vogliamo esagerare – la logica, dato che la futuribile legge elettorale si chiamerebbe “stabilicum” (orrenda definizione massmediologica). Problemi di sistema apparentemente eterei, oppure beghe tra esponenti del potere politico che parlano in “politichese” e che non interessano affatto alla c. d. gente comune.

Forse non interessa più di tanto neanche sapere chi alla fine vincerà dopo la consultazione popolare del prossimo anno (perdibilmente in primavera) e guiderà la macchina governativa, alla guida della quale il capo non comanda a tutti gli effetti, non potendo dimissionare formalmente neanche un sottosegretario (vedi legge n. 400/1988, riforma mancata). Piuttosto, secondo gli opinionisti e politologi più affermati sarà importante, se non anche decisivo, far conoscere un programma di governo idoneo a risollevare il Paese e, nel contempo, la compagine che sarà chiamata al Quirinale per metterlo in pratica senza infingimenti.

Siamo già in campagna elettorale, forse lo siamo costantemente e ininterrottamente, la qual cosa diventerà alquanto estenuante tra un anno, se gli attori/registi non s’inventano qualcosa per attrarre l’elettorato dell’astensionismo che attende, ormai senza fiducia alcuna, di essere convinto o sensibilizzato da programmi concreti, chiari e magari un poco visionari, in grado di recepire almeno le istanze prioritarie, quali:

a) nuove, fattive politiche per la famiglia, i giovani, le persone disabili, i minori stranieri;

b) il fenomeno incivile, da record tragico, delle vittime sul lavoro;

c) l’adeguamento degli stipendi e la riforma fiscale, atta a semplificare e rendere trasparente l’elenco dei tributi, imposte e tasse che siamo tenuti a versare nelle casse dello Stato;

d) il rilancio economico a cominciare dallo stabilimento ex ILVA, nonché delle energie rinnovabili,  tutela e promozione del made in Italy;

e) l’assunzione di 12 mila carabinieri e agenti di Polizia, carenti negli organici, magari rinunciando all’assurdo CPR in Albania, ove dimorano numerosi operatori della sicurezza.

Tutto ciò premesso, non rimane che augurarci una maggioranza parlamentare seria e capace di realizzare almeno il 50%  di quanto promesso, che sarebbe un ottimo risultato a fronte di un Governo Meloni che si è limitato a valorizzare l’immagine del(la) Presidente del consiglio, adottare molte leggi introduttive di nuovi reati ed a sottomettersi alla politica USA-israeliana.

Michele Marino