Caccia al ladro – di Domenico Galbiati
Ci vorrebbe la sottile ironia di un maestro del giallo come Hitckcock per narrare quanto è successo in Parlamento con la caduta del noto emendamento. Cominciando dalla “caccia al ladro” che, di giorno in giorno, incrementa il numero degli untori che hanno attentato alla venerabile icona del governo di Giorgia Meloni. Dalla manciata al momento del fatto, alla cinquantina e più di cui si dice oggi.
Cose – diranno i nostri eroi della “nouvelle vague” post-democratica – da “prima repubblica”. Com’è possibile che un solo voto travolga un così grande disegno ? Ed è lecito che un Parlamento da anni addomesticato si permetta di alzare la cresta ed entrare a gamba tesa in una partita così delicata?
Manifestazioni di giubilo, per lo meno premature ed imprudenti, immotivate e scomposte – anziché severe, come avrebbero dovuto essere – da una parte. Adatte a trasmettere agli elettori l’immagine di una politica rissosa e fuori misura, nella quale l’ invettiva prevale sull’argomentazione. Disperate ed attonite dall’altra.
Il disegno intrepido e l’ingordigia di potere della destra, alla ricerca di un’egemonia che vada oltre la pura e semplice replica del successo elettorale, riceve in pieno viso – come in occasione del Referendum dello scorso marzo – uno schiaffone sonoro e Giorgia Meloni discende dall’Olimpo tra i comuni mortali. Ha evocato, neppure a torto, la “palude”, senonché, facendo finta che non sia successo nulla, lei stessa si inoltra in acquitrini che, al momento, sembrano essere i percorsi più accessibili e sicuri, salvo che poi conducono, appena dopo, verso sabbie mobili difficili da attraversare senza danno.
Insomma, non è vero che non sia successo niente. E’ stato abbattuto in volo, dal fuoco della contraerea amica, un emendamento fondamentate per l’ impianto complessivo della legge. Voluto dalla stessa Presidente del Consiglio che lo ha così apertamente perorato, da assumerlo, si potrebbe dire, come un sostanziale – e sia pure informale – voto di fiducia “ad personam”.
Del resto, certe cose non succedono mai per caso, né sull’impulso del momento. Fermentano a lungo e quando finalmente irrompono alla luce del sole, difficilmente si possono circoscrivere ed attribuire alla sola causa scatenante del momento. Del resto, non c’è da sorprendersi. Ambedue i poli sono attraversati da linee di frattura che possono trasformarsi facilmente in una crepa o in una fessura conclamata, con quel che ne può seguire.
Peraltro, l’ equilibrio della destra che Giorgia Meloni ha saputo, fin qui, conservare è scosso dalla baldanza di Vannacci. La cosa non è da sottovalutare ed a destra lo sanno, senza, peraltro, che abbiano ancora in chiaro come affrontarla. Il guaio è che l’estremismo, come sempre succede, alimenta sé stesso, al punto di inanellare una forma dopo l’ altra, ciascuna peggiore della precedente, senza posa.
Purtroppo, per la destra, Futuro Nazionale appare ad una quota ancora contenuta, ma via via crescente di elettori, come l’originale, destinato a derubricare a copia la Lega ed anche, per lo meno in ordine a certe tematiche, FdI.
Costringendo Forza Italia a chiedersi cosa ne sia della sua originaria vocazione liberal-democratica.
Domenico Galbiati