Addio Umberto – di Domenico Galbiati

Addio Umberto – di Domenico Galbiati

Se ne è andato Umberto Bossi. Personaggio controverso, che pure nascondeva sotto i toni ruvidi e grevi una umanità più ricca di quanto comunemente non gli sia stato riconosciuto. Credo di poterlo attestare anche personalmente per l’occasionale e per quanto fuggevole conoscenza che ne ebbi, in una fase in cui ancora non aveva dato avvio alla sua attività politica.

“Animale politico”, nel senso genuino del termine, al di là dei giudizi sprezzanti ed irridenti che riservava alla politica di quel tempo, alla funzione propria della “politica” come tale ha creduto davvero. In un momento storico in cui altrove serpeggiavano le avanguardie retoriche di una postura che, espressamente, nell’ “antipolitica” fondava i suoi presupposti.

Senza Umberto Bossi la Lega non sarebbe mai esistita e non sappiamo quale approdo avrebbe, infine, trovato quel sentimento di rabbia e di smarrimento, di aspettative deluse e di inquietanti timori che cresceva in molti ambienti, soprattutto produttivi, del Nord. Ed è, peraltro, altrettanto vero che senza la Lega o meglio senza quel contesto
ambientale di cui appena sopra si diceva, Bossi non sarebbe mai esistito.

E’ stato una delle figure più emblematiche tra quei singolari personaggi, leader “naturali” – cioè capaci di dar conto di un sentimento popolare diffuso, prima ed ancor più che degli interessi particolari che vi sono sottesi – che sono, ad un tempo, causa ed effetto dei movimenti cui danno vita e dei quali osservano – quasi loro stessi con sorpresa – una crescita che va oltre le loro originarie attese.

Luogo “carismatico” in cui, quasi magicamente, lo spirito del tempo coagula e si rapprende, fino ad assumere una forma strutturata ed organica, capace di unire e portare a sintesi le mille slabbrature di un momento difficile.
Ad Umberto Bossi va riconosciuto il merito di avere accompagnato per mano in Parlamento, anziché lasciare che invadesse le piazze, un disagio reale e difficile da addomesticare. In Parlamento, non nelle vie e nelle piazze delle nostre città, ad esempio, secondo la postura dei “gilet gialli”, come e’ successo ai nostri cari cugini d’ oltralpe. Ed in fondo questo è accaduto perché anche Bossi era figlio di quella Repubblica democratica ed antifascista – educata da decenni di libertà vissuta nel dopoguerra – a riconoscersi, fino ad amarli e non poterne più prescindere, negli ordinamenti istituzionali della nostra democrazia.

Domenico Galbiati